La dodicesima casa (stagnazione)

Palle grigie perlate con donna vitruviana inclusa

La staticità incredibile

di un mattino senza vento

vero miracolo è il respiro

in questa bolla di resina

che si sta opacizzando.

Anche il rumore di strada

irreale per quanto è lontano,

i fori roventi del fischio dei merli,

l’istante che non passa

e l’attesa protratta infinita

della dodicesima casa.

Il corsetto

bustier

Ah, miseranda fanciulla

col cuore che sbuzza

dal centro del petto

per tanto che è stretto

il tuo ferreo corsetto!

Forse è l’ora

di far uscire il respiro

per quello che è,

né forte, né piano.

Senza vergogna

per come ne nasce,

dal busto incordato

da pianto e rimpianto,

sorretto soltanto

da stecche di sogno,

volontà di piacere,

bisogno d’amore,

negazione di sé

fino a morire…

I denti da latte

fuori-dal-cuore

Eliminati dal culto

i miei ricordini,

ovverosia le lettere

e i biglietti d’auguri

dal vecchio comodino,

i denti da latte

di mio figlio bambino,

il mio gruppo Rh

su un cartoncino,

le poesie notturne

su un libriccino,

apro ai cieli del vento

le finestre del cuore

e prendo il respiro

e trovo lo spazio

per il presente,

per voi come siete,

magnifica gente,

amori miei cari,

che siete il mio ieri,

il mio oggi, il mio sempre.

Noia profonda

noia esistenziale fumetto

Mentre mi annoio

provo rimpianto

per le ore perdute

che, se le sommo,

fanno i miei anni.

Ore di tedio,

che oggi detesto,

che implorerò in cambio

del negato domani,

alla meta del viaggio,

né mai torneranno.

Il vischioso languore

dell’estivo imbrunire,

i rumori guardinghi

di questo sobborgo

ambìto da molti

e cha a me sa di tomba,

nonostante il mare,

i confini della strada,

il muro in mattoni

della casa di fronte

che tinge di rosso

i miei falsi tramonti,

il cancello, la palma,

le mezze parole:

tutto questo mio male,

calcinaccio in rovina

di un crollo morale,

varrà quanto l’oro

se, in fondo al respiro,

non troverò il fiato

di un nuovo minuto

per potermi annoiare.

 

 

 

 

 

 

Il ritorno

e fuori c'era vento

E fuori c’era vento

e fuori c’era il mare

pietrificava vita

la gelida panchina…

Alzarsi una scoperta,

col rischio di finire,

la sabbia fustigando

e levigando a morte

la tiepida scultura

di un’indifesa sorte.

I giorni spesi tutti

correndo sulla riva,

respiro nel respiro

dell’aria furibonda,

del sapido suo sale.

Non una brutta morte

sparire per usura,

le piccole vestigia

tornate al grembo amaro

di onda contro onda,

nascendo vita ancora.