Lo sguardo oltre (a Maria, con amore)

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ragazza di ghiaccio

Qualcosa di straniero

in me, nella mia bocca,

me lo dicono tutti, qui,

manco fossi in esilio.

E lo sguardo lontano,

come il tuo, madre cara,

col suo azzurro severo,

però molto più caldo,

coi riflesso del mare,

che ci mise mio padre

fino a che non fu verde

e con l’oro del sole.

Di qui non mi piace

l’indolenza scherzosa

e l’attesa di un giorno

in cui tutto migliori.

Noi, ragazze di ghiaccio,

occhi assenti per gli altri,

molto oltre a guardare,

gli mettiamo paura

anche senza parlare.

Noia profonda

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noia esistenziale fumetto

Mentre mi annoio

provo rimpianto

per le ore perdute

che, se le sommo,

fanno i miei anni.

Ore di tedio,

che oggi detesto,

che implorerò in cambio

del negato domani,

alla meta del viaggio,

né mai torneranno.

Il vischioso languore

dell’estivo imbrunire,

i rumori guardinghi

di questo sobborgo

ambìto da molti

e cha a me sa di tomba,

nonostante il mare,

i confini della strada,

il muro in mattoni

della casa di fronte

che tinge di rosso

i miei falsi tramonti,

il cancello, la palma,

le mezze parole:

tutto questo mio male,

calcinaccio in rovina

di un crollo morale,

varrà quanto l’oro

se, in fondo al respiro,

non troverò il fiato

di un nuovo minuto

per potermi annoiare.

 

 

 

 

 

 

L’abito da cerimonia

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Manichino spogliato

Mi vedo molto brutta

col mio vestito nuovo,

sarà per il colore

o per quel taglio strano,

mi sento intrappolata,

come un serpente ignaro

alla sua prima muta

e il corpo mio agitato

ha voglia di scappare.

Tu dici che son bella,

e aggiungi gli accessori:

“Su questo rosa lilla

metti una stola nera

e chili di collane

girate intorno al collo,

le scarpe allampanate

su tacchi demenziali

e poi una veletta,

le calze forse nere”

e altri cose ancora.

Domani sarà festa,

perché devo soffrire?

Farfalla centenaria,

ho voglia di volare!

Siddharta Gautama

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Budda sdraiato in pietra metallizzato

In cucina, su una mensola alta,

puntellato col gomito sacro,

si riposa il mio Buddha sdraiato.

Ah, spartire il suo nulla

e capire il senso del fato!

E con gli occhi dischiusi al nirvana

pasturare la mente all’eterno

lontanando paura e compianto.

Ma purtroppo il mio cuore di sangue

segue sempre chi amo e mi ama.

Estate lenta

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La donna uccello

Appena il 19 agosto,

ti rendi conto?

Appare chiara

la melensa melma

di una sciropposa scia

di giorni non migliori,

non peggiori,

ma di attesa.

Aumenta l’umidità,

peraltro prevista,

di una stagione

che nasce

come brezza

sul mare

e tramonta

appiccicosa.

Quando ti lavi

e tamponi la faccia,

l’asciugamano

sa di guazza

e la melassa

di una tua promessa

non mi disseta

né mi rilassa.

Nella mia gabbia

vorrei cinguettare

come ci si aspetta

da una pennuta

preda graziosa

e piena di colore

che ben sa cantare.

Ma no! Tanto vale,

spuntami l’ale,

se non posso volare!

Lo so. Son cattiva

e capricciosa,

non dipende da te

lo stagnazione del tempo

e la punizione

di un futuro incerto.

La vita col vischio

mi ha catturato

e ha accecato

quella parte di me

che fu profeta

o, più semplicemente,

seppe sperare.

 

Alpeggio.Il ritorno

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Donna curva davanti al camino

Sono sfatte le balle di fieno

-e satollo riposa il bovino-

siede stanco il pastor settembrino,

tutto il latte già bolle nei rame

e tu china sul fuoco serale

mostri il fianco voglioso d’amore

al tuo uomo che ha fame di te.

L’acacia

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Noi camminavamo

Il sei di maggio

camminavamo ancora a Tirrenia

e il mio corpo infranto

ogni tanto taceva.

Campanelle di acacia

appese alle corde dei rami

tintinnavano promesse

e lievità di dolci odori.

Come spesso mi accade,

mi sentivo svenire

per la vastità del cielo

e per la voglia rinata di sperare…

La voglia

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Bara del non detto

Zittita in me riposa

la voglia assai dolente

di dire cose oscure.

Come una bara muta

nascondo il mio dolore,

con manto di madonna

mi cingo il fianco nudo,

ascesi nel pudore,

il vero non ti svelo,

ti do quello che chiedi:

la grazia di sperare.