Casa nuova

Il mio univrso con Marte e Giove

Manca un mese lunare

al compimento dell’anno.

Molta pace qui in casa,

piccolo paradiso interrotto

solo dalle campane

che da un po’ detesto

e c’è ombra e c’è fresco.

La sanità mentale pare

a portata di mano

e la sera con il cielo

decorato stellato

spenzolato sopra i tetti

e Marte e Giove, l’universo

sembra così vicino…

Quindi sto bene e mi contento

del mio trasferimento,

non ho rimpianti

(un fatto molto strano)

se non fosse che faccio

sempre troppi conti

e concludo che mi manca

di poter fermare il tempo.

Camini

cinque camini .png

Cinque camini allineati

scenari della sera

sopra i tetti. Note acute

delle antenne verso il cielo

lo spessore  del silenzio

ed il suo peso. Rantolando

inghiotte gente e passa

la voracità di un autobus.

La mia malinconia non parla,

attende.

Saudade: rimpianto del passato, nostalgia di un futuro che non sarà, speranza, accettazione…

 

Pareidolie celesti

tramonto virtuale metal

Una sera come questa

-con l’ala del gabbiano

che dipana il cielo

in esili biancori nuvolari

e le pareidolie di  un nuovo mondo

e laghi blu profondo

e torridi deserti accanto

che un fuoco porpora riarde-

c’è troppa tenerezza dentro

per essere reale . O assurda levità

della speranza!

Liberami l’anima

Anturium su fondo rosso

Curami la tristezza

strappami via dal corpo

quest’anemia della sera

che mi aderisce alla pelle

seducendomi il cuore.

Dammi amore la forza

di ritrovare in cielo le stelle

di essere fiore danzante

ala di rossa farfalla

spruzzata di polvere nera

anthurium già colto reciso

anima non più prigioniera…

Tango di strada

violinista mancino fumetto

Almeno ci fosse in casa

un po’ di vino buono,

onesta trasfusione

di umore più giocondo,

rimedio naturale

di questa mia attitudine

al panico serale…

È come se il giorno spento

mi si portasse via,

col cuore sminuzzato

ed ogni sogno infranto.

Io odio le campane

ed il silenzio intorno,

ora che annotta presto

la gente si rintana,

non parla più giù in strada,

molesta compagnia

da molti non richiesta,

per me un’analgesia.

Per tanti giorni c’era

un violinista cane

che mi suonava male

un tango da balera,

stonato e sempre uguale,

lo stesso ad ogni sera

e io ridevo dentro,

sognando di danzare,

poi non è più tornato.

Quanto dovrò aspettare?

Preghiera del mattino

Eos del vaso

Alba, alba divina

che, quando è l’ora,

ti mostri più scura

della sera più nera,

poi, emorragicamente,

per un fendente di spada

inizi a sanguinare

da oriente

facendo sgorgare nel cielo

un fiume lattescente

e, anemicamente,

senza pudore

ti strusci alle case

fugando dai muri

del sonno il languore

mentre la notte muore

e la tua veste, perdendo

il candore verginale,

si inzuppa del sangue

nuziale, sposa del sole,

quando passi di qui,

ormai donna pietosa

del destino mortale,

dispensa l’amore

alla nuova dimora

e fuga per sempre,

stendendo la mano

dalle dita di rosa,

la rabbia, la lite,

l’odiosa discordia

e la vile paura…

Ascolta, o luminosa,

la mia pura preghiera!