Lamentazione di un dio quadrupede infelice

centauro in lutto

Ah, questa eternità che non finisce

e i limiti dei mondo così angusti

per contenere tutto il mio dolore

e la mancata immunità

da questo grande amore

che mi ha spaccato dentro

come un misero animale,

quando tu, mia fragile mortale,

mi sei spirata fra le braccia

e hai spento il sole

ed ogni mia motivazione

a galoppare in lungo e in largo

ere e giorni, eventi e spazi

di questo inutile universo

che suona vuoto di ogni senso

e mi ritorce contro

la mia insensata smania di creare!

Cambio vita

la lampada di Aladino

Mi era sembrato tutto

così immutabile e perfetto

e per un tempo sono stata bene.

…Questa cucina immersa nel silenzio

che non diceva proprio niente

alla mia strana insonnia del mattino

ed il totale scollato isolamento

dal sole che sorgeva nel giardino…

Così mi accorsi che la felicità

non è per sempre e poi mi dissi:

“Mia cara è tempo di cambiare!”

E adesso sono qui per pochi giorni

e ho ancora il batticuore

e tutto il resto, eppure sto trovando

le vie di fuga e il modo di scappare.

Piazza Bornello (La speranza)

muro di piazza Bornello con bambina

Quando ancora crescevano

la felce e il sempervivum

sul muro dei miei sogni

e il muschio antico,

suonava dei miei passi

nella vecchi piazza

il ritmo cadenzato lento,

misurato sul battito di cuore

e chiara la speranza nel mattino

splendeva più del sole

e sotto ai piedi la sentivo

l’acqua di montagna

incanalata che fuggiva

fino al lavatoio per sgorgare

e il sangue dentro al corpo

era così giovane e contento

che mi pareva di scoppiare

e se mi guardavi in viso

vedevi le mie labbra rosse

in lieve movimento per cantare

una splendida canzone di silenzio.

Esequie del mirabolano

esequie del mirabolano

L’altra notte il libeccio

ti ha preso, susino,

schiantandoti al suolo,

crudelissimo vento…

Il volo dei fiori

mi par di vederlo,

protendersi ancora

nel cielo azzurrino,

quasi cantasse

in un candido trillo

l’attesa dei frutti

e la gioia feconda.

Giacendo riverso

mi mostri i tuoi figli,

che mai cresceranno,

non più grandi di olive,

ma gravi nel peso

per tutti i tuoi anni

e le crepe e gli scavi

nel tronco rugoso.

Speranze senili,

mai più splenderanno

di oro e di sole

le tue mirabelle

e io piango, per te,

mio bel mirabolano,

e piango per me,

per tutti questi anni,

per il sapore d’estate,

così dolce e un po’ asprigno,

che non so se ritorna

e intanto lo spero.

Ἀσκληπιός (Asclepio)

Pellegrina alla fonte di asclepio

Mi pare un miracolo

ma non è. È solo acqua,

una fonte millenaria,

che continua a sgorgare

e poi ci sono i capperi

con i loro grandi fiori

e io che voglio guarire

da ogni mio dolore.

O caro Asclepio di Kos,

ho salito tante scale

sotto questo arso sole

e ora sono qua e ti prego

di non farmi più soffrire.

Sacerdote di me stessa,

furtivamente mi aspergo

e mi sembra di rubare.

Io ti amo, dio dottore,

perché sei imperfetto,

e so che se ascoltassi,

ma non puoi, per pietà

mi vorresti esaudire,

tu lo sai che non serve

star male e infine morire

e di nascosto piangi

per noi, le tue creature.

Accorgersi del verde all’improvviso

Verdeggiando.jpg

Alza la sua fragilità di rami spogli

ed è per via del sole che ti accorgi

che t’appariva vizza e vecchia e secca,

poi guardi controluce e sai che indossa

un seducente trapuntato manto:

La primavera arriva verdeggiando

e il sole la rivela nel mattino,

di gemme e nuove foglie adorna,

ancora così acerba, un giorno donna.