Profeta attendibile (Maria, Maria)

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Si può telefonare

in paradiso e chiedere

del tempo che verrà?

Ci sei, mammina mia

bizzarra, che mi dicevi

tristi verità?

Avevi la profetica virtù

di dar ragione al vero

e non ai sogni,

vecchia Cassandra

dagli occhi color cielo

e il cuore scarso di pietà…

Così, se nell’eternità

ci vedi ancora meglio,

dimmi, di me che ne sarà?

 

Giostra cattiva

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Certe volte credi di salire

su una giostra per bambini,

ma poi quella prende a far male.

Così è la vita, che gira sghemba

e ti atterra con brusche frenate

e pazze rincorse e accelerazioni

da far scoppiare il povero cuore.

È così adescatrice con sogni a colori

e musiche dolci e marce trionfali

che a ogni giro ci caschi

e paghi il biglietto e la implori:

“Che ci sia un’altra corsa

e un’altra corsa ancora…”

 

Dolcezza amara della sera

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Pozzanghera rosa

sulla strada verso casa,

un seno che raccoglie

le lacrime del mondo

tinte di speranze deluse.

Tu, che torni dal mare,

che ne è stato del sole?

Digli, ti prego, di tornare,

così che in sogni quieti

ci nasca all’alba in cuore

la voglia nuova di sperare…

 

L’illustrazione di questa mia poesia è una foto di Paolo Scarpellini, cui vanno i miei ringraziamenti.

Vicino a Cagliari, luglio 2020 (Pausa dal morbo)

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Ma i fenicotteri

erano già migrati via

dalla laguna,

come i miei dolci sogni

di bambina.

Fu un’estate febbrilmente

astrusa,

imbibita com’era di speranze

a sera,

niente più morbo e tramonti

rosa,

stemperati nel mare come fa

il pittore,

quando il colore muore

con il sole.

 

L’alba nel vicolo

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Finalmente hanno spento

il lampione. inesorabile occhio

insonne della notte.

Così io potrò vedere

l’alba, timida di intenso

pallore, ancor bambina,

non come l’aurora,

che tra poco si mostra,

così priva d pudore,

oro, porpora e viola.

E scoprire un dipanarsi

d’azzurro sui muri delle case,

spiando dalle saracinesche

semichiuse per non svegliare

quel che dei sogni rimane

fra le ciglia tue deluse.

E vorrei correre alla torre

in ebbrezza di avventura

e urlare, urlare al mare…

 

 

Le vele di San Pietro (auguri a mio figlio per il suo onomastico)

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Che il soffio fresco e forte

del vento del mattino

dispieghi le tue vele, figlio,

ti spinga sano e salvo

al porto dei tuoi sogni,

per quanto sia lontano.

 

A tutti i Pietro, a tutti i Paolo vadano i miei migliori auguri di Buon Onomastico! 

 

 

 

Chiappanuvoli

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Consulto l’I Ching

e ne provo sgomento.

Il responso è tremendo,

tanto già lo sapevo.

A che servirà, adesso,

esclamare con voce

sprezzante di sfida,

albagia ed alterigia:

“Tanto io non ci credo?”

Nulla può il mio berciare

contro un triste destino,

raccontato ogni giorno

dal mio corpo in declino,

dalle notti di veglia,

dalla voglia di mare

senza avere la forza

per alzarmi ed andare…

Ed i sogni penosi

con i morti pietosi,

appena alzati dal sonno,

che mi fanno coraggio

e anche tanta paura…

 

L’amato tuo Chopin

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Che ne diresti, amico,

di fare un po’ di musica?

Io ascolto, tu che sei bravo

suoni. Mandi le mani magre

dietro ai tuoi vecchi sogni

e io, che ti conosco, a volte

li indovino, viatico divino

l’amato tuo Chopin.

 

Le mie montagne dopo la curva sulla strada dei sogni

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Voi che mi dite:

“Guarda com’è bella

questa nostra campagna!”

mentre la macchina fugge

fra sterpi dipinti di giallo

e basse fumanti colline

che accerchiano lente

un mare di nuvole e noia

e l’anima mia che si sdraia

sui rami stecchiti dei pioppi

divisa dal vento in brandelli

di flagellazione e rimpianto…

…Cari compagni di viaggio,

sappiatelo tutti, amici parenti:

Lei qui sta morendo, lo sento!

Quei fiocchi rosati tardivi,

sfuggiti alle brume nel cielo,

della mia nostalgia sono lembi

che vanno là dove ha un senso

il verbo tornare e dove mi è dolce

posare i sogni la sera

per nutrire il mio arido cuore.

2 Novembre

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Oggi lo sento nell’aria

questo novembre di ossa,

fradicio triste colloso,

striscia sui tetti di pioggia.

Cadaveri vani di canto

sfogano i mesti gabbiani

rincorsi dal rude maestrale,

traditori immondi del mare.

Quanto lontana è l’estate!

Quasi non provo rimpianto.

Sai, mi succede ogni giorno

di non volere più niente

indietro dall’avido tempo.

Intanto sbiadiscono in cielo

le ultime stelle al mattino,

io sono svegli dall’alba

e con i miei morti in ritardo

mi giro la casa in silenzio

spazzando i fasti di ieri

con questa coperta di lana

che mi riscalda le spalle,

strappata ad un letto di sogni

che ormai chissà dove vanno.