Ribalta

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A me piacque danzare.

Coi dolorosi puntali

delle scarpette infernali

e con l’acerbità del corpo

provare a ricamare

le magiche storie

del mio mondo invernale.

Ma, quando gemeva

l’assito del palco

e il pubblico immoto

aspettava il mio balzo,

già mentre volavo

avevo paura. Fallire?

Cadere? Adesso ripenso

al mio cuore bambino

e a quella grande paura,

che, per farla farla finire,

ci fa rinunciare…

 

Buon anno! (Trilogia)

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Pandemia

Endemicamente fiorisce

questa malinconia dolorosa.

Quasi bella, sboccia come una rosa

da radici di neve e sangue e spine,

dovunque tu voglia,

anche ai margini di una rotatoria.

Ed è contagiosa. Si sparge

con questi sospiri bronchiali,

alveolari, ali di pensieri, e vola

sotto forma di spora. O samara,

leggera come fosse primavera.

Appassisce un anno intero

nella mente, nel cuore.

S’ arrossa la congiuntiva,

essudando rimpianto, paura,

attesa e speranza, forse,

di vita futura migliore

da quel piccolo foro ai lati

dell’occhio caruncolare,

rosa rossa del male.

Le lacrime sono il vettore.

E diventa pandemia questo lutto

cocente da fine imminente

di un anno di vita, la nostra,

condotto assai mediocremente.

Infetti

Noi siamo umorali,

leggermente lebbrosi

e un po’ contagiosi.

Per buoni motivi,

che noi comprendiamo,

parenti ed amici

si mostrano schivi.

Così siamo soli,

ma, pieni d’amore,

a tutti auguriamo:

“Buon anno, brindiamo!”

La rotatoria

Alla rotatoria c’è un posto

dove andremo a mangiare

e, se tu vorrai, resteremo a dormire.

Non è che ti chieda di fare all’amore,

soltanto brindare, mangiare, gioire.

Se poi tutto questo ti farà innamorare,

allora saprò come farti godere.

Sarà il buon inizio di una storia importante,

oppure la fine di un anno normale.

A tutti gli amici che mi seguono un sincero ringraziamento per essermi stati sempre così vicini  e avermi dato con il loro sostegno la voglia e l’entusiasmo necessari per condividere qui pensieri e emozioni. Auguro a loro e a chiunque passi di qui un sereno anno nuovo in cui possano realizzare le proprie speranze, i sogni segreti, le loro aspirazioni.

 

 

Il giorno dell’ansia

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Oggi è uno di quei giorni

di tempo così espanso

che ogni minuto dura

un quarto d’ora, un tempo

di scorrimento lento,

come un fiume alla foce,

morte al rallentatore.

Il silenzio ha una connotazione

da esecuzione capitale,

un nodo scorsoio alla gola

senza poter  mai parlare.

C’è una calma in giro

senza colori e sentimenti,

un fine estate crepuscolare,

un tramonto senza gloria

né colore, senza voglia

o potere  di gridare,

laringectomia sacrificale,

un grigiore interiore

che vetrifica lo sguardo

nella cataratta di chi aspetta

senza poter vedere il mostro

della sua paura.

 

 

Diagnosi

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Tristi mattine

degli ultimi giorni,

latte e biscotti,

che a me piace tanto,

e questa mia tosse

che lacera dentro.

Intorno, silenzio

e dalla finestra

il rantolo roco

di una città stanca

che si trascina.

Tu ancora dormi,

avvolto nei sogni

e nel bozzolo stretto

del lenzuolo rubato.

Te ne pendi così,

dal tuo gelso illusorio

di speranze e sorrisi

e la strana certezza

che ci sia sempre tempo

per la vita, l’amore,

per il viaggio in Lapponia

e per me che ho paura,

ma che in fondo

sto bene.

Dai tetti

By | Poesia | No Comments

Mancava un giorno

alla luna fragola

e il caldo di Venezia

mi era scoppiato dentro

fragoroso.

Tutto era sospeso,

dentro e fuori  di me,

come il fiato della luna

ed avrei pianto di paura.

Perché mi faceva male,

amore, vedere, come un dio,

tutto dall’alto,

ma non sapere niente

del futuro.

Amara madre, amaro mare

By | Poesia | 7 Comments

abisso

Tutti questi litri

di liquido amniotico

riversati nel mare

di sogni agitati…

Io ti desidero, madre,

e ti riconosco

e ogni notte ritorno,

ritorno e mi immergo

e comincio a nuotare,

ma da sempre è fatica

e paura e freddo piacere.

È questo che provo

spezzando l’onda scura

del mistero abissale.

Perché mi respingi,

carissima madre?

O forse mi ami a tal punto

da allontanare da me

il meriggio fatale

(già il sole al tramonto

mi acceca  lo sguardo)

e impedirmi di andare?

La primavera di Carlo

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Il bacio

Un giorno mi baciasti

con la tua bocca impura,

trovasti una bambina,

il fragile stupore,

l’ostilità dei denti chiusi

a tutto quel piacere…

Portavi i calzini bianchi,

forse a quel tempo usava,

occhiali grossi spessi,

lo sguardo da ingegnere,

paziente intelligenza,

difficile da dire…

E mi cantasti “Zingara”

storpiando le parole,

credo per farmi ridere

e farti perdonare.

E c’era l’erba in fiore,

lassù sulla collina,

lontano, muto, il mare

ed il silenzio spesso,

canti di  vento australe.

Faceva quasi caldo,

avevo le guance rosa,

morivo di paura

e qualcos’altro ancora.

Poi tu te ne andasti,

non lo trovasti il tempo

per insegnarmi a amare…

I molti letti

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la casa dei sogni

Recentemente ho capito

per illuminazione

perché certi sogni,

in apparenza banali,

fossero fonti

di grande paura,

da svegliarmi sudata,

con la gola essiccata…

Io sogno case buie

con lunghi  corridoi

e camere con molti letti

dove passare la notte

e ci sono i vivi come me,

perché ancora io lo sono,

e ci sono i miei morti

che stanno a riposare.

Facciamo tutti silenzio,

mi sdraio, spengo la luce

e mi desto prima di morire.

…Sono ricordi degli obitori

dove con grande dolore

ho visto per l’ultima volta

quelli che ho molto amato

e che non ho lasciato andare.

Specialmente mia madre,

quando sono scappata,

appena un attimo prima

che chiudessero la bara.

All’amico sensitivo

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L'appeso

Lo so che non vuoi

farmi i tarocchi

e un po’ lo capisco:

Vedere è rischioso.

Ma se tu immaginassi

quanto mi affanna

quest’allerta continua

che sento da giorni,

scioglieresti la lingua

al tuo mazzo di carte

che umili da anni

in fondo a un cassetto.

Ho un groviglio di rovi

in un angolo scuro,

dentro un antro del cuore.

Ho paura ogni giorno,

poi, di notte, terrore

e tu, caro amico,

hai lo stesso talento

che aveva mia nonna,

da te saprei tutto,

nel bene e nel male…

Suoni

By | Poesia | No Comments

cabrata animale

Passano stridendo alla finestra

rapide cabrate di paura o scherno.

Colpi d’ala e suonano le sette

invischiati nel tramonto rantolando

i rintocchi rincorrono i gabbiani…