Gioia

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Vorrei esser nata cane

per quei gloriosi mesi cuccioli

quando basta una palla

o il rientro del padrone

per far cantare il cuore

come un chitarrone.

 

 

Il pensiero

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Inerme quasi rotto il cuore

patente sui liquami dell’ora

fa imbibire le sue crepe di creta

dal grigiore ostinato del tempo,

un novembre di cracule e corvi

che fu avaro di cielo e di sole.

E così si consuma la sera,

non diversa dall’inizio del giorno,

con le sue suggestioni angolari.

Con le vesti ormai lacere d’ansia

verso spigoli acuti di muri

si suicida in eterno ritorno

il divino che c’è nel dolore

senza mai lasciarmi morire.

E mi frullano dentro gli aironi

quando grigi nel grigio dei nembi

dal canale spiccano il volo.

Non palude, non mare, non fiume,

una vena nel tempo, il pensiero.

 

Le mie montagne dopo la curva sulla strada dei sogni

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Voi che mi dite:

“Guarda com’è bella

questa nostra campagna!”

mentre la macchina fugge

fra sterpi dipinti di giallo

e basse fumanti colline

che accerchiano lente

un mare di nuvole e noia

e l’anima mia che si sdraia

sui rami stecchiti dei pioppi

divisa dal vento in brandelli

di flagellazione e rimpianto…

…Cari compagni di viaggio,

sappiatelo tutti, amici parenti:

Lei qui sta morendo, lo sento!

Quei fiocchi rosati tardivi,

sfuggiti alle brume nel cielo,

della mia nostalgia sono lembi

che vanno là dove ha un senso

il verbo tornare e dove mi è dolce

posare i sogni la sera

per nutrire il mio arido cuore.

Tempesta (Adora girando)

By | Poesia | No Comments

Dervisci rotanti

di nuvole e sole

danzano in cielo

al suono del vento.

Danzami, amore,

sul cuore in tempesta,

rotea più svelto

ché voli la gonna.

Mio sacerdote

di mistici incanti ,

che senti il respiro

dell’intero universo,

rapiscimi in alto

in un vortice caldo,

confondimi i sensi,

smembrami tutta,

così che io lasci

per sempre i ricordi

e il grigio livore

di questi miei giorni,

portami là,

oltre i ritmi del tempo,

portami là,

dove trema la foglia,

portami là

dove gira l’Eterno.

 

Compleanno

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Che un figlio compia quarant’anni

sembra impossibile a una madre,

che si vede ancora intenta ad allattare.

Gli sorride quando passa a salutarla

e si stringe nelle spalle un po’ incurvate

per non sentire tutta la sua fretta

e la sua necessità di andare.

Gli legge gli occhi belli e troppo stanchi

e lo vorrebbe solo consolare

per tutte le promesse che gli ha fatto

quando lo teneva in braccio

per farlo addormentare,

e che la vita non volle mantenere.

E non gli annusa il collo,

come quando era bambino,

mentre si chiede dentro il cuore

se riconoscerebbe ancora al buio

quel suo grande cucciolo sbarbato

profumato, cortese ed elegante

che le illumina la casa quando arriva

e quando se ne va le lascia la speranza

di vederlo ancora ritornare.

 

 

Manichini

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Tutte queste vetrine in frantumi,

ragnatele taglienti di sogni

infranti e il buco  del sasso

nel mezzo: Furto con scasso

d’identità  e di passato.

E noi manichini qua dentro,

col cuore di legno, smarriti

dietro agli occhi dipinti e truccati

e i genitali nemmeno accennati,

la bocca di lacca coi denti

da latte piccini, baci mai dati,

passioni annientate. In saldo

tutti i nostri ricordi. Non fuggiremo,

infilzati sul nostro trespolo

da streghe impalate, sanguinando

il nostro niente fra i crampi alle gambe

e crolleremo un giorno dissanguati,

fantasmi di colla tarli e cartapesta

dietro alle saracinesche sghembe

chiuse infine per sempre.

 

Effetto craquelè

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Una mano di grigio,

una vernice invecchiata,

un craquelè sull’estate,

ecco quel che resta

di una bella giornata.

Anche il cuore, nel petto,

porta segni di tigna,

lentamente corroso

più che dal dolore

da un’indicibile noia.

Metamorfosi liutaia

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Vorrei diventare

una viola da gamba

per raccontare

la vita com’è.

Quando era il tempo

dei giovani amori

tutti i miei strazi

affidai al violino.

Quanto stridenti

le grida e i lamenti!

Come lame di luna

fendevano il cuore.

Poi ci fu un giorno

in cui il violoncello

mi violentò il corpo

con passione carnale.

Tutto di me

fu fremito e gioia,

tutto di me

fu gemito e dono

sempre accordato

al pulsare del sangue

e del mio cuore

col cuore compagno.

Però, con il tempo,

la voce è mutata,

e tutto il mio essere

ha cavità fonde

dove rimbomba

scura e sicura,

querula a volte,

la voce di viola,

a ribadire

in canoni grandi

le prove e i dolori

e quanto  sia immensa

in ogni respiro

la voglia di vivere

e vivere ancora…

 

 

Deificazione (piccolo esercizio di poesia cortese)

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Per quanto averti

sia impossibile,

piccola chimera

dei miei sogni,

io vorrò darti

motivo di amarmi.

Io ti darò l’Oriente

di albe perfette

e tutti quei cieli

che porto nel cuore.

Tutti i miei giorni

il mio primo pensiero

sarà il tuo viso,

sei tu il mio sole.

Io coglierò i fiori

che sotto ai tuoi piedi

genera terra

al sentirti passare.

Ti darò il gelo

del mio ultimo inverno,

ti darò il fuoco

che accendi nel cuore.

Ti darò il tempo

di ogni respiro,

da quando ti vidi

all’ ultimo giorno,

ti darò il sempre

che ti fa eterna,

perché eterno

è l’amore che provo.

Gloria perpendicolare

By | Poesia | No Comments

Un cielo color alba

si riversa dai tetti

nella mia cucina.

Talmente denso

è l’azzurro

che parrebbe il segno

di un pennello intinto

in un’acquasantiera

divina.

E la luna, oh la luna

quanto mi delizia

prima di sparire

nel’ anonimo pallore

di una giornata

di sole!

Io non ho la forza,

non sempre, almeno,

di gioire malgrado me

e quegli uccelli neri

nel nido del mio cuore,

ma oggi mi avvinghio

all’ascesa del sole

e a Stonehenge

mi faccio trasportare.

Qui la druidica fronte

mi farò ferire

dal raggio

della trilitica porta

nella sua gloria

perpendicolare.

Alba del solstizio d’estate, 21 Giugno 2019