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Foliage: 23 settembre 2022

By Poesia No Comments

 

Un altro equinozio

rosseggia tra i viali,

Mabon se ne va,

e tu credi che torni.

Ma io no. Perciò piango

e ti stringo le mani,

ammaliata dal freddo

che seduce la mente,

il mio corpo, le cose

ed annebbia i ricordi.

“Avec le temps va, tout s’en va”

graffia a sangue il mio cuore

scricchiolando di foglie

un buon disco rigato.

 

Luce rossa, ombre verdi e viola

By Poesia 6 Comments

Sembrano mani

queste alghe palustri,

giochi di bambino

in un bianco lavandino,

baluginando a sera

ricordi e proiezioni

di ombre del passato

a assorbimento lento,

un filtro di memoria

in questo gran silenzio.

 

 

Il sapore del sabato

By Poesia 3 Comments

 

Il sabato intenso di sigaretta

fin dal mattino più fumo,

noi a scuola lo stesso, a casa mio padre,

la mamma casalinga da sempre,

le labbra intense viola ciclamino,

marchiate (da donna, da madre,

da signora?) come volle il destino

e in mezzo, ma non sempre,

una briciola di tabacco che pende.

Serraglio e Camel mia madre fumava

e poi, poverina, ansimava

con gli occhi intensi di ghiaccio

intesi a sfidare l’altrui cedimento,

il suo, certo, no.

Mio padre, invece, non aveva la bocca.

Lui aveva baffi bizzarri. Di uno strano tono,

mimesi interessante della sua divisa

da fatica, verde bruna, di fante.

Lui fumava nazionali. Fedele, costante.

Un’intensa aura di divinità sovrastante.

Un guerriero, un cavaliere, un papà.

Niente di servile, all’orizzonte,

solo le sue verità.

Cavalcava una Vespa

colore dell’acqua marina

che fendeva volando guardinga

il ponte lungo del Centa,

col grappolo umano contento:

Il centauro, la figlia più grande

seduta, io in piedi davanti

a sperare, in attesa che un giorno

sarei stata l’amazzone in sella.

E tutto quello che doveva succedere

è già successo, adesso.

Brutta sensazione!

Ho preso quattro in ginnastica,

non so scalare la pertica,

sono brava in latino, sono brava papà.

La sorella sposa che se ne va.

Poi un girotondo sempre più teso,

dissonanze nel concerto grosso

che ci piaceva tanto, qualcosa di storto,

un violino furioso, un violoncello offensivo

e la tosse ostinata al mattino.

Non è più la stessa musica, mamma,

che la tua artrosi suonava penosa

e io a volte fingo, ma arrivo fino a Satie,

poi non mi piace più quasi niente…

Ma dove corre la tua mente, papà?

E dopo, catartici, agri a metà,

i lunghi anni di dolore e pietà.

 

Nudo femminile

By Poesia 8 Comments

Quante di me

nudità tu vedesti?

Le mie fonti, assetato,

di giovane ninfa

anelasti ed accolto

fra i miei seni moristi,

per risorgere nuovo

al divino connubio.

I miei lombi dischiusi

come petali estivi

tu vedesti scostarsi

e con mani commosse

accogliesti tuo figlio

e l’odore di vita

come fiera fiutasti.

Oh, felice animale!

Che momento fu quello!

Piangevamo ridendo

con i baci sgranati

fra i magnifici denti.

Per lunghissimi anni,

l’amore fluendo,

io fui la tua donna,

con la pelle ben tesa

ed il petto fiorente

e mi avesti al tuo fianco,

così forti e felici

e io così bella

e la ὕβρις sfrontata

da sfidare il divino.

E la νέμεσις eterna

alla fine arrivò

e mi prese le carni,

la mia polpa violata

coi suoi morsi staccò.

Il mio corpo corrotto

or sostiene il tuo sguardo,

il tuo ciglio velato

di dolore e pietà.

Ah, gli amplessi dei corpi

or ridotti a un sospiro!

