Un ferragosto

Bucato a Montenero

Il giorno si allarga

per pennelli di cielo

di un grande pittore.

Il mattino fu fresco,

come il dolce respiro

dei tuoi tre  bambini,

e capelli di sole

color chiaro lino,

poi sempre più caldo,

come  un tempo l’amore,

ma non faticoso,

per carezze di vento

e la pelle che ride.

È un bel pomeriggio,

tu stendi il bucato

e a un tratto capisci

che questa tua estate

non vuole morire.

Pomeriggio in casa

 

La tubizzata delirio

Adesso la solitudine

ha una voce di macchina,

tubi dell’acqua,

turbìne in cantina,

chissà. Respiri del nulla

e io qui da sola

con la mia voglia di dire,

riempire, riempire

il vuoto di un tempo

che più si prolunga,

più  perde senso.

Intanto che ascolto,

mi sento, respiro,

amo tossire, così,

tanto per fare…

Sottovoce racconto

alla  ventola chioccia,

noiosa ma fresca,

il nonsenso dell’essere

senza il capire.

Musicista

Apollo al theremin

Cercando flussi d’anima

morfologie sonore

di spiriti silenti

suonavi solo il theremin

vibrando di speranza.

Svegliavi le molecole

nel buio della  stanza

in vortici invisibili

nasceva la gran danza…

La musica energetica

scendeva giù dai tempi

cantava mondi e stelle,

le nascite, le morti,

la vita prepotente

che eternamente scorre,

un unico respiro

in noi dall’universo,

un unico gran cuore

che batte, batte, batte…

Di te quel che amo (rondeau infinito)

due per le stelle

Quel tuo stancarti

*quando mi baci troppo

e ti manca il respiro

per l’ emozione.

Quello sguardo di bimbo

e il tuo canto

quando sei contento

e le dita sottili

delle tua mano

che stringe la mia,

ben più tozza.

La tua pelle tesa

e setosa, di te amo

ogni cosa: Quando

sei in cerca di sonno

e mi appoggi

la testa sul petto

e ti addormenti

e diventi pesante

e mi schiacci

e ti sveglio

e ti mando via

e tu te ne vai,

poi ritorni.

Amo che torni

e mi baci e ti stanchi.

Amo…

…quel tuo stancarti… (riprendi da *)

 

La dodicesima casa (stagnazione)

Palle grigie perlate con donna vitruviana inclusa

La staticità incredibile

di un mattino senza vento

vero miracolo è il respiro

in questa bolla di resina

che si sta opacizzando.

Anche il rumore di strada

irreale per quanto è lontano,

i fori roventi del fischio dei merli,

l’istante che non passa

e l’attesa protratta infinita

della dodicesima casa.

Il corsetto

bustier

Ah, miseranda fanciulla

col cuore che sbuzza

dal centro del petto

per tanto che è stretto

il tuo ferreo corsetto!

Forse è l’ora

di far uscire il respiro

per quello che è,

né forte, né piano.

Senza vergogna

per come ne nasce,

dal busto incordato

da pianto e rimpianto,

sorretto soltanto

da stecche di sogno,

volontà di piacere,

bisogno d’amore,

negazione di sé

fino a morire…