Perché non dormo ancora

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Perché non dormi ancora?

Perché quando chiudo gli occhi

vedo pozze azzurre e foglie di palma.

Perché nel buio mi sento sfiorare

da persone. Tante. Come se tutti

dovessimo passare dallo stesso

varco stretto. E i loro fiati addosso.

Perché il mio corpo è dismorfico

nel letto. Ho la testa grossa e braccia

e gambe di gomma molto lunghe.

Perché la volta della stanza si estende

in una cupola infinitamente grande.

Perché mi si spacca la fronte di netto

e mi esce fuori la mente e si espande

in un vasto universo creato dal niente.

 

Azzurro impuro

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Come una margherita

l’alba m’è sfiorita tra le dita

lasciandomi impaniata

nello stupore denso

di un giorno senza senso.

Oggi mi dilania i fianchi

la voracità del tempo,

che mi lacera il corpo,

il cuore, il sentimento.

Nel gorgo di un abisso

dal colore azzurro impuro,

come i lembi pesanti

che pendono dal cielo,

si sgretolano gli anni,

le speranze, il mio futuro.

Son finiti ad uno ad uno

primavera, estate, autunno

e manca così poco ancora

all’esizio rovinoso dell’inverno…

 

L’amato tuo Chopin

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Che ne diresti, amico,

di fare un po’ di musica?

Io ascolto, tu che sei bravo

suoni. Mandi le mani magre

dietro ai tuoi vecchi sogni

e io, che ti conosco, a volte

li indovino, viatico divino

l’amato tuo Chopin.

 

San Valentino 2020

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Come una chagallina volante

un giorno ho trovato l’amore:

Tu mi hai presa per mano

e ho incominciato a volare.

Il vero amore da felicità. Auguri a tutti  i Valentini, presenti e futuri!

 

Vento sul porto

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Quando vedo le foglie

vessate dal vento,

mi vengono in mente

frasi senza senso:

Gradi di libertà,

libero arbitrio

e inevitabilmente penso

al senso della vita

mentre lo sguardo vaga

fra tutte queste barche

incatenate al molo

con il sartiame in pena

e la speranza dentro

di sciogliere le vele,

doppiare e superare

i limiti del tempo…

Se vuoi veder passare il vento, clicca sulla freccia!

 

La morte cortese

By | Poesia | 6 Comments

Questa mattina,

vidi la morte

nel corridoio,

nel corridoio

della mia casa.

Proprio là in fondo

c’era la morte,

c’era la morte

seduta sul trono.

Con le sue vesti

sovrabbondanti,

fatte di lembi

di vesti dei morti.

Più nera del nero

dell’alba d’inverno,

vidi la morte

e la vidi in trionfo.

Per andare in cucina

a farmi il caffè

avrei dovuto

passarle accanto.

Mi era parsa benigna,

e priva di fretta,

come chi viene

e poi se ne va,

ma era la morte,

la morte sul trono.

Non troppo impaurita,

mi mantenni prudente.

Tornai a letto

e adesso son qua,

piuttosto contenta

di raccontarlo.

C’era la morte

e poi se ne andò.

C’era la morte

nel corridoio,

c’era la morte

seduta  sul trono.

Vidi brillare

nel portaombrelli

della sua falce

la grande lama.

Nel portaombrelli

a forma di scarpa

vidi brillare

la grande lama.

C’era la morte,

seduta sul trono

nel corridoio

della mia casa.

C’eran la morte,

La falce, la lama…

Recò un avviso

la morte cortese,

la morte senz’arma,

seduta in maestà.

Or se n’è andata,

ma un dì tornerà,

brandirà la sua falce

e mi ucciderà.

 

Addio notte

By | Poesia | No Comments

Addio, notte,

che mi lacrimi addosso

dai tuo drenaggi lassi

uncinati d’alba rossa

esiziali umori amari,

non mormorarmi agli occhi,

non colarmi più in bocca

i tuoi gemiti e orrori.

Sento freddo alle ossa,

mi sembra tutto strano,

come quest’ombra gialla

che ti esce dalla testa,

forse un’idea fissa liquefatta,

o il dramma di un giorno

che nasce già morto di paura,

del bieco teatro della vita

pessimo, infimo attore…