Il bar dell’angolo e il nottambulo innamorato

Polena da bar

La notte già svuota

i suoi lunghi intestini,

budelli intricati

di strade, destini,

di cieche appendici,

di vite sfinite.

Spegne le insegne

anche l’ultimo bar,

quello più in fondo,

quello che giri l’angolo

e poi vedi il mare,

tu sai quale,

proteso sul buio

come la prua

di una nave

pronta a salpare,

con la polena dipinta,

che porta corona,

corona di luna.

E io non so dove andare.

Mi ha buttato fuori

quel ragazzo gentile,

ma alto due metri,

che non è il caso

di litigare.

Riapre alle sei

e prepara i panini

per la gente normale,

che smonta dai turni

o va a lavorare

e vuole mangiare.

A chi lo dico, io, adesso,

che odio il mio letto,

che sembra una bara,

un sepolcro di ghiaccio

da quando è finita

quell’unica cosa

che mi dava la vita,

a chi lo racconto

che non voglio dormire

perché se la sogno

io posso morire?

Il gabbiano (rondeau marino)

Il gabbiano delle madrepore nel sole

Se chiudo gli occhi

fra il sonno nel buio

vedo onde d’argento

*incresparsi a creare

la spuma del mare

per poi scivolare,

avvolgersi e mutare

proponendo madrepore

conglomerate chiare

sul fondo abissale

e mi sento cambiare

e divento un gabbiano

e volo sul molo…

… vedo onde d’argento… (riprendi da *)

San Valentino

ombre

Amore mio scappiamo

tenendoci per mano.

Se vuoi, lasciamo tutto,

saltiamo insieme dentro

a quella dimensione

dove il mio tempo è tuo,

il mondo solo nostro,

dove le ore e i giorni

saranno cielo e mare

e i rossi dei tramonti

e andare, andare, andare

senza confini all’oltre.

Vacanze al mare

ombrelloni in terrazza.jpg

La speranza sarà l’ultima a morire

come gli ombrelloni chiari verdi

aperti sul terrazzo troppo stretto

affacciato sul sole della piazza.

Inventiamoci un’estate al mare,

i rumori del parcheggio sono onde

e la vela che ci porterà lontano,

ormeggiata a portata dello sguardo,

fa cantare nel libeccio alle sue drizze

la promessa del gran viaggio che faremo.

Chiudi gli occhi amore mio, fa meno male

varcare un orizzonte inesistente

che l’amara delusione del presente.

Nota: L’immagine è una mia libera elaborazione digitale di una foto di Google Earth 2017

Un fiume grande

il dio del fiume

Mi manca il corso fluviale

di un fiume silenzioso e lento

tante grandi anse, senza batticuore,

un cammino calmo e certo,

senza mai pensare, per quant’è lontano,

al mare. Ora la vita, a dispetto degli anni,

che sono pesanti come massi affioranti

e così tanti che è meglio non pensare,

senza riguardo per niente, corre e salta

e va come un torrente e l’erosione del cuore

è sempre più evidente e la speranza,

questo l’ho imparato, sai?

non porta proprio a niente

se non al tragico incidente

che fonde acque dolci e amare

e che si chiama sfociare.