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La cucina di zia Paolina

By Poesia No Comments

Ardeva calmo il fuoco nel camino,

nemmeno un alito di vento

a contrastarne l’ascensione

nell’ovatta azzurrata della sera.

La campana rintoccava

per spezzarmi il cuore,

perduta com’ero nel pensiero

di tutti quei giorni divorati

dal passare del tempo,

quando, in quella cucina,

lavavo il mio bambino

e quando, ancora prima,

nella stanza con la porta scura

ed il suo legno occhiuto

che chissà cosa vedeva,

mi confondevo con l’uomo mio

nei fioriti prati dell’amore

e tutto, intorno, spariva

e quando, prima ancora,

piccola bambina,

parlavo con chi il mio cuore

cerca ancora

e par non rassegnarsi

al cimitero. L’unico luogo dove

la troverei ancora.

 

Ubriaca d’infinito

By Poesia No Comments

Io triste

per questo scivolare via dei giorni,

sapendo di mattina le ore fino a sera.

Che importa se si è fatta l’aria lieve

e sotto la città sferraglia greve?

Signora di una casa che è prigione

mi avvito sui miei spazi e mi ci inchiodo

e il sangue scorre piano fino ai piedi…

Madonna di un altare senza santi

intercedo presso me per sopportarmi

e immenso canta da sparuti mantici

quell’organo dai sogni reso grande

che sfonda con le canne tutto il cielo,

visione di etilismo condiviso…

 

Rinunciare alle Liridi

By Poesia No Comments

Non vidi l’altra sera

volare via da Vega

lo sciame delle Liridi.

La luna era nebbiosa…

Sai, quando venne l’ora

avevo chiuso a notte

le mie mille finestre

negandomi quel cielo,

col petto rattrappito.

Il cuore della casa

a chi passava fuori

apparve nero nero.

 

Povertà d’amore

By Poesia No Comments

Tristissima di povertà non sonora

-non mi lamento, non piango, non racconto-

mi sfogo sull’eczema di un braccio e poi mi fermo.

perché il sangue romperebbe il segreto.

E mi vedo sul greto del torrente di Albenga,

quando ancora non sapevo niente di niente

e per questo speravo e ridevo ed ero il re

del mio piccolo mondo, che confinava col mai

e col sempre, per quanto vicina io ero alla nascita

e lontana, lontana dalla mia morte. Eppure

qualcosa intuivo, quando la sera vorace

si mangiava la mamma, se nessuno accendeva

la luce di casa e il suo bel viso un po’ triste

splendeva nel bagliore inquietante dei lampi

e, in fondo in fondo, la Gallinara era nera,

o quando la mite oca bianca delle rive del Centa,

senza volere, mi feriva con la lingua coperta di denti

se con la piccola mano le davo il mangiare

e io ci rimanevo molto male… Perché mi morde?

Così adesso sono tale e quale a quel tempo

e, da dentro il cuore, esigerei esser nutrita

d’ amore e mi vergogno, lo so che non va bene,

ma vorrei averne almeno quanto ne ho dato.

Pareggiare, in questa maremma amara di ora,

quasi tutti i conti e, posta la mummia semiviva,

l’indegna quiete in cui mi trovo bendata adesso,

sul letto di tutte le sere, morire finalmente d’amore.

 

Fine di una bella giornata

By Poesia One Comment

Sta scendendo la sera prestamente

con passo montanaro cadenzato

dal culmine montuoso del mio giorno.

Troppo svelta, troppo bella, troppo vera,

non sente la fatica lungo il fianco?

Non teme che la notte la depredi

degli ultimi splendori del suo cielo?

Se non sospira lei, sospiro io.

Rallenta, mia dolcissima ragazza,

attenua il languimento del tuo canto

e scaglia qualche stella sul mio mondo,

trasformando in speranza il mio rimpianto…

 

A volte in sogno tornano…

By Poesia One Comment

 

Dedico queste due composizioni alla mia bisnonna materna, Marcella Ceresa,  la prima è stata ispirata da un recentissimo sogno, la seconda, un gioco linguistico, ne è la figlia naturale.

 

Seren sarà

 

Che tramonto ci fu

ieri sera!

lo vedevo

dilaniato dai tetti,

ma era bello,

era bello lo stesso…

Stanotte ho evocato

un fantasma, la bisnonna

dai tempi già andati.

Ho invitato al mio tè

questa notte

Marcellina Ceresa

e i miei cari.

Nonna Lina è venuta per me,

e ha accolto

su di sé i miei peccati.

Ed un Cristo

a mezz’aria ha sorriso.

La sua veste

era rossa, era rosa,

come il manto de cielo

stamani.

 

A Marcella Ceresa (lipogramma in O)

 

Bisava mia negletta,

Marcella detta Lina,

appari nelle nubi

a sera e di mattina.

Trapassi la mia anima

di sguardi e di carezze,

hai veste nera e triste,

ma rechi a me speranza

di estrema luce eterna.

 

 

 

Luce rossa, ombre verdi e viola

By Poesia 6 Comments

Sembrano mani

queste alghe palustri,

giochi di bambino

in un bianco lavandino,

baluginando a sera

ricordi e proiezioni

di ombre del passato

a assorbimento lento,

un filtro di memoria

in questo gran silenzio.

 

 

Meteorologia diagnostica di un caso complesso

By Poesia One Comment

Disdicevole sera

così grave di pioggia

da sembrare una fiera

dilaniata dal parto

su un giaciglio di nembi

ogni ora più neri.

Disdicevole sera

dei miei foschi pensieri

dopo un giorno di diagnosi

e sofismi accademici

di dottori golosi,

come mosche sul miele,

di prelievi venosi.

Disdicevole sera

dei ricordi più dolci

quando il sangue era sangue,

capriole nel cuore,

e l’amore era vita,

ah, l’amore, l’amore…

 

Sintomatologia

By Poesia 4 Comments

Una musica da bar

sale al balcone

dolce come

un cielo di cotone.

In fiato caldo spesso

il vento mi possiede il petto,

come un amante pazzo

mi centra

con un pugno ben diretto,

il tempo di dire “ah”

ed è finito tutto…

Pare la sera afosa

di un giugno un po’ lontano

in un tramonto verde e rosa

con un ragazzo strano…

 

Sera triste

By Poesia 6 Comments

Alla periferia della notte

una sera stanca e delusa

si trascina fra cenci di luce

seminando coi colpi di tosse

la fatica, gli errori, i rimpianti.

Si rannicchia in un angolo buio

anelando soltanto dormire.

Sarà questo, dunque, l’autunno?

Un’eroica agonia senza sogni?

Senza stelle, né luna, né amore?