Maja enferma

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Biscotti virtuali

impasto con le mani

avvezze a fare. Ore

di forzata coercizione,

punizione esistenziale.

Lame nei polpacci

di incredulo dolore

e i cuscini a soffocarlo

sul divano esposto al sole.

Corpo inerte,

decontestualizzato,

come un decoupage

estratto da un bel quadro

e incollato sul niente.

Vascello alla deriva

nel mare delle ore lente.

Tu che rientri a casa,

roseo d’aria e di sole,

senti il sabato vicino

e racconti i tuoi progetti…

“Io domani ti farò i frollìni”

rispondo non a tono,

devo sembrarti matta,

ma mi posi un bacio

sulla guancia affranta,

sussurrando a fior di labbra

“Non importa amore!”

 

 

il mio nome è Tenebra

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La mia vena profetica,

emorragia di verità

precoci e preoccupanti,

me la vorrei strappare

dovunque sia nel corpo

o intorno al cuore.

Perché non serve a niente

sapere tutto prima

e non avere avuto in dono

altra virtù divina

che l’arte ciarlatana

dell’essere indovino.

Però lo grido forte:

Prevedo la vergogna

e sangue di innocenti

e guerre all’arma bianca

e faide inconcludenti…

Benché non serva a niente

e che non stia al veggente

mutare in nessun modo

il corso degli eventi,

ancora ve lo dico:

È tempo per noi di amare

ed essere accoglienti,

vedere i propri figli

in tutti gli innocenti…

Respirazione alternata

By | Poesia | No Comments

 

Vorrei che tu capissi

quanto ti sto vicino…

Molto più che amore

è stato gemellaggio,

la vita condivisa

respirando la stessa aria,

una narice per uno,

tu con Pingala, io con Ida.

Come in un solo corpo,

il cibo fu lo stesso

per tutti questi anni

assaggiando le molecole

con una lingua sola,

piangendo le stesse lacrime

e il loro amaro sale

e con la stessa pelle

gustando le carezze,

le mani così uguali…

Stati particolari

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So come ti senti.

Stai come me quando sogno,

o come Alice,

ma in un altro paese.

Questo continuo andare

da un posto all’altro

senza capire dove siamo,

di corridoio in corridoio,

o per le scale,

quando le scale non ci sono…

Con la mente che oscilla

come fosse una molla,

o una palla che salta

e poi si incolla in alto,

senza rimbalzare.

Anche del corpo

non ci si può fidare:

A volte è lungo e stretto,

a volte corto e molle,

tutto trafitto dal dolore,

che però serve per capire

dov’è la mano e dove il piede

e continuiamo a camminare…

Intimità

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Forse un po’ scherzose

a volte frettolose

ancora ho su di me

le mani dell’amore

sul corpo del passato

che solo  vedi tu.

Immerso nei vapori

dalle paludi calde

del tempo dei ricordi

riporti a me il sorriso

che avevo in gioventù…

Piccolo Adamo mio,

così provato

dal peccato originale

da diventare vecchio,

come succede a me,

del resto,

grazie dalla tua Eva

che ti mordicchia il cuore,

per farti rimanere

e il caro corpo offerto

come fosse una mela,

grazie per il dolore

che aiuti a sopportare,

rendendolo leggero,

forse lo porti addosso,

condividendo il peso

con le mie ossa stanche,

grazie per farmi dire

“domani starò bene…”

Bella per sempre

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Cielo del Giudizio

Domani mi vorrei svegliare nuova

come dopo il giudizio universale

reincarnata in un corpo senza tempo

(sempre che io l’avessi meritato)

e un paio d’ali immense per volare.

L’acqua della vita

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acqua della vita

Strano avere il cuore chiuso

a primavera e oppresso

come se non ci fosse più

colore. Invece tutto appare

pronto. Nelle schiarite in cielo

stride un viavai di rondini,

da qualche giorno almeno,

anche il mio corpo è sveglio

o ha smesso  infine di tremare.

Eppure non mi adorna quel riflesso,

il tremulo chiarore della pace,

e la  mia voce gracida nel vento

patetiche mimesi dell’amore,

vorrei ardere di trepide parole,

ma  riesco appena ad essere

CORDIALE. E la mia fonte, sai,

così segreta, che abbeverava

te soltanto e la tua anima

assetata, io credo sia del tutto

inaridita e non esista più per noi

la chiara risorgiva aurata,

che il  sole all’alba incoronava,

dell’acqua prodigiosa della vita.

Le tue fragilità

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fragilità

Questo vasto cielo

tutto scritto di nubi

sbandolate a caso

da un fiato di vento

pare in primavera

per quegli orli d’oro

che guarniscono a caso

il suo bordo slabbrato

a svelare l’immenso…

E invece è inverno,

mio spaventato amore,

e pioverà più tardi

da coaguli di cirri serotini

e dai tuoi tristi occhi

fissi sull’oltre immaginario

di un futuro estremo.

Ma io ti salverò dal tempo

col caldo del mio corpo

ricoprendoti a sedare

i tuoi terribili tremori

e sarà notte e dormiremo.

Indossare le mani

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Mani di notte

Mi piace averti addosso,

sentire le tue mani

sul corpo e sulla faccia,

o lungo tutto il fianco,

mentre tu ancora dormi

o, più semplicemente,

costringerle nel pugno

e poi sentirle fremere,

come farfalle docili,

pulsanti d’ali fragili,

fatte d’amore ostaggi.

La pietà del cielo

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L'espansione

Stanotte volevo evadere con forza

dal mio cielo falso di cartone,

trascendere pareti e muri neri,

aprire le mie braccia oltre l’insonnia

che mi legava il corpo al letto

e all’ossessione losca dei pensieri.

Stanotte mi volevo ri-Creare,

l’anima com’era e un corpo siderale

e mi vedevo spalancare l’ali

a toccare, non so dove, quando e quanto

l’universo e la pietà di un grande cielo.