Compleanno

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Che un figlio compia quarant’anni

sembra impossibile a una madre,

che si vede ancora intenta ad allattare.

Gli sorride quando passa a salutarla

e si stringe nelle spalle un po’ incurvate

per non sentire tutta la sua fretta

e la sua necessità di andare.

Gli legge gli occhi belli e troppo stanchi

e lo vorrebbe solo consolare

per tutte le promesse che gli ha fatto

quando lo teneva in braccio

per farlo addormentare,

e che la vita non volle mantenere.

E non gli annusa il collo,

come quando era bambino,

mentre si chiede dentro il cuore

se riconoscerebbe ancora al buio

quel suo grande cucciolo sbarbato

profumato, cortese ed elegante

che le illumina la casa quando arriva

e quando se ne va le lascia la speranza

di vederlo ancora ritornare.

 

 

Gabbiani all’alba

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Gabbiani all'alba

Cielo scuro a oriente,

scuro malgrado noi…

Come gabbiani in volo

fendiamo questa vita

con lembi d’alba addosso

e battiti del cuore.

Dove vorresti andare

per perderti con me?

La casa non ci basta,

dolce confino ai sogni,

né il mare di città.

Non voglio più parlare

a gente senza nome

tanto per non morire

con le parole in gola

e quel tormento dolce

che aumenta con le ore,

quando la sera aspetto

perché finisca il giorno

e poi la maledico

perché mi accorcia ancora

il tempo che mi resta,

non voglio più provare.

Forse direbbe il saggio,

che ancora non conosco:

“E allora fai qualcosa!”

E tu che cosa pensi,

tu con gli occhietti scuri,

che mi saltelli attorno,

vorresti tu volare

lontano, ma lontano,

ai limiti del giorno,

vorresti tu trovare

quelle ore tinte in rosso

di cui hai pieno il cuore?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ora rosa

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L'ora rosa

Sai come mi piace

il tramonto quando è rosa

e tutte in rosa

trascolora le cose…

Il cuore nel costato

è una piccola cosa

oppressa dal bello

e dall’orrore

in eguale misura…

Come un fantasma

mi aggiro per la  casa

seminando di me

più di quello che pensi

a impregnarla d’amore.

Non c’è posto per i sogni in terza classe

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Saluti da Albenga

Il mio stanco cuore

sembra un treno

su binari sconnessi

di quei lontani tempi

quando prendere

il diretto per Alassio

pareva l’avventura

di una vita piena

e tornare verso sera

in quel lusso di corriera

che fermava sotto casa

come fosse un taxi,

ma il taxi ad Albenga

proprio non c’era…

 

Casa nuova

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Il mio univrso con Marte e Giove

Manca un mese lunare

al compimento dell’anno.

Molta pace qui in casa,

piccolo paradiso interrotto

solo dalle campane

che da un po’ detesto

e c’è ombra e c’è fresco.

La sanità mentale pare

a portata di mano

e la sera con il cielo

decorato stellato

spenzolato sopra i tetti

e Marte e Giove, l’universo

sembra così vicino…

Quindi sto bene e mi contento

del mio trasferimento,

non ho rimpianti

(un fatto molto strano)

se non fosse che faccio

sempre troppi conti

e concludo che mi manca

di poter fermare il tempo.

Naso deluso

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Fumo di rose
Più io non distinguo
l’amabile odore
della casa che un tempo
profumava di rose.
Ora non so…
Pare un olezzo
di cimitero.
I petali di te lievi,
le vesti leggere,
i pianti, i sospiri,
i canti, i sorrisi
un vento funesto
di infetti camini
e ceneri asperse
dal crematorio
dipana in volute
e disperde nel cielo.

Neve a Livorno

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come nevica
La città alitava
fiati di neve,
la sentivamo fioca
da dentro la casa.
Già sapevamo,
ma volemmo, indiscreti,
vedere.
Con bocche di persiane
gustammo
il bianco spesso del cielo
e la notte, lì,
liquefatta, discinta,
le vesti slacciate,
sorprendemmo
con gli occhi gialli
dei lampioni
e le carezze arancioni
lascive del parcheggio
deserto (il bar era chiuso.)
Poi ritornammo a letto
contenti

Alba in casa

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Il gabbiano

Cromatismi esposti

di un’alba artificiale…

Dio, come mi manca

di poterti amare!

Un gabbiano intanto,

sentinella del grigio,

si riposa sul tetto

dal dover volare…

Fuori il gelido inverno

si colora di pioggia,

ma la casa ripara

e consuma i ricordi

in oppiacei piaceri

e tepori tranquilli,

falsa, onesta, virtuosa.