Capodanno ad Albany

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Quassù ad Albany

il rumore della neve

non è cambiato,

or è cent’anni.

Ascolta, amore,

volessi ritornare,

mi trovi al cimitero

ad aspettare.

L’immagine, Albany Rural Cemetery (Menands) è una foto tratta da Trip Advisor, da me reinterpretata digitalmente  in chiave invernale. 

Natale sera (ascoltando l’universo)

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Faccio gli auguri di sera,

aspettami, anima mia…

Voglio portarti le stelle

ed il vento azzurrato

e l’estremo silenzio

dove sola è a parlare

l’ineffabile voce

dell’eterna armonia.

Amazzone insonne

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Galoppando furiosa

sull’urlo del vento

sgominai della notte

fantasmi e dolori.

Con fendenti di luna

squarciandole i seni,

sciami di stelle

ne feci sgorgare,

e, molto più tardi,

fiotti d’aurora…

Il colore di marzo

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Mangiavo mimosa

tingendo di giallo

la bocca già pronta

all’ardore dei baci,

sapore dorato

d’un giovane sole,

con gli arti cosparsi

di polline denso,

molle ornamento

per languidi abbracci…

Ah, tiepido marzo,

perché non ritorni?

Giardino d’inverno

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Anche oggi la solitudine

m’affama d’amore

e tanto più il silenzio

scava solchi nel mio cuore

quanto più il frigido inverno

tacita e spoglia le aiuole,

non più trilli né rose odorose,

ma caduta di foglie,

di speranze, di voglie,

così che il sogno di andare

diventa mendace chimera,

resterò qui, aspettando la sera…

(Non so mai se pregare

che non cambi più niente

o che qualcosa si muova.)

La città dei sogni

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So che non è bene

divulgare i segreti di Morfeo,

ma io so dove sono

le porte della notte,

troppe volte le cerco

e poi ne resto fuori.

Stanotte, verso le due,

ero disposta a pagare

per chiudere gli occhi.

Sarà stato per questo

che, subito dopo,

ho incominciato camminare

in una strada buia

e molto popolata,

come da gente

che si accalcava,

forse all’ingresso

di una metropolitana.

Ero così contenta

e sicura di entrare.

Poi una porta immensa

scorrevole in vetro

si è chiusa scivolando

fra me e tutte quelle facce,

io fuori e loro dentro,

e mi ha lasciata al di qua

della città dei sogni,

così piena di luce,

di musica e avventura.

E mi sono svegliata.

 

Le mani della notte

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Brani di musica cielo

sinfonia delle stelle

senza respiro di pause

per sempre. Così,

guardare in alto

è come amarti,

cercarti ancora

nel fragile tessuto

del nostro divenire.

Eco del ripensarti,

io sarò aria

e vento collinare

che scende dalle valli,

chiamerò il tuo nome

scrutando i cimiteri

per ritrovarti, amore

e indosserò

le mani della notte

per poterti

di nuovo accarezzare.

 

Picciolo di Nuphar (I tuoi occhi sono fari abbaglianti e ci sono davanti)*

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Forse sarebbe l’ora

di scrivere per te.

Io non ho mai capito

i ritmi del destino

e apro sempre a caso

il libro dei ricordi.

Così, questa mattina,

mi sei tornato in mente,

ragazzo buono e bello,

cui non ho dato niente.

Stavamo sezionando

il Nuphar nel picciolo,

il neon che disegnava

un buio sofferente,

un gruppo di ragazzi

più o meno sui vent’anni

e tu che mi cantavi,

ma sempre sottovoce,

canzoni sui miei occhi

che io tenevo fissi

sul grumo cellulare,

così per non guardarti

e mi batteva il cuore .

Eri talmente giusto,

con il tuo sguardo chiaro,

la voce ormai da uomo,

il corpo di un efebo

ed il tuo ciuffo bruno,

l’accento genovese,

la voglia di studiare,

benché già lavorassi,

che mi ero messa in testa,

io, venere maldestra,

con gli occhi verde lago,

cieca per timidezza,

io, di non meritarti,

non essere all’altezza.

E venne quella sera,

la sera dei leoni

con i faccioni rossi

della contestazione,

che tu me lo chiedesti,

dopo l’osservazione

del fusto del Sambuco,

che dentro è tutto vuoto.

“Facciamo quattro passi?”

Guardavi con dolcezza

verso il carruggio nero,

svelando le intenzioni.

Non so cosa risposi,

ma certo non fui doce

e mai più mi cantasti,

ragazzo, la canzone.

*Verso tratto dalla canzone “Yeeeeeh” di Mal & The Primitives