Metamorfosi liutaia

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Vorrei diventare

una viola da gamba

per raccontare

la vita com’è.

Quando era il tempo

dei giovani amori

tutti i miei strazi

affidai al violino.

Quanto stridenti

le grida e i lamenti!

Come lame di luna

fendevano il cuore.

Poi ci fu un giorno

in cui il violoncello

mi violentò il corpo

con passione carnale.

Tutto di me

fu fremito e gioia,

tutto di me

fu gemito e dono

sempre accordato

al pulsare del sangue

e del mio cuore

col cuore compagno.

Però, con il tempo,

la voce è mutata,

e tutto il mio essere

ha cavità fonde

dove rimbomba

scura e sicura,

querula a volte,

la voce di viola,

a ribadire

in canoni grandi

le prove e i dolori

e quanto  sia immensa

in ogni respiro

la voglia di vivere

e vivere ancora…

 

 

Deificazione (piccolo esercizio di poesia cortese)

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Per quanto averti

sia impossibile,

piccola chimera

dei miei sogni,

io vorrò darti

motivo di amarmi.

Io ti darò l’Oriente

di albe perfette

e tutti quei cieli

che porto nel cuore.

Tutti i miei giorni

il mio primo pensiero

sarà il tuo viso,

sei tu il mio sole.

Io coglierò i fiori

che sotto ai tuoi piedi

genera terra

al sentirti passare.

Ti darò il gelo

del mio ultimo inverno,

ti darò il fuoco

che accendi nel cuore.

Ti darò il tempo

di ogni respiro,

da quando ti vidi

all’ ultimo giorno,

ti darò il sempre

che ti fa eterna,

perché eterno

è l’amore che provo.

Virata disperata

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Tossica intossica l’asma da ozono. Contro nubi di piombo cozza il colmo dell’ala di un gabbiano, solo. Non c’è niente che possa contro il peso del cielo, né il respiro, né il volo.

Tossica intossica

l’asma da ozono.

Contro nubi di piombo

cozza il colmo dell’ala

di un gabbiano, solo.

Non c’è niente che possa

contro il peso del cielo,

né il respiro, né il volo.

Un’ora

By | Poesia | No Comments

Un'ora

Il silenzio mi ovatta

sempre verso le cinque

mi sigilla le nari

e mi riempie la bocca

per levarmi il respiro,

sintonia fra il sentire

ed il cielo a quest’ora.

uniforme grigiore,

punteggiato di uova

come un nido di ragno,

di corpuscoli neri,

minimali rumori:

voci in strada, gabbiani,

l’asma stanca del bus.

E le cose qui intorno

in suicidio corale

delle forme nel caos

della luce che scema

in notturna unità,

poi più niente, la mente

è la sola che resta,

solamente la mente…

Alle sei le campane.

Un ferragosto

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Bucato a Montenero

Il giorno si allarga

per pennelli di cielo

di un grande pittore.

Il mattino fu fresco,

come il dolce respiro

dei tuoi tre  bambini,

e capelli di sole

color chiaro lino,

poi sempre più caldo,

come  un tempo l’amore,

ma non faticoso,

per carezze di vento

e la pelle che ride.

È un bel pomeriggio,

tu stendi il bucato

e a un tratto capisci

che questa tua estate

non vuole morire.

Pomeriggio in casa

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La tubizzata delirio

Adesso la solitudine

ha una voce di macchina,

tubi dell’acqua,

turbìne in cantina,

chissà. Respiri del nulla

e io qui da sola

con la mia voglia di dire,

riempire, riempire

il vuoto di un tempo

che più si prolunga,

più  perde senso.

Intanto che ascolto,

mi sento, respiro,

amo tossire, così,

tanto per fare…

Sottovoce racconto

alla  ventola chioccia,

noiosa ma fresca,

il nonsenso dell’essere

senza il capire.

Musicista

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Apollo al theremin

Cercando flussi d’anima

morfologie sonore

di spiriti silenti

suonavi solo il theremin

vibrando di speranza.

Svegliavi le molecole

nel buio della  stanza

in vortici invisibili

nasceva la gran danza…

La musica energetica

scendeva giù dai tempi

cantava mondi e stelle,

le nascite, le morti,

la vita prepotente

che eternamente scorre,

un unico respiro

in noi dall’universo,

un unico gran cuore

che batte, batte, batte…

Di te quel che amo (rondeau infinito)

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due per le stelle

Quel tuo stancarti

*quando mi baci troppo

e ti manca il respiro

per l’ emozione.

Quello sguardo di bimbo

e il tuo canto

quando sei contento

e le dita sottili

delle tua mano

che stringe la mia,

ben più tozza.

La tua pelle tesa

e setosa, di te amo

ogni cosa: Quando

sei in cerca di sonno

e mi appoggi

la testa sul petto

e ti addormenti

e diventi pesante

e mi schiacci

e ti sveglio

e ti mando via

e tu te ne vai,

poi ritorni.

Amo che torni

e mi baci e ti stanchi.

Amo…

…quel tuo stancarti… (riprendi da *)

 

La dodicesima casa (stagnazione)

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Palle grigie perlate con donna vitruviana inclusa

La staticità incredibile

di un mattino senza vento

vero miracolo è il respiro

in questa bolla di resina

che si sta opacizzando.

Anche il rumore di strada

irreale per quanto è lontano,

i fori roventi del fischio dei merli,

l’istante che non passa

e l’attesa protratta infinita

della dodicesima casa.

Il corsetto

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bustier

Ah, miseranda fanciulla

col cuore che sbuzza

dal centro del petto

per tanto che è stretto

il tuo ferreo corsetto!

Forse è l’ora

di far uscire il respiro

per quello che è,

né forte, né piano.

Senza vergogna

per come ne nasce,

dal busto incordato

da pianto e rimpianto,

sorretto soltanto

da stecche di sogno,

volontà di piacere,

bisogno d’amore,

negazione di sé

fino a morire…