Frattali bianchi

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Quando sembrano narcisi

quei frattali

che l’assistente virtuale

mi propone

mentre aspetto

la tua telefonata

con il cuore emozionato

-e la mente dovrebbe lavorare-

in mattine, insomma,

come questa,

passate in penitenza,

io mi accorgo, e lo detesto,

che un’altra primavera

rinasce tutto intorno,

a mio dispetto.

Solo il mio prato

è arido e divelto,

coperto a tratti

da un po’ di ghiaccio sporco

e vola intorno un corvo

al mio camino spento,

gracchiando al cielo grigio

che sei andata, un giorno

e non farai ritorno…

 

Labili confini

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Ma ti è scappato il gregge in cielo

stamattina presto presto,

mentre il tuo piccolo cane

abbaiava allegro al vento,

ebbro di sole e primavera?

La vita è un po’ bastarda

e complicata e la felicità,

io penso, una chimera

che appare a caso

quando vuole salvarci

dal morire. Ma nei momenti

rari come questo, in cui

respira il corpo con il cuore

e senti che sei tu il pastore

e che la libertà non ha confini,

non basta l’orizzonte a contenerla

né il numero finito delle ore.

Ringrazio Paolo Scarpellini per il prezioso contributo fotografico, che ha fatto volare la mia ispirazione.

 

 

 

 

Equinozio di primavera 2021

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Tautogramma in S come Sole dell’Equinozio di primavera

 

Sorge sole

su solitudini spente…

Sospira svegliandosi,

satiro Sileno,

suona siringa,

speranze sopite

sussurra soffiando.

Sparge selvaggio

sementi sonnolente,

sarà sua sposa

sottomessa selva.

Equinozio di primavera (acrostico)

 

Evento

Quantitativamente

Universale

Inizia

Nascente

Oggi

Zefiro zufola

Infiorando intera

Europa.

 

Primavera in casa

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Giochi di tende

disegna il vento

sulle pareti

gioiosamente

e bioccoli porta

di odore di tiglio

mentre racconta

la primavera.

Ora il mio cielo

è in questa stanza

e la speranza

una dolce chimera.

 

A.C.E. (ante Covid eruptum) P.C.E. (post covid eruptum)*

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*A.C.E. (Ante covid eruptum) P.C.E (post Covid eruptum)
Piccoli segni per grandi passaggi epocali…
Secondo febbraio
di epidemia.
A.C.E. fu meglio.
Odorammo nell’aria
sentori di viole,
ora ai nasi in galera
arduo è fiutar primavera.

 

Buonanotte, caro, a domani…

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Ciao, figlio caro,

il domani è diventato oggi,

bene o male, la notte è passata.

Ma passerà la pioggia?

E passerà l’inverno?

Passerà il confino del silenzio?

E sarà la primavera

costellata di fiori

e i visi di baci

e il sole salirà ancora

alto nel cielo

e torneranno a volare

le farfalle nei prati

e tutto di nuovo

diverrà bello davvero?

Sarà saziata

la fame di abbracci?

Sarà l’equinozio

a portarci la luce?

Tu che corri con l’alba sul mare

e vedi la gente arrivare

e ti fermi a parlare,

conosci, o figlio, un profeta

che risponda

a quello che chiedo?

E sarà, lui, sincero,

mostrandoti gli occhi

finalmente chiari?

 

L’immagine che ho usato per illustrare la mia poesia è una fotografia di Paolo Scarpellini.

 

La cheffe

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Sto creando una mousse

vernale anticipata

primavera destrutturata

un po’ di sole e petali di rosa

odor di fieno e stalla afosa

connubi d’amore

e note del canto alto

di un asino pazzo al pozzo

che raglia alla luna rossa

e argento rotto di onde di mare,

tutto tritato da spalmare

sul pane di sorgo nero

di questo inverno spettrale.

 

Equinozio di primavera 2020 (per favore, non cantate)

By | Poesia | No Comments

Tetra teatralità del fuori luogo,

oggi è di nuovo primavera,

ma non vale la pena di parlarne,

troppi sono gli occhi che l’inverno

ha chiuso in fretta ed anzitempo

e non ci consola guardare i prati in fiore

pensando ai vuoti sguardi

di chi non li potrà più rivedere…

 

Azzurro impuro

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Come una margherita

l’alba m’è sfiorita tra le dita

lasciandomi impaniata

nello stupore denso

di un giorno senza senso.

Oggi mi dilania i fianchi

la voracità del tempo,

che mi lacera il corpo,

il cuore, il sentimento.

Nel gorgo di un abisso

dal colore azzurro impuro,

come i lembi pesanti

che pendono dal cielo,

si sgretolano gli anni,

le speranze, il mio futuro.

Son finiti ad uno ad uno

primavera, estate, autunno

e manca così poco ancora

all’esizio rovinoso dell’inverno…

 

Buon anno! (Trilogia)

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Pandemia

Endemicamente fiorisce

questa malinconia dolorosa.

Quasi bella, sboccia come una rosa

da radici di neve e sangue e spine,

dovunque tu voglia,

anche ai margini di una rotatoria.

Ed è contagiosa. Si sparge

con questi sospiri bronchiali,

alveolari, ali di pensieri, e vola

sotto forma di spora. O samara,

leggera come fosse primavera.

Appassisce un anno intero

nella mente, nel cuore.

S’ arrossa la congiuntiva,

essudando rimpianto, paura,

attesa e speranza, forse,

di vita futura migliore

da quel piccolo foro ai lati

dell’occhio caruncolare,

rosa rossa del male.

Le lacrime sono il vettore.

E diventa pandemia questo lutto

cocente da fine imminente

di un anno di vita, la nostra,

condotto assai mediocremente.

Infetti

Noi siamo umorali,

leggermente lebbrosi

e un po’ contagiosi.

Per buoni motivi,

che noi comprendiamo,

parenti ed amici

si mostrano schivi.

Così siamo soli,

ma, pieni d’amore,

a tutti auguriamo:

“Buon anno, brindiamo!”

La rotatoria

Alla rotatoria c’è un posto

dove andremo a mangiare

e, se tu vorrai, resteremo a dormire.

Non è che ti chieda di fare all’amore,

soltanto brindare, mangiare, gioire.

Se poi tutto questo ti farà innamorare,

allora saprò come farti godere.

Sarà il buon inizio di una storia importante,

oppure la fine di un anno normale.

A tutti gli amici che mi seguono un sincero ringraziamento per essermi stati sempre così vicini  e avermi dato con il loro sostegno la voglia e l’entusiasmo necessari per condividere qui pensieri e emozioni. Auguro a loro e a chiunque passi di qui un sereno anno nuovo in cui possano realizzare le proprie speranze, i sogni segreti, le loro aspirazioni.