Birra amara

Birra amara

Bere la birra

per dimenticare…

Dimenticare la birra

per salvare i ricordi…

Non so cosa fare.

Infernale la vita

senza i tuoi sorsi

di freschissimo amore,

sete di ricordi,

di quest’ultima estate

di sabbia e risate di sole…

Ma che cosa ti ho fatto

per indurti a partire

e avvelenarmi la vita

da qui agli ultimi giorni?

Altrettanta l’urgenza

di dimenticare…

Portami svelto una birra,

che sia alta di spuma,

come la rabbia del mare,

che graffia gli scogli

in questo gelido inverno,

(a me è toccato restare.)

Portami svelto una birra,

prima che io muoia

lungo stecchito disteso

sotto questo misero tavolo

bara della mia solitudine,

portami svelto una birra,

oste della malora!

Le tue fragilità

fragilità

Questo vasto cielo

tutto scritto di nubi

sbandolate a caso

da un fiato di vento

pare in primavera

per quegli orli d’oro

che guarniscono a caso

il suo bordo slabbrato

a svelare l’immenso…

E invece è inverno,

mio spaventato amore,

e pioverà più tardi

da coaguli di cirri serotini

e dai tuoi tristi occhi

fissi sull’oltre immaginario

di un futuro estremo.

Ma io ti salverò dal tempo

col caldo del mio corpo

ricoprendoti a sedare

i tuoi terribili tremori

e sarà notte e dormiremo.

Alba in casa

Il gabbiano

Cromatismi esposti

di un’alba artificiale…

Dio, come mi manca

di poterti amare!

Un gabbiano intanto,

sentinella del grigio,

si riposa sul tetto

dal dover volare…

Fuori il gelido inverno

si colora di pioggia,

ma la casa ripara

e consuma i ricordi

in oppiacei piaceri

e tepori tranquilli,

falsa, onesta, virtuosa.

Haiku

nero di pioggia firmato

Gocce di pioggia

sopra il nero del cuore

fresche speranze

 

Poesia

Non troppa!

gocce di pioggia sul mio viso

Rotola rintocchi

la campana della chiesa

in anelli di foschia,

ristagni di speranza

in questo cielo nero,

sembra una sera d’inverno

ma è mattina.

Si coagula il respiro,

ed è preghiera:

Che cada la pioggia

a dissetar la vita mia,

amen amen e così sia!

E adesso musica!

Chiarine nel finale

A me la vita suona dentro,

a volte dissonante,

a volte piano, a volte lento,

a volte andante, a volte al ritmo

pazzo di una giga popolare.

Ed eccoli i miei sogni svergognati

che ballano sull’aia dell’amore

e tutti quegli scheletrì sbiancati

che si percuotono da soli

xilofoni di ossa sul torace

e cantan funebri  lamenti

in do diesis minore.

Mi godo le mie pioggie e i cluster

che corrono sui vetri dell’inverno

appena appena prima di gelare

e si flagella il theremin del vento.

I miei pensieri, credo, sono questo,

pentagrammati su ali di colore,

e tutte quelle trombe in fondo

che un giorno squilleranno

il mio improrogabile finale.

Giardino d’inverno

bosco-nudo

Anche oggi la solitudine

m’affama d’amore

e tanto più il silenzio

scava solchi nel mio cuore

quanto più il frigido inverno

tacita e spoglia le aiuole,

non più trilli né rose odorose,

ma caduta di foglie,

di speranze, di voglie,

così che il sogno di andare

diventa mendace chimera,

resterò qui, aspettando la sera…

(Non so mai se pregare

che non cambi più niente

o che qualcosa si muova.)