Malattia

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Quando la sera ormai

scioglie i miei nodi in pianto,

credendo di curarmi

e non lo fa, io piango.

Forse sarà il mio fianco

a darmi tanta pena,

come chi sta gridando

per la sua libertà.

Lontana è la speranza

quando, concluso il giorno,

nulla è mutato ancora,

con le catene addosso

e il sole se ne va…

 

Tempi diversi

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C’è chi ha tempi diversi,

mentre il giorno è già alto

e la strada garrisce

con le rondini in cielo

di saluti e di voci:

La fermata del bus,

la posta, il mercato

con la coda ondulata

di troppe formiche…

(E che il gaudio di oggi

non diventi dolore!)

C’è chi resta nel letto,

soltanto a ascoltare,

c’è chi i timidi passi

può portare in terrazza

e pian piano si affaccia

e può anche guardare.

C’è chi aspetta il domani,

e sa già di guarire,

e per questo sorride,

c’è chi ha tempi più incerti

e può appena sperare,

c’è chi ha il lutto nel cuore

e, parlando all’amato,

come avendolo al fianco,

con le lacrime agli occhi,

gli sussurra in un soffio:

“Guarda, amore, c’è il sole!”

 

Drama

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Perfido, perfido sole

che ti sveli così, nella gloria,

dopo un giorno di buio,

primo ed ultimo sole,

vero sangue reale,

che mi ferisci negli occhi

punendo la voglia mortale:

Guardarti senza adorare.

 

Addio notte

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Addio, notte,

che mi lacrimi addosso

dai tuo drenaggi lassi

uncinati d’alba rossa

esiziali umori amari,

non mormorarmi agli occhi,

non colarmi più in bocca

i tuoi gemiti e orrori.

Sento freddo alle ossa,

mi sembra tutto strano,

come quest’ombra gialla

che ti esce dalla testa,

forse un’idea fissa liquefatta,

o il dramma di un giorno

che nasce già morto di paura,

del bieco teatro della vita

pessimo, infimo attore…

 

Il nuotatore

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Tramontava il mio giorno

dentro a una bocca di buio

spalancata a occidente.

Con la bocca serrata

si tuffava nel niente

trascinandosi dietro

una sciarpa di luce dorata.

 

Uno uno venti venti

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Albeggia in azzurro puro

e già pare un fremito d’oro

un gabbiano in volo.

L’eco in o gutturale

di un lontano abbaiare

perfora lo spesso lucore

con un tunnel circolare.

Entra la prima aria annuale

nel mio lume bronchiale.

Tosse, sospiri, tremore,

un tè fra le mani notturne

con vapori clementi mi cura.

Il roseo pennello ad oriente,

già traccia la porta del giorno.

Per quanto tondo e profondo

sia questo assurdo silenzio

chi veglia comincia a sperare.

 

 

Guarda, amore, come piove!

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A letto

Io sorpresi le dita dell’alba

a esplorare te e me abbandonati

nel groviglio di sogni e di coperte

che ci è dolce dimora e indugio.

Poi più niente.

Perché il sole in deliquio suicida

si era avvolto in precoce sudario

e i drappi funerei dei nembi

rivestivano i passi del giorno.

Vedovile sgranarsi di ore,

già s’intride di pianto il mattino.

Gabbiani all’alba

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Gabbiani all'alba

Cielo scuro a oriente,

scuro malgrado noi…

Come gabbiani in volo

fendiamo questa vita

con lembi d’alba addosso

e battiti del cuore.

Dove vorresti andare

per perderti con me?

La casa non ci basta,

dolce confino ai sogni,

né il mare di città.

Non voglio più parlare

a gente senza nome

tanto per non morire

con le parole in gola

e quel tormento dolce

che aumenta con le ore,

quando la sera aspetto

perché finisca il giorno

e poi la maledico

perché mi accorcia ancora

il tempo che mi resta,

non voglio più provare.

Forse direbbe il saggio,

che ancora non conosco:

“E allora fai qualcosa!”

E tu che cosa pensi,

tu con gli occhietti scuri,

che mi saltelli attorno,

vorresti tu volare

lontano, ma lontano,

ai limiti del giorno,

vorresti tu trovare

quelle ore tinte in rosso

di cui hai pieno il cuore?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un ferragosto

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Bucato a Montenero

Il giorno si allarga

per pennelli di cielo

di un grande pittore.

Il mattino fu fresco,

come il dolce respiro

dei tuoi tre  bambini,

e capelli di sole

color chiaro lino,

poi sempre più caldo,

come  un tempo l’amore,

ma non faticoso,

per carezze di vento

e la pelle che ride.

È un bel pomeriggio,

tu stendi il bucato

e a un tratto capisci

che questa tua estate

non vuole morire.

Entomologia

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Farfalla spillonata insanguinata nel cielo dell'aurora

Le sette della chiesa

e un gran silenzio intorno.

Trafitta dal mio spillone,

io, povera farfalla,

giaccio inchiodata al giorno

e tingo di questo sangue

la carne dell’aurora

che lenta si fa rosa.