Or le mani soltanto

tu mi stringi di notte

con amore infinito

e a me misera doni

un’eletta beltà.

Certe volte mi baci

appoggiando la bocca

alle labbra anelanti,

mi ci soffi il tuo fiato

mente imploro in affanno:

“Dammi ancora la vita,

un minuto, pietà…”

 

La sposa

By Poesia 5 Comments

Mi vestirò quel giorno

con vesti sottili,

drappeggiati amanti

nelle mie carni, mani sonore

di violoncello.

E per volare,

sul battito forte del cuore,

fughe rincorse di organo

in volte di chiesa.

Sarò la sposa del vento

e dal tempo, cantando anch’io,

me ne uscirò leggera.

 

Risveglio

By Messaggio ai lettori, Poesia 6 Comments

Partoriti da lembi di cielo

i bianchi ponti fra eterno e orizzonte,

cosicché questa terra scompare.

Sta morendo il mio ventre, qua sotto,

di strazi tardivi e dolori…

Da vero viandante,  mi accampo

ad aspettare che passi il mio giorno,

come un acquerello all’inglese

di rovine e passato splendori

e le mani impietose d’autore

che tirano un telo sul mondo,

una notte o la morte, non so.

Io aspetto, tremando, un Risveglio.

 

Messaggio ai lettori: Per illustrare questa poesia ho “commissionato” al pittore Riccardo Scarpellini un acquerello che si ispirasse ai miei versi. È nata così con gran spontaneità e immediatezza un’opera delicata, sgorgata dalle sue dita esperte e dalla sua sensibilità poetica,  opera che io giudico fra la migliori della sua vasta produzione artistica. Un grande grazie!

A chi desiderasse  dare una sbirciatina agli acquerelli del troppo schivo autore, di cui è possibile, ma non facile, accedere all’acquisto, consiglio di provare a questi indirizzi:

riccardo.scarpellini@gmail.com

@riccardino45

 

 

 

 

 

 

 

Sommario

 

I due vecchi

By Poesia, Senza categoria No Comments

 

Verità da camera da letto,

il monte ginocchio appeso

allo specchio,

il soffritto del pranzo che stagna

nel riflesso.

Un barbecue di illusioni rosolato

da un vecchio.

Un amore d’ottobre, pisolando

parecchio,

si scalda al meriggio di sole e solecchio.

Le mani ora solo intrecciate

in amplesso

di efelidi, artrosi. E il suono all’orecchio

di antiche promesse, mantenute

all’eccesso.

 

Perché non dormo ancora

By Poesia No Comments

Perché non dormi ancora?

Perché quando chiudo gli occhi

vedo pozze azzurre e foglie di palma.

Perché nel buio mi sento sfiorare

da persone. Tante. Come se tutti

dovessimo passare dallo stesso

varco stretto. E i loro fiati addosso.

Perché il mio corpo è dismorfico

nel letto. Ho la testa grossa e braccia

e gambe di gomma molto lunghe.

Perché la volta della stanza si estende

in una cupola infinitamente grande.

Perché mi si spacca la fronte di netto

e mi esce fuori la mente e si espande

in un vasto universo creato dal niente.

 

L’amato tuo Chopin

By Poesia No Comments

Che ne diresti, amico,

di fare un po’ di musica?

Io ascolto, tu che sei bravo

suoni. Mandi le mani magre

dietro ai tuoi vecchi sogni

e io, che ti conosco, a volte

li indovino, viatico divino

l’amato tuo Chopin.

 

Conversazione nello studio rosso come un cuore

By Poesia 8 Comments

Volano le mani

planano sule rosse ombre

dello studio, pareti rosse,

luci rosse, installazione.

Si inseguono, coi gesti

descrivono un sogno,

stridule come rondini

rivivendo il passato,

uno squarcio, un ricordo.

Fuori, intanto, il tramonto

livido grigio si avvolge

nel suo manto mesto

rabbrividendo.

 

 

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