O, vita mia, dove stai andando e fino a quando?

portatrice d'acqua

Ho un carico di sonno

e lo porto in bilico

sopra la testa

e mi pesa e mi pesa

verso la fronte

così che pian piano

mi fa chiudere gli occhi.

Però non si può,

dormire, dicevo,

perché è fuori orario,

e così non si fa.

Mi riaccomodo il cercine

d’intrecciata pazienza,

sterpi e lembi di sogni,

poi la grande stanchezza,

in perfetto equilibrio,

per non farla cadere

e, aspettando la notte,

mi rimetto in cammino,

con il collo ben dritto,

a sbirciare la meta,

oltre un monte lontano…

Il tempo del silenzio

medusariomarino

Violare il silenzio del cuore

fa quasi paura. Non sento

non penso, nulla mi trema

dentro. Non sto né male,

né bene, solo questo silenzio.

Di te così lontano nel tempo

non mi arriva più niente,

solo un senso ostinato

di freddo. Forse sei morto.

E non ho desideri, né sogni,

e non voglio partire, vedere

paesi nuovi, conoscere cose.

Mi sta bene la bolla di muco

rappreso che mi è nata intorno,

il nido per la stanchezza

di volere sempre. Tentacoli

di medusa mi spunteranno

o forse metamorficamente

sarò una tilllandsia e vivrò

d’aria cantando cantando…

Bar Galleria

Bar galleria

Prendo una pausa

dalla vita mia.

Sono un pierrot

un po’ rococò

che versa una lacrima

in questo bistrot.

E fingo il sorriso,

come le escort

che vengono qui,

con pelle di pesca

e gambe in velluto

su altissimi tacchi,

incrinati equilibri

fra improbabili sogni

e speranze svanite.

Siamo tutti così,

o sconfitti o delusi

e aspettando il futuro

ci beviamo un caffè…

E adesso musica!

Chiarine nel finale

A me la vita suona dentro,

a volte dissonante,

a volte piano, a volte lento,

a volte andante, a volte al ritmo

pazzo di una giga popolare.

Ed eccoli i miei sogni svergognati

che ballano sull’aia dell’amore

e tutti quegli scheletrì sbiancati

che si percuotono da soli

xilofoni di ossa sul torace

e cantan funebri  lamenti

in do diesis minore.

Mi godo le mie pioggie e i cluster

che corrono sui vetri dell’inverno

appena appena prima di gelare

e si flagella il theremin del vento.

I miei pensieri, credo, sono questo,

pentagrammati su ali di colore,

e tutte quelle trombe in fondo

che un giorno squilleranno

il mio improrogabile finale.

Piazza Bornello (La speranza)

muro di piazza Bornello con bambina

Quando ancora crescevano

la felce e il sempervivum

sul muro dei miei sogni

e il muschio antico,

suonava dei miei passi

nella vecchi piazza

il ritmo cadenzato lento,

misurato sul battito di cuore

e chiara la speranza nel mattino

splendeva più del sole

e sotto ai piedi la sentivo

l’acqua di montagna

incanalata che fuggiva

fino al lavatoio per sgorgare

e il sangue dentro al corpo

era così giovane e contento

che mi pareva di scoppiare

e se mi guardavi in viso

vedevi le mie labbra rosse

in lieve movimento per cantare

una splendida canzone di silenzio.