Se la gente mi ascoltasse, una volta che una volta, non dovrei e invece…

By | Prosa | No Comments

Parliamone, allora, di questo mio viaggio

di rutilanza ad occhi chiusi e luce surreale,

perché, da adesso in poi, non mi vorrei svegliare…

Godermi per un poco la follia che tutto scusa,

la pelle nuda esposta al vento di una scia stellare,

frusciando di atomi eccitati e pioggia nucleare,

tanto, se do retta agli altri che non fanno che parlare,

senza peraltro mai una volta degnarsi di ascoltare,

mi ridurrò  in amorfa poltiglia cerebrale,

pronta da impanare, per la frittura all’italiana,

ma non più buona per poter pensare.

Quindi ho deciso che  partirò con Aladino,

su un sericeo  e ben drogato tappetino

e mi darò al lusso anch’io di delirare,

conservando tuttavia il mio senno sulla luna

in attesa che qualcuno se lo venga a conquistare.

Rum agricole

By | Prosa | 2 Comments

palme nel bicchiere di rum

Versami felicità dentro alle vene,

rendimi il sangue più leggero,

con embolie di bolle di sapone.

Dammi da bere solo rum,

sole, lime e zucchero di canna

con il tiepido aroma di vaniglia

di quei baci rubati a Port Louis…

Il tempo del cardo

By | Poesia, Prosa, Senza categoria | No Comments

cardo dei lanaioli nuvole e sole

E mi restano i nodi,

da sciogliere,

non so se ce la farò,

entro questa vita.

Pettino le chiome

del mio fato

con le dita stanche

ed incontro,

come sempre

ogni mattina,

un tessuto di rasta,

impossibilmente

doloroso

da sbrogliare.

E guardo il sole,

e molte belle cose,

oltre ai ricordi,

al di là del dolore

e mi domando,

fluttuando sospesa

all’arcobaleno interiore,

se davvero vale la pena

di capire

e il cardo dei lanaioli

tarda ancora

a fiorire…

Quando un uomo muore

By | Prosa | No Comments

tunnel

 Ebbe la nuova percezione di una luce bianca, dall’intensità vibrante.

“J’etais morte sans surprise et la terrible aurore / M’enveloppait…” riuscì a pensare. Baudelaire aveva previsto anche questo.

“Eh quoi! N’est ce donc que cela?” Però c’era, in più, il dolore tremendo.

E poi? Sarebbe stata la volta del sipario? No, non ancora, anzi mai. L’uomo non avrebbe visto che cosa c’era, dietro alle quinte. Questo succede solo nei racconti deliranti dei sopravvissuti.

L’uomo morì, come tutti, appena un attimo prima che si alzasse il sipario o prima che si spegnesse il misterioso interruttore del nulla.

Non sentì “clic!” come si era sempre immaginato, non ebbe la percezione del buio dopo la luce bianca, né vide apparire la Verità che gli si offriva sdraiata, per saziare le sue brame di conoscenza e di immortalità, bella con suo sorriso leonardesco, la nudità svelata dal lento dischiudersi delle spesse cortine di velluto rosso…