Il mare intorno

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Un’elemosina d’estate

per una mendicante del tempo

fra questi rovi incendiati

dall’infuriare del vento,

la salamoia del pianto

e i voli neri radenti

di cormorani affamati.

 

Alberi neri all’hotel della rotatoria

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Quando gli alberi diventano neri

e graffiano inquieti il roseo viso della sera

sanguinando di sole morente, ecco, io sono.

Spirito del buon ritorno divento e volo,

volo lontano nel tempo e ti ritrovo.

Per una sera almeno, ecco nasce finalmente

il nostro amore che insieme abbiamo soffocato.

Ucciso, come un bambino mai nato.

E ti sposo. Sontuosamente i miei sedici anni

ti dono. Per sempre, in un altro universo mi dono.

Ombra

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Quando galleggerò

come un vaso al tramonto,

ombra perduta nel grigio di un muro,

portando con me come anima il sole,

io non sarò se non nei tuoi occhi,

muto riflesso di un tempo finito,

sarò un tuo sospiro, un rimpianto,

un pensiero…

 

 

Il pensiero

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Inerme quasi rotto il cuore

patente sui liquami dell’ora

fa imbibire le sue crepe di creta

dal grigiore ostinato del tempo,

un novembre di cracule e corvi

che fu avaro di cielo e di sole.

E così si consuma la sera,

non diversa dall’inizio del giorno,

con le sue suggestioni angolari.

Con le vesti ormai lacere d’ansia

verso spigoli acuti di muri

si suicida in eterno ritorno

il divino che c’è nel dolore

senza mai lasciarmi morire.

E mi frullano dentro gli aironi

quando grigi nel grigio dei nembi

dal canale spiccano il volo.

Non palude, non mare, non fiume,

una vena nel tempo, il pensiero.

 

2 Novembre

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Oggi lo sento nell’aria

questo novembre di ossa,

fradicio triste colloso,

striscia sui tetti di pioggia.

Cadaveri vani di canto

sfogano i mesti gabbiani

rincorsi dal rude maestrale,

traditori immondi del mare.

Quanto lontana è l’estate!

Quasi non provo rimpianto.

Sai, mi succede ogni giorno

di non volere più niente

indietro dall’avido tempo.

Intanto sbiadiscono in cielo

le ultime stelle al mattino,

io sono svegli dall’alba

e con i miei morti in ritardo

mi giro la casa in silenzio

spazzando i fasti di ieri

con questa coperta di lana

che mi riscalda le spalle,

strappata ad un letto di sogni

che ormai chissà dove vanno.

Tempesta (Adora girando)

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Dervisci rotanti

di nuvole e sole

danzano in cielo

al suono del vento.

Danzami, amore,

sul cuore in tempesta,

rotea più svelto

ché voli la gonna.

Mio sacerdote

di mistici incanti ,

che senti il respiro

dell’intero universo,

rapiscimi in alto

in un vortice caldo,

confondimi i sensi,

smembrami tutta,

così che io lasci

per sempre i ricordi

e il grigio livore

di questi miei giorni,

portami là,

oltre i ritmi del tempo,

portami là,

dove trema la foglia,

portami là

dove gira l’Eterno.

 

Il mio tempo

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Mi  ero scelta il mio tempo,

solo un piccolo avanzo,

era il tempo del dopo.

Dopo aver provveduto,

con amore, s’intende,

a ogni mia obbligazione

da pagare alla vita,

avrei fatto quel viaggio,

avrei scritto quel libro

e cercato i parenti,

quelli mai conosciuti,

avrei dato una festa

e ti avrei risposato,

a metà  per amore

ed il resto per celia.

Sarei stata a New York

sorvolando le guglie

di quei cieli turriti.

Avrei fatto di tutto,

proprio tutto, ma dopo.

Io ora ci sguazzo,

nel mio dopo che è adesso

e mi sento ingannata,

mentre corrono i giorni,

quelli che non c’è dopo,

quelli che “sono stanca”

“sono stanca e malata!”

 

 

Diagnosi

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Tristi mattine

degli ultimi giorni,

latte e biscotti,

che a me piace tanto,

e questa mia tosse

che lacera dentro.

Intorno, silenzio

e dalla finestra

il rantolo roco

di una città stanca

che si trascina.

Tu ancora dormi,

avvolto nei sogni

e nel bozzolo stretto

del lenzuolo rubato.

Te ne pendi così,

dal tuo gelso illusorio

di speranze e sorrisi

e la strana certezza

che ci sia sempre tempo

per la vita, l’amore,

per il viaggio in Lapponia

e per me che ho paura,

ma che in fondo

sto bene.

Deificazione (piccolo esercizio di poesia cortese)

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Per quanto averti

sia impossibile,

piccola chimera

dei miei sogni,

io vorrò darti

motivo di amarmi.

Io ti darò l’Oriente

di albe perfette

e tutti quei cieli

che porto nel cuore.

Tutti i miei giorni

il mio primo pensiero

sarà il tuo viso,

sei tu il mio sole.

Io coglierò i fiori

che sotto ai tuoi piedi

genera terra

al sentirti passare.

Ti darò il gelo

del mio ultimo inverno,

ti darò il fuoco

che accendi nel cuore.

Ti darò il tempo

di ogni respiro,

da quando ti vidi

all’ ultimo giorno,

ti darò il sempre

che ti fa eterna,

perché eterno

è l’amore che provo.

Alle fonti dell’Elf

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Apre specchi nel bosco

il tuo salto infantile,

o mio Elvo incantato

che lassù, alle tue fonti

ti disveli in segreto.

Fanciullino tu resti,

basta solo salire

per spiare i tuoi giochi

che divengono sempre,

ogni anno più nuovi,

ogni giorno diversi.

Ma io no, io mi invecchio,

non esiste l’ascesa

nel cammino del tempo,

solo un lento fluire

all’eterno del mare.

L’immagine che illustra la mia poesia è una fotografia di  Roberto Munarin, che ringrazio di cuore per avermene concesso l’utilizzo.