Per la strada

Per la strada

Lo snodarsi virtuoso

fra la vita e la morte

del cammino assegnato

senza mai sostare

alla taverna dell’orco

per ballare e ballare…

La linda casetta,

il bucato e l’arrosto,

ogni cosa al suo posto

e una noia mortale.

Bisogna cambiare,

saltare nel fosso,

senza vestiti addosso,

rotolarsi nel fango

e cantare, cantare…

Le dimensioni del cuore

Autoritratto con collana

Lente d’ingrandimento…

Un cuore sotto dissezione

minuscolo muscolo svela

gli imperfetti dolori  polari

miseramente inadeguati

alla grandezza dell’ universo

ma per lui così grandi

da portarlo a una piccola morte.

E Marte brilla arancione

e non lontano anche Giove

fa la sua parte nell’assurdità

del cielo ancora estivo.

I talloni

cimitero di Bolgheri con fantasma

L’origine della morte è nei talloni.

Un giorno ti svegli e ti germoglia

un dolore nuovo da sotto

e sai che non cammini.

Ti nasce una radice nera

che ti radica alla fossa,

ti nutre di terra di cimitero

e tutto il resto si deteriora:

Ti svegli una notte,

ti guardi allo specchio,

ti cala la palpebra

dell’occhio destro.

Stai diventando un vecchio.

Banzai!

banzai!

In certe condizioni,

quando mi accorgo

che  uno spigolo acuto

sarebbe strumento ideale

per spaccarmi la testa

e farne uscire le idee,

in certe condizioni,

dicevo,

sarebbe assai meglio

cercare rassegnazione.

Ma. In certe condizioni,

se nessuno mi aiuta

e io non so cosa fare

e  c’è un cancro di gente

disonesta, impunita,

che vuol farmi la festa,

in certe condizioni,

dicevo,

io alzo la testa, grido “banzai”

e da adesso alla morte

mi metto a lottare.

Ballatetta per il mio paese

guido-in-cornice

Perch’i’ no spero di sfuggir giammai

ballatetta, a Toscana,

soddisfa la mia brama:

canta nei versi almeno

di quel bel luogo ameno

che mi nutriv’il core.

Tu canterai singulti di ruscelli

vividi guizzi e gracidii di rane,

e trilli mattinali degl’uccelli

passi leggeri, tocchi di campane

e scampanii di mandrie più lontane.

Ché tu non giunga odiosa

giova codesta chiosa:

giammai mi fu sgradito,

sul tosco mar, il sito

dell’esuli mie ore.

Io spero, ballatetta, che la sorte

non computi la vita che mi tocca

dagli anni già vissuti, né alla morte

mi consegni anzitempo, né alla bocca

cavi ‘l respir e al cor la speme sciocca

di tornare sui prati

un tempo calpestati

nei giochi di fanciulla

che danza e si trastulla

ignara del dolore.

Deh, ballatetta mia, a la tua pietade

affido il sogno mio di ritornare,

viva, io spero, o di fuggir dall’Ade

e al mio paese con l’anima restare,

teco eterni versi ‘n laud’  intonare.

Quando tu, Iride alata,

infin colà arrivata,

la permission chiederai,

grato asil’ otterrai,

umil pegno d’onore.

Tu, voce de’ miei versi deboletta

sfuggita al mio nostalgico rimpianto

parla di me, mia fida ballatetta,

fa che si’ amata e possa menar vanto

colei che luce diè all’ameno canto,

un’umile pastora

che a sera la dimora

dopo travaglio e duolo,

cammino su erto suolo

accoglie con amore.

 

 

La candela di Torri del Benaco

candela sull'acqua.jpg

 

Non so che anno era…

Comprai una candela,

che era troppo bella

per darla al suo destino

e poi lei mi parlava

del luogo dove nacque,

che era là sul lago

dove lasciammo i sogni

appesi come agrumi

in calde limonaie

fra roridi profumi.

Ma è tempo di cambiare,

così dentro a un cassetto

di inutili tesori

che non porterò via

oggi l’ho ritrovata.

Graziata dall’oblio,

le ho dato breve vita:

a morte l’ho incendiata.