La baccante

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baccante

Apparecchieremo

il tavolo grande

faremo festa,

amore, ogni giorno,

tintinneranno

le nostre stoviglie

sfiorando il cristallo

dei calici fini.

Noi rideremo

del tempo che passa,

consumeremo

ogni nostro momento

e tutto l’oro, tutto l’argento

e tutto il sole,

dall’alba al tramonto.

Edmond Dantès

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Elefante di notte

Tutte le speranze

trattenute dentro

per tanto di quel tempo

come una gravidanza

d’elefante lento

che ti pare di scoppiare

e così tanta vita in corpo

che la piccola esca

di un giorno di sole

la potrebbe brillare

e la pazienza di un saggio

invecchiato in un tempio

per poter aspettare.

che giunga il momento…

Tornerai

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e vai e vai

E vai e vai …

il tuo curvo esitare

sulla soglia ostinata

di un bacio non dato

e che sarà mai?

Nemmeno un ciao.

Io, le mie spalle,

la vestaglia gettata

sull’indisposizione

del mio restare.

Anche questo

è star male.

E che sarà mai?

Tornerai, tornerai!

Il tuo ritratto

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il tuo ritratto

Mi dispongo a ritrarti

mi arrabatto arrangiando

le dita in tormento.

Perché io son così:

scolpisco  la carta

con il mio movimento.

Trascinando nel bianco

il nero inchiostro, lo diluisco

e, mescolando, piallo il livello

fino a quando ne sorge

qualcosa di bello:

uno zigomo stanco

il tuo occhio da rospo,

ed il naso rapace

alle soglie del fosco

sorriso tuo amaro

con le pieghe di scuro

che ci ghigna sul grugno

quanto un tempo hai sofferto.

Equinozio del 20 marzo 2016 ore 5 e 30

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nanna

Vorrei parlare di te

quando dormi

e lo farò stamattina

presto, adesso,

quando l’equinozio

di questa primavera

e la rorida aurora

cospargono di rosa

e terra e cielo.

Tu dormi beatamente

con ostinazione d’infante

in totale abbandono

all’estasi  del sogno

e se non è una qualità

questa di te, che io canto

e addirittura adoro,

almeno è una piccola cosa

che crea la tenerezza

e ricopre l’amore nostro

di petali di pesco.

L’ultima neve

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l'inverno che se ne va

Suonano di ossa stanche

i miei già lenti passi nella vita

e più la primavera affanna i rami

di fiori gemme e nidi nuovi

e inventa cieli azzurri e voli

più io mi sento estranea e grave

e più si fa vicino il bianco giorno

in cui mi donerò all’inverno

e gli sarò compagna in gelide contrade.

La candela di Torri del Benaco

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candela sull'acqua.jpg

 

Non so che anno era…

Comprai una candela,

che era troppo bella

per darla al suo destino

e poi lei mi parlava

del luogo dove nacque,

che era là sul lago

dove lasciammo i sogni

appesi come agrumi

in calde limonaie

fra roridi profumi.

Ma è tempo di cambiare,

così dentro a un cassetto

di inutili tesori

che non porterò via

oggi l’ho ritrovata.

Graziata dall’oblio,

le ho dato breve vita:

a morte l’ho incendiata.

Anthurium nano

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anturium nano e cielo

Come un fiore farfalla

avrei voluto un tempo

volare. Lieve la mente

e la voglia di andare,

strappare il mio stelo

sanguinar conseguenze,

senza mai temere,

rossa di ali inventate,

cielo che m’appartiene,

che poi sarebbe vento

per la portanza alare.

Ma stamattina, ormai,

io mi sento più vecchia,

come un’arpia civetta

che non ha mai volato

e grigia polverosa

di un sonno malato

e ho tanto di quel freddo

in ogni parte addosso

che brucerei nel fuoco

adesso, col cappotto

e quel che indosso sotto.

 

Mezza minerale (amori di gioventù)

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bottiglia

Rigurgita il verde già pregno

del breve stagno alluvionale…

Sento le prime rane a sera

già pazze d’amore cantare,

eppure marzo congela

gli orgiastici amplessi

nel rigore invernale.

Sul mio tavolo ordinato

come un chiaro altare

solo una mezza minerale,

acqua chiara e pura,

ma già morta di paura,

tranquillità emozionale.

Ah, poter tornare a bere

(e nuotare e gracidare)

là dove scorreva lenta

la mia torbidità vitale!