Piove (primo giorno rosso)

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L’ovvietà di dire “piove”

quando fuori e dentro l’anima

-sapessi quanto- piove…

Eppure è l’unica notizia,

amore. Mi ritrovi in casa,

-già lo sai- se mi vuoi.

Sono triste e lamentosa,

conscia dei miei guai

ed anche vergognosa,

perché, rispetto ad altri,

non sono messa male,

non così tanto, dai!

 

La chiesa

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Solo un blando riflesso

di chiesa sfumata

in una vetrata a specchio.

Dilavamento di sabbia e di vento

con quel tanto di pioggia,

ma solo d’inverno.

Nessun rimpianto.

Eppure, al bar qui di fronte,

con un caffè in mano,

per sorbire le ore,

che son sempre più lente

quanto più l’età avanza,

c’è una donna seduta

con l’anima in mano

che guarda e riguarda

la cupola azzurra

nella lieve prigione

di chiaro cristallo

e giochi astratti dei raggi

del sole a settembre

e si domanda

se adesso sta meglio,

che più non si stona

con inni e preghiere,

pentimenti, peccati,

perdoni e campane

per sognare l’eterno, il dopo

beato. O se era più bello

temere l’inferno

che attendere, invece.

l’istante più odiato,

quell’attimo prima

dell’essere stato.

 

 

Accettazione

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Goditi, anima,

questa tua solitudine

e fai spazio al dolore

come parte vivente

della tua umanità,

così come la terra

quando il cielo le piove

inclemente sul corpo

sdraiato, indifeso.

 

 

Ombra

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Quando galleggerò

come un vaso al tramonto,

ombra perduta nel grigio di un muro,

portando con me come anima il sole,

io non sarò se non nei tuoi occhi,

muto riflesso di un tempo finito,

sarò un tuo sospiro, un rimpianto,

un pensiero…

 

 

Le mie montagne dopo la curva sulla strada dei sogni

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Voi che mi dite:

“Guarda com’è bella

questa nostra campagna!”

mentre la macchina fugge

fra sterpi dipinti di giallo

e basse fumanti colline

che accerchiano lente

un mare di nuvole e noia

e l’anima mia che si sdraia

sui rami stecchiti dei pioppi

divisa dal vento in brandelli

di flagellazione e rimpianto…

…Cari compagni di viaggio,

sappiatelo tutti, amici parenti:

Lei qui sta morendo, lo sento!

Quei fiocchi rosati tardivi,

sfuggiti alle brume nel cielo,

della mia nostalgia sono lembi

che vanno là dove ha un senso

il verbo tornare e dove mi è dolce

posare i sogni la sera

per nutrire il mio arido cuore.

Anima Mundi

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Tutta quest’anima malata,

gonfia di rabbia 

e verde invidia

abita il tempo

del qui e ora

del povero mondo

che noi siamo. 

Non so come sia accaduto

né quando, 

ma la contaminazione 

è grande.

E naufraga ogni giorno,

arpionando la sabbia 

con unghie disperate, 

la redenzione, 

vinta dai naufragi

e dall’indifferenza

alla morte dell’innocente.

Mare vicino

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A un solo passo dal mare,

l’anima chiusa alla fuga

da un cielo pesante, presente,

di una piattezza pre-copernicana,

color lavagna appena inciso

da unghiate bianche di aerei

ora sopra di noi invisibili

al di là delle nuvole, parliamo,

gridiamo  nel vento

le nostre notturne paure.

Pasquetta

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Si consuma della città

l’anima spenta.

In un calmo deserto

di scopi e d’intenzioni

rimangono i palazzi

con i visceri colmi

di fatica di ogni giorno

di rabbia, frustrazioni

e delusioni, il lavoro

dell’uomo, le sue grida.

Sono chiusi anche i bar,

così non berrai, oggi,

raro viandante,

né acqua, né caffè, né vino,

né l’aperitivo a pochi euro

che qui calma il dolore

l’appetito e la voglia

mondana di apparire.

Dove saranno, tutti?

Forse al mare, forse in gita,

a consumare in un giorno

le speranze. Per riprendere,

domani, ad appassire

trasfondendo la vita,

nelle vene sfiancate

di queste grigie strade.

Stamattina la rella

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La rella

Pendono gli abiti asciutti

da questa mia rella nera,

che uso per il bucato,

dove impicco

bagnati i miei panni

così si sciupano meno.

Fosse così per la vita

che tu la lavi, la asciughi

e ritorna stirata e pulita!

Poi, quando il vento bastardo,

che ogni tanto investe

Livorno e il mio cuore,

fa correre sulle rotelle

lungo il terrazzo sul retro

l’appendiabiti intero

col suo carico addosso,

io penso alle giostre

di quand’ero bambina,

ai miei sogni sciupati,

alla mia anima a brandelli

e imploro devota il Libeccio

di farmi volare lontano…

L’identità

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identità

Equilibrio perfetto

fra il vuoto che ho dentro

e questo bel tempo.

Nessun flusso o riflesso

della psiche allo specchio

solo una figura illusa

di una tridimensionalità

che invece non ha.

Mi lavo i capelli

però non li asciugo

ed ecco che spunta

la mia anima annodata,

tormenti ritorti

di ciocche sottili,

sarebbero boccoli

se avessero un nesso,

però basta questo

per darmi più senso,

quasi inseguendo

la libertà.