Sogno dinastico

Il ragazzo e il faraone

Qualcosa di ferino

nel viso del faraone,

con quei suoi occhi lunghi

che guardano lontano,

la bocca, grande, molle,

che gronda di passione…

Chissà se ci è riuscito, lui,

a andare in quel suo mondo

dove godersi ancora

i banchetti col suo grano,

i lini e le sue spezie,

gli ori, gli onori e amori

che ebbe da sovrano?

Chissà se la sepoltura

col giusto orientamento,

i cartigli di preghiera

il pianto delle spose

gli ha dato vita eterna

e eterna conoscenza?

Dove è sepolto ormai

il varco temporale

che porta agli altri mondi

dove è proibito andare?

E io, che gli assomiglio,

almeno nel profilo,

che cosa dovrò fare

per essere divino?

L’ora rosa

L'ora rosa

Sai come mi piace

il tramonto quando è rosa

e tutte in rosa

trascolora le cose…

Il cuore nel costato

è una piccola cosa

oppressa dal bello

e dall’orrore

in eguale misura…

Come un fantasma

mi aggiro per la  casa

seminando di me

più di quello che pensi

a impregnarla d’amore.

Sala d’aspetto… e spero

L'attesa

Che cosa devo fare adesso?

Almeno ci fosse un giornale…

Pavimento di graniglia

da guardare, questi jeans

che hanno molti inverni

addosso e molti lavaggi,

ma mi sono fedeli,

nemmeno uno strappo,

non segni evidenti

di consumazione.

Ce la faranno,

anche quest’anno,

cosa assai buona, a fronte

della mancanza perenne

di beni e quattrini.

E poi i miei mocassini.

rossi, carichi di gloria,

polvere e cammini.

Hanno solo tre anni,

non molti se fossero

bambini. Morbidi e forti,

fanno i piedi felici, anche

in caso di pioggia,

ma non  sanno calmare

quel loro scuotersi sempre,

anche adesso, e la voglia

di andare. Io da qua

altro non vedo, ah la gialla

parete, se guardo più avanti,

ma non è un cambiamento,

almeno non quello più grande

che stavo aspettando…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

Aspettando il sabato

dal terrazzo al quarto piano

Il cammino sospeso

di un terrazzo

al quarto piano.

Dalla parte del mercato

un De Chirico in città,

dalla parte del.cielo

i pianeti, le stelle,

la mutevole luna

se sereno sarà.

Io, polena stupita

che mi sporgo dall’angolo

in favore di vento

sul futuro che verrà.

Quando ridi (piccolo esercizio di poesia cortese)

Un sorriso antico

Ridi ridi dolcemente

come sgranando perle

sul bianco dei denti

e corre la voce

su piccole note,

se fossero guizzi

di una cascata

avrebbero dentro

l’arcobaleno,

mia piccola dea

innamorata.

Non sei, non sono,

non esiste più il tempo,

per sempre ti guardo

e bacio l’eterno.

Caldarroste

Dora e Eridano divinizzati

Ma come è strano mangiare

le caldarroste sul mare,

con questo autunno, poi,

che è così lento a venire…

A me piaceva a Torino,

ed era vicino il Natale ,

con i regali occhieggianti

dalle vetrine eleganti

e il Po e la Dora sdraiati,

quasi del tutto svestiti,

vicino a Piazza San Carlo

e c’era mio padre al mio fianco

e io gli cercavo la mano,

aveva il cappotto pesante

e, con il freddo che c’era,

-da farci fumare il respiro-

metteva i marroni bollenti

nelle sue tasche capaci,

li mangiavamo contenti

e i cuori ridevano piano…