Cremazione

cremazione

Quando, quanto?

E chi lo sa.

Quantità temporali

qualità spaziali

tentativi risibili

di misurare

l’eternità.

Pochezza immensa

del tempo che resta

e l’immagine impressa

nella mia testa

di una donna

assai vecchia

che culla in grembo

l’urna della figlia

e si chiede perché.

Strazio da inceneritore

inutili le ore…

Smurata la tomba,

ì fornici apocalittici

ingoiano il vaso.

Comincia o finisce?

E chi lo sa.

La terrazza a tasca

nebbia

Graziosa foschia

di una terrazza a tasca

che cerca luce

fra le tegole smosse,

emblema di speranza,

il nord che non si arrende…

Amami adesso,

in quest’alba di gesso

che trattiene la notte

sull’ali cinerine,

amami, mio vecchio,

sul letto claustrale

che geme astinenza

dalle durissime molle,

rinnova le nozze

di Filemone e Bauci

nell’infausta pianura

dei giorni più freddi…

È un hotel di passaggio,

un’ incrocio di strade,

il tempo, l’amore,

la meta, l’andare…

Capodanno degli ultimi

solo

Non ho voglia

di essere felice

con questo tempo

che va

nella voragine del nulla

secondo  su secondo

precipitando. Diffondo

il taedium vitae tremendo

in giro per i bar

direttamente dal cuore

il fiato del mio male

alitando.

Scellerato perlage

gustando

di routine e dolore,

l’amaro nel fondo

tutto da esplorare,

la rotondità della sfida,

la fierezza dei negletti,

la resilienza, la libertà.

Ballare fu bello

Bello danzar

Non è possibile

il ritorno al passato.

Lo sai che ho il senno stanco

e facilmente mi disoriento,

eppure sei tornato.

Tu, musicista disperato

che suoni un solo pezzo,

ogni anno migliorato,

non dovresti farmi questo,

illudermi che il tempo

da noi si sia fermato.

Smetti di suonare

besame mucho

specialmente sotto Natale

quando tutta la gente

ti viene a ascoltare

e ti regala un soldino,

sperando che il sogno

si sia infine avverato

e quest’orribile anno

non sia mai cominciato.

Dovresti capire in fretta

che non mi fa bene

nutrire i due mostri

che porto attaccati

ai capezzoli del cuore,

la nostalgia e il rimpianto,

con questo allattamento

di sdolcinata passione,

le stesse arie dei giorni

in cui  ballare fu bello

e così dolce l’amore…

Quando ridi (piccolo esercizio di poesia cortese)

Un sorriso antico

Ridi ridi dolcemente

come sgranando perle

sul bianco dei denti

e corre la voce

su piccole note,

se fossero guizzi

di una cascata

avrebbero dentro

l’arcobaleno,

mia piccola dea

innamorata.

Non sei, non sono,

non esiste più il tempo,

per sempre ti guardo

e bacio l’eterno.