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Ritorno al Tutto tramontando

By Poesia One Comment

E verrà il tempo di partecipare

della gravidanza molecolare

universale, senza più sapere.

Un buon momento

potrebbe essere questo.

Salire coi i miei vapori esiziali

nel rosso del cielo e, come nuvola,

galoppare nitrendo i nitriti boreali.

Corone d’oro a cingere i re

e i morti guerrieri vittoriosi,

scampati appena al vivere

per la gloria di esistere…

Ci sarò anch’io, senza il mio io,

posati ai piedi del tempo

la consapevolezza, i ricordi,

come offerta estrema.

E sarò per te i colori del cielo,

dopo l’ultimo gelo.

 

Prima che s’orbi l’occhio della mente (descrivo il mio giardino)

By Poesia No Comments

Furono anni d’estrema pulcritudine

sì che io li ritenga generanti

piccoli tumori di rimpianti.

E c’era il glicine violetto

dalla globosa chioma ricadente

a celare il casto parto

di una vergine buddista

itinerante. E c’era il lago

riempito dal sudore della fronte

e l’umido baluginare in rosso ed oro

di squamose Valchirie wagneriane

in silenzio sonoro galoppanti.

E c’erano puntuti scogli

di una rotta schiena gemitanti

il perpetuo dolor che ancor non scema.

E c’era, in fondo, addosso al muro,

un vecchio fico, che della sua sterilità

pareva fiero e pronto in sfida a un cristo

che passasse a maledirlo,

generante, malgrado sé, figli bonsai

da cruente di lattice agamiche talee.

E sotto c’era un monaco di mare,

un umano, non un vegetale,

che di graffir ghiaino col rastrello

pareva pago in rotazione

di sapiente ed antico movimento.

E c’era l’odiato gelsomino,

che, rampando in bianco afrore,

in tosse si rubava il mio respiro

e una tortorella aveva ucciso

e i silenziosi gusci del suo nido,

generando in gloria tuttavia

ed in extremis, a redenzione sua,

implumi, quasi suicidi al primo volo,

razzolanti goffamente,

figli di merli neri.

E ci fu un giorno in cielo

una lotta sconvolgente,

che empiva l’aria d’alte grida,

di gabbiani ed aironi, lanciati contro il sole

a formare uno stemma di insensate piume

in una vastità d’azzurro

che avresti detto immenso,

ma troppo piccolo per loro.

E c’era l’aspidistra debordante

nel fiorire nascosto ed insipiente,

insolente di verde e resiliente,

mentre il prugno troppo anziano

gocciava in agonia di resina morente,

pur partorendo dai fornici tarlati

le sue rotonde prugne di giulebbe ed oro fino,

fino all’anno dell’addio straziante,

con un funerale di gazze in bianco e nero

e danze in tondo ed il corale canto

ed il beccare a lutto banchettando

con gli immaturi frutti del reciso tronco,

peso esiziale di un imminente parto.

Poi morì il cereus senza una ragione,

come un gigante marfaniano,

sposo, in estate, della bianca luna,

cui, non veduto, offriva i brevi fiori

già moribondi sul far della mattina

e poi morì il limone in vaso

e noi migrammo, appesantiti

dalle fatiche di siepi tagliate a mano

e da anni di ostinazione

per aver piantato assurde rose

a sfidare il mare e il suo respiro

e ciclamini montani e diantus

e begonie e ortensie e tulipani,

assurdamente,

per far verdeggiare l’unico paese

che portavo io nel cuore

per sempre, pur restando.

Noi migrammo, dicevo, più lontano…

 

L’indigestione della strega golosa (Catena in metagramma: MASO MASCA COMASCA COMARE AMARENE MARENE MARE MALE MALO MALORA)

By Poesia No Comments

Abitava in un MASO

una perfida MASCA

ma una furba COMASCA COMARE

AMARE AMARENE le offerse

e due grosse MARENE,

pescate non nel MARE,

ma nel lago, per farla star MALE,

(per troppo mangiare,)

in MALO modo cacciarla…

e in MALORA per sempre mandarla!!!

 

Gigantografia gennaiuola (tautogramma in G)

By Poesia No Comments

Giovane Gennaio

Giocoso

Ghirigori Graffiitava

Globosi Gocciolii

Gelando Gentilmente.

Ghiaccioli Gemitanti,

Gelidi Germogli

Galavernici

Gemevano, Garrivano,

Gagnolavano.

Guerreschi Grifoni,

Garguglie Grottesche

Guarnivano

Gotiche Guglie.

Grandine Gessosa

Gemmava Giardinetto,

Ghiaccio Glassava

Genuflessi Gelsomini,

Gufi Grigi

Giganteggiavano…

 

Ho affidato al sensibile pennello dell’acquerellista Riccardo Scarpellini l’illustrazione di un momento invernale del mio passato.

 

Tu su pianeti lontani

By Poesia No Comments

Con gocce di te

non si riempie una tazza,

figurarsi una vita!

Le parole versate

con parsimonia senile,

un fondo di bottiglia

di ratafià. Grido nel vuoto

che spazia fra noi,

soltanto silenzio,

come è giusto che sia.

Colori che vedo?

Un grigio di nebbia,

satelliti, eroi

E una via lattea

distesa fra noi.

 

A un amico ritrovato per caso il 6 gennaio

By Poesia No Comments

 

La mia Epifania

di luci da strada

suggendo l’amaro

di ciò che finisce

la corsa degli ultimi

sul selciato bagnato

rinnovando la festa

fino all’ultimo sorso

cercando un regalo

o un amico sparito

e pochi angeli e fiori

in festoni sfiniti…

 

Castità dell’alba

By Poesia 2 Comments

Come Susanna e i vecchioni,

vorrei dell’alba

spiare i rossori

che dietro una nuvola casta

le infiorano il seno

e il respiro.

Ma solo guardarla,

lo giuro!

Perché macchiare

il mio giorno

col sangue versato

del sole?

La vergine bella

sia eterna!

Così profumato l’inizio,

così putrescente il finire…