La cerimonia

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Fu cerimonia grande

per quanto ci aperse

il cuore. Così da vedere

fremiti di lacrime vere

sotto i cappellini agitati

delle orpellate dame.

Fra il frusciante profumo

delle sete fiorite

il suono sommesso

di promesse scambiate

suonava nel vento

di musiche antiche,

su navate di eterno

si posava l’amore

palpitante di piume

dopo il volo nuziale…

Mattinale

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mattinale

Le poesie che nel sonno

spargo come ossi per cani,

e la notte affamata divora,

all’alba non tornano più.

Radi lembi di nebbia

funestano ancora la stanza,

allungo dal letto le mani

le ritiro trafitte di stelle,

piccole ustioni di sogni

che non si decifrano più.

Hammam

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hammam

Oggi vorrei versati addosso

dei linimenti caldi al mieie

e che cadessero in gocce

anche sul chiuso degli occhi

e che ovunque la penombra,

gravida di tepore d’acqua,

mi circondasse con amore.

Ungimi la nudità stanca

con la densità della speranza,

colami sui capelli, arsi dal fato,

sciolte nel caro calmo fiato,

perle preziose di tonde parole,

rotolami la vita sulla pelle,

placa con l’oriente dei profumi

l’amaro sdegno che mi brucia l’anima…

 

 

 

La balena

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Grissini al cioccolato

complementi nutrizionali

e una noia mortale.

Spiaggiata senza forze

alla televisione

arenata nella sabbia

di un divano nero

che ingoia le mie ossa,

povera balena, coi fanoni

filtro il krill dei giorni

e vorrei bocconi grossi

e di maggior sapore.

Aspettando il 22 settembre (integratori alimentari)

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Ottima giornata

per pensare,

oggi 21 settembre

ore cinque e quaranta.

Una tragedia

pre equinoziale,

di qui a poche ore,

vedere la vita

che si fa divorare.

Giorno per giorno

più vicina la notte,

ingoio pastiglie

per non invecchiare,

grossi mattoni

che sembrano ossa,

sperando alla fine

di non soffocare…

Supplica al vento dei tre giorni

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io-buddha-nel-vento

Girando una pagina

del diario degli anni,

come previsto,

è arrivato il libeccio,

un poco in sordina,

indegno del nome,

or è da due giorni.

Colpi di vento,

sputi di sole,

sul corpo depresso,

ho caldo, poi gelo

e l’anima muore,

fra brividi freddi

e docce al sudore.

Agonia dell’umore,

ma non è colpa mia.

S’io fossi Buddha,

però non lo sono,

sarebbe diverso,

ne sono sicura.

Quel che mi uccide

è una gran delusione.

Aguzzo il mio sguardo,

orbato dell’occhio

che contano terzo,

e sta proprio in centro,

e non vedo niente

che spiani la fronte

o chiami il sorriso

ai lati del labbro

a darmi quell’aria

di ebete astratta

in un cielo sereno

che tanto compiace

chi sa meditare.

Evento del vento,

alato diventa

e portali via,

i miei traditori,

hai un giorno di tempo!

 

 

Aspettando il Libeccio

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Si è aperta ufficialmente

la stagione delle piogge

e finirà settembre,

quando verrà il Libeccio,

e tre giorni d’inferno,

qui, come sempre,

a cancellare tutto,

che, a volte, cara gente,

è meglio che niente.

Meglio di un’estate

non calda, ma snervante,

un tempo senza tempo,

dove non c’era tempo

nemmeno per il mare,

ma solo un gran tormento.

Lungo il lungarno

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Stai cercando il tuo vero,

ma nel posto sbagliato

e in un tempo d’inferno.

Soffocato dall’ansia

dell’afosa calura,

percorrendo il lungarno

hai perduto anche l’ombra

la tua sola compagna.

È lo zenit spietato

a privartene adesso,

se aspettassi la sera

ce l’avresti al tuo fianco

e hai l’aura di fango,

ripescata dal fiume.

Cerca ancora le piume

e ridalle al tuo cuore

per un volo nel vento

a vestirsi di cielo.

Ferma il passo straziato

dalle piaghe terrestri

e riposa la mente

sotto i biondi capelli,

o viandante del fato.

No, non c’è una risposta

per il male e l’affanno.

Come l’acqua che passa

sotto il ponte in eterno,

tutto va, poi ritorna…

Iris nero

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Certe giornate

le avvolgerei proprio

in carta di giornale

prima di buttarle via

nel centro di raccolta

universale,

là dove spezzate

si sfanno le vite,

accumulate rovine

trovano infine

la fine. Io non vorrei

ammorbare l’aria

troppo con le mie.

Ansia da amore,

putredine di viole

e laceranti grida

giallo itterizia

del dolore. Di sera,

l’iris nero solitario

della mia paura,

anche lui a marcire.

In grani di sterile sale

un’usura infinita

della gola. Arsura.

La barca stanca

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Sono belle le città

vicino al mare

dove le vecchie barche

si fermano nei prati

a riposare

spiegando in sogno

al vento vele nuove,

fra ali di gabbiani

in bianchi voli.