Stagioni

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Ibisco

Io dissi:

“Finalmente le rose!”

E fu primavera,

un sospiro di vento,

la pioggia più dolce,

e la speranza,

breve a fiorire,

petali sul cuore…

Poi dissi,

affacciata alla notte:

“Come è calda

la sera!”

Ed ecco l’estate

che brucia da sola,

per l’incapacità

di commozione,

e l’aridità del cielo.

Non piove,

riarso è il giardino,

le crepe sul cuore,

il viola dell’ibiscus,

fiore da funerale…

Solo primavera

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baci di camelia

Quando io ti davo

baci di camelia,

solo io sapevo darli,

io sola,

e tu fingevi di amarmi

e la passione si tingeva

di petali rosa,

io la credevo eternità

ed era solo primavera.

Stagnazione

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Riccardo in scatola stellatata

E qui non si va avanti,

la primavera stenta tanto,

c’è chi ulula alla luna,

io le latro ogni notte

la mia ostinata tosse,

ossa rotte, stagnazione,

piccole stelle di latta

cielo grigio di cartone.

Accorgersi del verde all’improvviso

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Verdeggiando.jpg

Alza la sua fragilità di rami spogli

ed è per via del sole che ti accorgi

che t’appariva vizza e vecchia e secca,

poi guardi controluce e sai che indossa

un seducente trapuntato manto:

La primavera arriva verdeggiando

e il sole la rivela nel mattino,

di gemme e nuove foglie adorna,

ancora così acerba, un giorno donna.

Stagioni

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abbarbicata

Pazza felicità dei tempi andati

perfetta per speranze e intensità

dei sensi, che, quando mi sfioravi,

foglia a foglia, alitava gemmato

il suo vento fino farmi tremare…

Fu primavera, allora,

adesso è sempre inverno.

Le camelie dell’addio

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camelia-rosa

Avrei preferito non vedere

fiorite le camelie per quest’anno,

così immodeste fra le foglie scure,

l’inverno intero speso a prepararsi

per questo evento della primavera.

Io non volevo poterle ricordare,

sicura com’ero di dover andare

ed ecco qui l’inverecondo spreco

di vita, di colore, di velluto opaco,

lussuria della sfida al cuor bizzoco.

Volevo lasciar qui i ricordi belli,

che fossero sfumati poco a poco

e fiori marcescenti a terra sparsi,

a piangere con me le vie del fato.

Non invecchiare (Lo scorpione)

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silvia-scorpionata

Non son riuscita a farlo mai,

neanche quest’anno.

E mi si è aggiunto ancora

un altro compleanno.

Ah, rinascessi sempre,

come le stagioni

e fossi, a primavera

già pronta a rifiorire,

come sopporterei l’inverno,

la noia, la paura

e tante cose ancora

che ora non voglio dire!

Dammi consolazione, caro,

regalami qualcosa,

io, come una bambina,

mi voglio risarcire

per quello che non torna

e sono stata buona!

Le parole della sera

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e fu la sera a parlare

E fu la sera a parlare

… Un rampichìo

di spine e di rose

su un raggio di sole,

mentre il verde

intrecciarsi dei rami

sul ruvido muro

trascolorava già in nero

e il vento sbadigliato

e lento di primavera

mi portava il lamento

cremoso di un petalo

caduto, un gemito

di piuma e il vagito

di un nuovo bocciolo…

 

 

Piccola ballata dei seneci

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seneci

Non mi riscalda

questa primavera…

Presto, datemi da bere!

Bere all’indietro

fino a quello ore,

quando i! mio sangue

si faceva miele,

la pelle chiara

spogliata del pudore,

la testa che ronzava

come un alveare

e da dentro il petto

rimbombava il cuore.

I tamburi, i tamburi,

i tamburi dell’amore,

la mollezza delle ossa

liquefatte di stupore,

gialli seneci ebbri,

recisi nel bicchiere.

Il rastrello

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Giardino zen

Questo venerdì

che pare una domenica…

Vuoto di silenzio addormentato

e una specie di nebbia

fuori e dentro la testa.

Niente per riempire,

solo cocci di una notte

di stanchissima veglia

primavera stenta

stagnazione immensa.

I discorsi del rastrello

col ghiaino nel giardino

solchi zen di illusione,

grigio su grigio,

le inutili domande,

la verità che non si espone.