Pomeriggio di Natale. Letterina sotto il presepio subacqueo

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Non è molto leale

sognare la madre a Natale!

Eravamo al paesello

nel negozio di scarpe

e volevo comperarmene un paio

per portale fuori dal sogno.

Ma nelle vecchie vetrine

dei bei tempi finiti

non c’era più niente

che potessi calzare.

Mia madre mi voleva consolare.

“Le compreremo più belle,

in città ce ne sono! “

Piansi ancora più forte,

gorgogliando il segreto

che mi urgeva dal cuore:

“Io non voglio le scarpe,

non le voglio davvero!

Io non voglio tornare,

non voglio la vita che ho fatto,

non voglio il lavoro,

rivoglio i miei sogni, il paese

e come ero davvero!”

 

Solstizio d’inverno 2020

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Quest’anno me l’ha detto un amico,

non mi ero accorta che fosse “quel” giorno,

troppo delusa dal giro dell’anno, per me, per il mondo,

per la voglia dannata che vedo qui intorno

di non risorgere affatto, anzi semmai di cadere

più in basso ed ancora più in basso,

con Caronte che gode a mandare i suoi remi

e Minosse giulivo che torce la coda verso gli imi gironi…

Tradimento, vendette, cupidigia di tutto,

persino la corsa per accaparrarsi il salmoni,

al supermercato gremito di insaziati procioni…

Non vedo, proprio non vedo resurrezione,

così io mi chiedo se abbia un senso sperare

che la gloria del sole già da oggi trionfi

rosicchiando alla notte solo pochi secondi.

 

 

Cieli a dicembre

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Come sono tristi

le lune di dicembre,

con le maree

gelate dentro il mare

e tu che non ricordi

quando l’estate scorsa,

or fa trecento anni,

già mi chiamavi amore!

Quando la spiaggia accolse

la frenesia dei corpi

nel dirsi tutto quello

che non fu detto mai

e ora il letto è sfatto

e tu che non ritorni,

le corna di Selene

che piangono per noi

e tutti gli astri intorno

in brividi di ghiaccio

e il canto delle stelle,

da gole di glasspiel,

che sparge suoni d’oro,

ma freddi come lame

di spade dentro il cuore…

 

 

 

Meteocomposizione

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Un cielo lebbroso

si sfalda sui tetti sghembi

in liquidi umori.

Nel grigio silenzio

scivola il tempo sui cuori.

Malata è la carne d’amore

che il rimpianto divora.

 

Incontro piemontese con montanara toscana (divertimento linguistico ripetibile)

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Linda *vaga nella landa.

Poi, nella langa,

prende la vanga e mi dice:

“Venga, vègga e legga

come qui si fa legna!”

Segna i tronchi e sogna

del tempo in cui viveva a Signa

e aveva una vigna

e un gatto matto,

sempre fatto,

gran nemico del ratto,

da trattare con tatto,

che aveva la tigna

e giocava con una pigna.

A Livorno, alla Cigna,

viveva la nonna,

col nonno,

pescatore di tonno,

sempre sfatto dal sonno

che ogni notte si sogna

la nipote di Signa

quella tal Linda *che…

 

La foto che ho usato per illustrare la filastrocca è di Riccardo Scarpelliini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lussekatter

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Santa Lucia,

non buttarmi la cenere

dentro ai poveri occhi!

Sono qui, desta,

ma non per i doni.

Ancora domenica

e il vuoto nel cuore.

La casa dorme,

dorme il mio uomo,

tutto è silenzio,

il nido è ormai vuoto.

Faccio la conta,

va tutto bene:

Il figlio bene,

nella sua casa,

il cane bene,

forse ora sogna,

di correre al mare,

piccolo e fiero

è felice davvero.

Bene sorella,

nipoti bene,

una cugina

guarita da poco,

l’altra sta bene.

Santa Lucia,

non mi accecare,

sai cosa voglio

e mi basta davvero.

Quando mi alzo

ti faccio i biscotti,

almeno uno

lo devi assaggiare!

 

Buon 13 dicembre a tutti, in particolare a chi porta questo bel nome, che a me è sempre piaciuto tantissimo.

 

Abbindolata

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Col Natale alle porte

al bindolo legato

un ciuco reso cieco

da tristi paraocchi

gira e pensa al passato.

Davvero è andato avanti

o è sempre andato indietro?

Si sente vecchio e stanco,

non c’è un miglioramento…

Un dubbio l’ha sfiorato:

“Sto io girando in tondo

così che questo cerchio

si chiuderà un bel giorno

e il campo sarà secco

e l’acqua dentro il pozzo

e io sdraiato accanto?”

 

Ringrazio Chiara Antoniotti, autrice di questa bella fotografia, di averne consentito l’uso per illustrare i miei versi. Spero che la simpatia di questo ritratto compensi il lettore per la cupaggine del testo. Apprendo da una nota di Chiara che il ciuchino  è una femmina e che  gode di una vita fortunata: Amata e accudita, è molto popolare fra i bambini del paese, insomma è una vera star!

 

 

Seren sarà

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Oggi è stato difficile

far tornare il sereno,

persino il sole

pareva sfinito,

lottando col vento

e una pioggia inclinata

che batteva sui vetri,

e poi scivolava.

Così come la vita,

tentativi ed errori,

alternanza ostinata

di speranze e dolori,

grandinate sul cuore,

ogni tanto l’amore.

 

La bambola che aveva gli occhi mobili

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Diciamocela tutta

senza far rumore:

Ho una tal pura

che mi scoppia il cuore.

Non ho più voglia

di darmi la baia

fingendomi a un tempo

una brava massaia

che impasta la pizza

e tira la pasta

e poeta ottimista

che canta l’amore.

Sono invece

una bambola vecchia

di celluloide

tutta ammaccata.

Ho la testa pesante

e lo sguardo fissato

per sempre su un punto

da un’ incapace

manata di stucco,

il mio meccanismo

per muovere gli occhi

essendosi rotto…

E la speranza,

falena d’amianto,

svolazza lontano

dal campo visivo

di un rudere umano.