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Musica dodecafonica

By Poesia 12 Comments

Mi pare proprio

dodecafonia

questo concerto

della vita mia

e ossimorica

contraddizione.

Contro gradiente,

immobilità stanziale

cerca di muoversi

per realizzare

brulichio di progetti,

come un alveare.

Volere e potere

in permanente tenzone,

un corpo nel mezzo,

fantoccio di stracci.

Una vecchia gallina

razzola stanca,

ali immense disegna

con la sua gialla zampa.

E adesso chi ascolta

si apra alla danza.

 

 

Solstizio d’estate (percezione malata di un poeta disincantato, che esclude ogni trionfalismo)

By Poesia No Comments

 

Ecco qua,

ricomincia l’estate

e pare già malata.

Asmatica, affannata,

con le scarpette da ballo,

sformate,

quelle dell’anno scorso,

infangate, tenta una danza.

Lo so, è una mia fantasia,

ma il tempo qui

è sempre più opaco

l’aria si appiccica contro,

pregna di goffi licheni,

o alghe spiaggiate

indecenti.

Umidità 80%.

Ma le rondini volano in gloria,

perché il cibo non manca.

Benvenuta, Estate stanca!

Verginità corrotta, marginale,

indegna vestale,

mentre il sole

un poco al giorno muore,

agonia che inizia col solstizio,

dissipi calore. E ci fai sudare.

 

Pop art

By Senza categoria 2 Comments

Assurdità in equilibrio

come una palla morbida

per la riabilitazione

sulla stampante dello studio

ferma immobile, relitto

nell’urgenza di far posto

al robot aspirapolvere,

altra anima di una vita

sempre più artificiale.

Fuori intanto giace la corte,

fazzoletto fra i palazzi,

geometrica, fumettisticamente

claustrale. Eppure. Chi molcirà

l’abisso della vuota solitudine

che ogni sera mi assale?

Forse i pallini di Lichtenstein?

 

Prospettive escheriane

By Poesia 3 Comments

Escherianamente estenuata

dalle false prospettive

delle scale e delle loro ombre

che divorano la meta. Non s’arriva,

non si torna, non si sale,

non si scende. Fatica per niente.

E non sarebbe niente

se, dopo aver lasciato

nella casa poco amata

tutti gli orologi che avevo,

anche la vecchia pendola,

almeno si fosse fermato il tempo,

che batte ancora col suo morto cuore,

spaventosamente.

Seppelliti i cadaveri dei ricordi,

uccisi i mobili del primo novecento

e i loro tarli, senza mai più bandire

lo sfrontato sole, salendo al piano

quarto della casa nuova

con un bell’ascensore,

mi porto il buio e quelle rampe

dentro. Non salgo, non scendo

e in questo doloroso passatempo

spreco infinitamente il tempo.

 

La fucina del tempo

By Poesia No Comments

Invereconda incudine

che pesi sul mio petto

facendo risuonare

i colpi del tu maglio,

fattrice di scintille

e, molli come cere,

di immagini di fuoco,

tanto per tormentare.

Sapessi quante notti

io cerco il mio passato,

già freddo, già forgiato,

che tanto mi riguarda

e in me delira il magma,

battuto e ribattuto,

di un tempo non formato

che ancor non mi appartiene!

Intanto il mio respiro

si immola in vapore.

Che n’è della mia vita?

Che n’è dei parti grami

che volli in bronzo eletto

e invece sono scorie?

 

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