Colazione con Pinocchio

Pinocchio a colazione

Come un biscotto al burro la mattina

mi è rimasta indigesta la tua assenza.

Il corpo c’era, ma di un burattino

con le orecchie  imperforate in legno

così inadatte a percepire il suono.

Vernice rossa tingeva la tua bocca

a simular  parole che non volevi dire

e i baci tondi che non potevi dare.

Una zuppa di latte e crusca scura

cibava la tua fame di fine segatura.

Mentre scolpivo affannate parole

con cellulosa di densa paura,

diluendo col te l’amara saliva

di povera fata che parla da sola,

chiesi  mesta alle spoglie  del grillo

se t’avesse  Geppetto nel gracile petto

scavato con cura il posto del cuore.

 

Non invecchiare (Lo scorpione)

silvia-scorpionata

Non son riuscita a farlo mai,

neanche quest’anno.

E mi si è aggiunto ancora

un altro compleanno.

Ah, rinascessi sempre,

come le stagioni

e fossi, a primavera

già pronta a rifiorire,

come sopporterei l’inverno,

la noia, la paura

e tante cose ancora

che ora non voglio dire!

Dammi consolazione, caro,

regalami qualcosa,

io, come una bambina,

mi voglio risarcire

per quello che non torna

e sono stata buona!

Halloween (la maschera vera)

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Se dovessi vestirmi

per fare paura,

mi truccherei la faccia

con l’indistinta luce

delle ore della sera

tingendo d’incertezza

le pieghe della bocca

e gli occhi, di paura.

Rovescerei le vesti

in modo che l’esterno

volgesse sull’interno

e il dentro, fuori.

Ho già lavato il manto

muffoso di dolore,

gettarlo sulle spalle

mi donerà il pallore,

il pianto sui miei morti

e tutte quelle ore

passate a disperare

per me, per te, per tutti,

quando ci buttò male.

Cadrà senza rumore

la rabbia dei nemici?

L’invidia dei gelosi

per quello che non ho

si giacerà scornata

dal senso della vita?

O la mia continenza

e la mia grande forza

li manderanno ai matti

perché l’abito vero

mi rende molto onore?

Iris nero

iris-in-dissoluzione

Certe giornate

le avvolgerei proprio

in carta di giornale

prima di buttarle via

nel centro di raccolta

universale,

là dove spezzate

si sfanno le vite,

accumulate rovine

trovano infine

la fine. Io non vorrei

ammorbare l’aria

troppo con le mie.

Ansia da amore,

putredine di viole

e laceranti grida

giallo itterizia

del dolore. Di sera,

l’iris nero solitario

della mia paura,

anche lui a marcire.

In grani di sterile sale

un’usura infinita

della gola. Arsura.