L’ultima neve

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l'inverno che se ne va

Suonano di ossa stanche

i miei già lenti passi nella vita

e più la primavera affanna i rami

di fiori gemme e nidi nuovi

e inventa cieli azzurri e voli

più io mi sento estranea e grave

e più si fa vicino il bianco giorno

in cui mi donerò all’inverno

e gli sarò compagna in gelide contrade.

I giorni gelidi di marzo

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primavera e inverno

Gemme molli

la mano del gelo

artiglia, casti seni.

Piangono i lenti rami

ghiaccioli lacrimanti

per i morti tenui fiori,

bianchi ventri e vani

senza frutto cadenti

dal sedotto susino.

(Tardivi amori emotivi. La giovane Primavera e il vecchio Inverno, o altri amori infelici)

Primula da bar

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primula da bar

Io non sono naturale,
perché mi diverto a creare.
Vanità del trucco sul mio viso,
maschera d’impertinenza
per non svelare nuda
la mia anima di bambino
totalmente indifesa.
Come la primula del bar
che è sempre primavera
che è sempre mattino.

Neve a settembre (dalle “poesie molto popolari”)

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mucca firmata

Finta la transumanza

anche la più bella mucca

la più premiata è nella stalla,

in terra la coccarda ambita

e sfatti i calpestati i fiori.

Eppure il paese è stato in festa

e c’era il  mercato e ridere,

a noi, non è costato niente,

come l’amore che rubavi

al bianco dei miei denti

e alla lievità dei miei pensieri.

Sono partiti tutti i villeggianti,

gli alberghi sono chiusi,

la sera si è fatta fredda e silenziosa

e se non mi copro batto i denti.

Ti darò un figlio a fine primavera.

Non prenderai quel treno, spero,

di cui, d’inverno, parli sempre

e io ti credo, mi dispero e piango

e tu, ridendo, mi baci e mi consoli…

Come fanno i pini (poesia sull’amore, perché non ce n’è mai abbastanza)

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pini di strada fecondi

Se vi avanza un po’ d’amore,

come il polline ai pini in primavera,

che è così abbondante

da sembrare polvere di zolfo

di miniera

e che potrebbe fecondare

persino l’asfalto del tuo andare,

se gli si desse tempo e acqua

e un po’ di quiete vera…

Se vi avanza un po’ d’amore, gente,

scuotete i vostri rami al vento,

e, come fanno i pini, condividete!

Le anatre di Torre del lago Puccini

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le canne di Torre del lago

L’isola delle canne

se tu ti avvicini

pulsa di pigolii

e c’è un vento pulito

che gioca col lago

biondo di fango

ed è primavera

e le anatre mamme

vengono e vanno

e non ho altro da dire.

Da dare. Verde di vita

se fosse il mio tempo

sarei anche felice…

La casa del vento

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ginestreleone

Primavera morente

la ginestra divora

coi suoi mille leoni

di colore giallo denso.

C’era il vento sul colle,

la sua brusca saggina

a spazzare via te,

i ricordi, i rimpianti,

e le tue assurdità

dai profumi inebrianti.

E ginestre, ieri come oggi,

a sbranarmi, a sbranarti.

Ritorno alla duna

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duna

Come mi è caro accarezzarti i capelli

qui sulla duna dove ti trovo sdraiata,

mia primavera che torni! Aspra di mare

e povera ancora di splendidi orpelli.

Oggi voglio dirti una cosa:

Io sono morta tre volte, o avrei potuto,

per folgorazione, per crollo, per coma.

Ma, come te, sono tornata ogni volta.

Innamorate del cielo e del sole,

quello che amo di noi è la forza…

La palizzata lungo la duna a primavera (la morte e la vita)

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duna col rosa

La duna si è offerta

ai venti fecondi

e  ai connubi d’amore

graffiati dal mare.

Ritorna la vita

fra la sabbia salata,

di rosa, di giallo

si è rivestita.

Eppure c’è un legno

che, per quanto si affanni,

per quanto sospiri,

non prude di  gemme,

né arde di fiori,

né manda radici

a suggere umori…

Il cappotto

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Il cappotto

Oggi non indosserò

la primavera,

proprio

non me la sento.

Il cielo urla

parole di ghiaccio

e lega l’anima

con fili di brina.

Un cappotto pesante

è quello che metto,

dalle tasche bucate

ho perduto i ricordi,

la lana dei giorni,

le tarme del tempo…