I due vecchi

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Verità da camera da letto,

il monte ginocchio appeso

allo specchio,

il soffritto del pranzo che stagna

nel riflesso.

Un barbecue di illusioni rosolato

da un vecchio.

Un amore d’ottobre, pisolando

parecchio,

si scalda al meriggio di sole e solecchio.

Le mani ora solo intrecciate

in amplesso

di efelidi, artrosi. E il suono all’orecchio

di antiche promesse, mantenute

all’eccesso.

 

La chiesa

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Solo un blando riflesso

di chiesa sfumata

in una vetrata a specchio.

Dilavamento di sabbia e di vento

con quel tanto di pioggia,

ma solo d’inverno.

Nessun rimpianto.

Eppure, al bar qui di fronte,

con un caffè in mano,

per sorbire le ore,

che son sempre più lente

quanto più l’età avanza,

c’è una donna seduta

con l’anima in mano

che guarda e riguarda

la cupola azzurra

nella lieve prigione

di chiaro cristallo

e giochi astratti dei raggi

del sole a settembre

e si domanda

se adesso sta meglio,

che più non si stona

con inni e preghiere,

pentimenti, peccati,

perdoni e campane

per sognare l’eterno, il dopo

beato. O se era più bello

temere l’inferno

che attendere, invece.

l’istante più odiato,

quell’attimo prima

dell’essere stato.

 

 

L’odore delle stagioni

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Già assaporo nell’aria

con il mio naso saccente

qualche sentore d’autunno

e poco capisco l’insistenza del tiglio,

la persistenza mentale dell’odore,

come se il mio cuore battesse

il tempo di giugno e il suo sole.

Lo chiamano rimpianto, ma io no,

quest’anno è stato tutto così uguale

e, per certi versi, brutale. Addio lembi

di estate sdraiata sul mare,

lacerata a sangue dalle unghie

di un vorace dolore, il boia

delle mie ore! Quindi anche l’onda,

col suo trasparente chiarore,

mi rimanda l’olfattiva memoria

algale del nascere e del partorire,

pur nell’ostinata asciuttura

di queste mie misere ore. E respiro,

avidamente respiro anche la neve,

dell’immortale ghiacciaio

che il vento iemale risveglia

in bianche fumate di gelo.

Bellissimo peraltro l’umidore,

senza quasi rumore né odore,

del prossimo inverno a venire.

 

Azzurro dentro

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Bello che il cielo

entri a quest’ora

a azzurrare la stanza

e non sai se sia ombra

o colore, o luce più densa

e respiri l’immenso

da dentro, scomparendo

pareti, soffitto, pavimento

e tu dolcemente fluttuando,

pensiero fra i pensieri

della mente condivisa

con l’intero universo…

 

 

 

 

Le vele di San Pietro (auguri a mio figlio per il suo onomastico)

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Che il soffio fresco e forte

del vento del mattino

dispieghi le tue vele, figlio,

ti spinga sano e salvo

al porto dei tuoi sogni,

per quanto sia lontano.

 

A tutti i Pietro, a tutti i Paolo vadano i miei migliori auguri di Buon Onomastico! 

 

 

 

L’acquario cinese

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Sotto un cielo

piatto di gesso,

il soffitto, tre pesci

nuotano in tondo

e guardano “il mondo”

con occhi basedowiani.

Credono di specchiarsi

nel chiarore calmo

dell’acqua, la cui fonte

per loro è un mistero,

ingannandosi.

Dipinti sulle pareti

del vaso white bone China

i loro alter ego cinesi.

Anche l’alga del fondo

è piatta e purtroppo

non la si può brucare.

Il loro dio ha forma di mano

e ogni giorno si manifesta

e li nutre con cibo

leggero che vola

e sull’onda si posa.

Forse son già in paradiso,

o stanno nuotando

verso l’estrema illusione

di raggiungerlo infine

in un tempo lontano…

 

Orientamento

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Lo spartiacque del giorno

è il corridoio.

Mi alzo presto, la mattina.

Oggi, ora legale.

Vado in cucina, c’è buio,

ma, al di là del lungo crinale,

nel piccolo studio,

già è sorto un bel sole.

 

Effetto craquelè

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Una mano di grigio,

una vernice invecchiata,

un craquelè sull’estate,

ecco quel che resta

di una bella giornata.

Anche il cuore, nel petto,

porta segni di tigna,

lentamente corroso

più che dal dolore

da un’indicibile noia.