Inverno al mare

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Portami ancora laggiù

a dimenticarmi di me

in riva al mare.

Questa nebbia invernale

e l’amaro respiro dell’onda,

cancellando la forma,

mi faranno sparire,

niente qui resta

sulla rena sconvolta

dalla pietà delirante

del freddo maestrale.

Cammineremo le orme

dei passi passati,

calpestando ricordi,

senza poter ricordare,

compianti soltanto

dal grido dei gabbiani,

sotto il cappotto portando

la nudità del cuore stanco…

Sputi di sirene

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sirena-con-pesci-tropicali

Sputi di sirene

in mezzo al mare,

questa l’amarezza,

oggi del cuore…

Sporco di rabbia

questo temporale,

né la pioggia perdona

di lacrime il cielo

l’azzurro non c’è

e non può ritornare.

Sono una creatura

molto bella e canto

molto bene

per chi mi sa ascoltare,

ma lacererò di grida

come le sirene

chi mi fa del male.

Certe storie d’amore

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ragazza-abbandonata-con-peluche

Non ti segue a casa

è in giro con la sua gente,

tu sdraiata sul letto

col tuo cellulare,

la memoria del cuore.

È per te la tua roba,

come quella maglietta

che ti ha dato una sera,

solo un piccolo straccio,

ma ci senti l’odore

e la stringi sul petto

un pò per farlo tornare…

Ma lo sai, vero, piccola,

dove vanno a finire

certe storie d’amore…

Un piccolo gesto normale

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cappuccino

A dopo bella…

la mia voce

è normale,

ma è un piccolo gesto

o il tuo sorriso

o la tua voce

che non mi da pace.

È un pochino più tardi

in questa mattina

del cappuccino

nel solito bar,

soliti noi,

solito io,

solita tu,

-questo era prima-

e ci sto ripensando

adesso e non so

che cosa è successo,

sai, la tua voce,

o quel piccolo gesto,

le spalle più strette,

o il tuo sorriso,

come una foto

di un piccolissimo

nucleo di te.

Un pochino più tardi

la mattinata

mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Una volta di più

mi piace di te

che non puoi mentire

e non ti dar pena,

non è stata la voce,

è stato quel bacio,

un documento d’identità,

con l’impronta distratta

di bocca gelata.

E mi ha detto di no,

non sei più innamorata.

Così se mi cerchi,

un pochino più tardi,

sono in giro intorno a me

per capire il perché.

 

Ti porto le mani (la poesia della scimmia che gioca con la tastiera)

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la-casa-rossa

Grazie per il parcheggio

sotterraneo nel tuo cuore

ah, dovresti saperlo

che sempre più spesso

nemmeno io mi fido,

mi fido di me stesso…

Ma se è la mia storia

che tanto ti piace,

così fantastica

nella tua testa,

devi saperlo,

ragazza incantata,

che è solo un sogno

nella tua testa.

Nella tua casa

divento reale,

è questa l’isola

nella mia testa,

meglio dei mari

che ti racconto

e tu sei e felice

e ti abbandoni,

io sono un sogno

nella tua testa…

A casa tua io ci vengo

e ti porto le mani

per donarti carezze,

per rubarti le labbra

per prometterti cose

e baciarti le orecchie,

perché tu mi creda

e quando mi pare

poter ritornare.

 

Parlando di te

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lisola-viva

E poi ti si sente

alitare il corpo

un profumo di vita

intenso di mare,

ma intorno a un’isola.

Non buttare via

Il tuo respiro di baci

che mi ossigena il cuore

aleggiando gabbiani

sui naufraghi resti

di giorni in deriva.

Tra tutti questi mali

tu sei la mia isola.

Pensando al cimitero di Nervi nel mese dei morti

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angeli-di-pietra

Chissà mio padre

e la mia mamma,

quattr’ossa ben esposte

all’anemia del sole

d’autunno boreale…

e poi percuoterà l’inverno

adunco coi suoi rami

inquieti rap tombali

e urla sui crinali,

suicidi collinari,

chissà se parleranno

del nostro assente amore

le vesti da fantoccio

per sempre sull’attenti

e noi così lontane

perdute dentro i tempi

ballando senza freni

la giava secolare…

L’esito

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Spremuto il cuore

fino all’ultima goccia,

povero agrume rosso,

ridotto pelle e buccia,

-almeno è passato

il tempo dell’attesa-

svenato di speranza

or giace nella sera.

Si sdraia il deserto

di un opaco tramonto

spatolato dal vento

sul muro di casa

a inventare la mica

di pallide stelle

e il viscere esposto

della mia delusione

continua a pulsare,

ma sempre più piano.

Inventando stelle

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stelle-in-corridoio

Volgerò gli occhi,

stanca di guardare,

verso il muro nero,

ma solo per creare

false stelle.

Si schiuderanno,

nel mio cielo dentro,

tremando di bellezza

e di pudore

palpebre lievi

di giovane sposa

e sveleranno luci nuove

al triste cuore.

Tramonto fantastico

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tramonto-fantastico

Solo una fantasia di cielo

niente di necessario e vero

mi riporta da te liberamente,

libera mente a ripensarti

come se… perduto quel tempo,

perduto quel tramonto e la città

che si sdraiava sotto a un sogno,

(noi due lunari bianchi di pelle,

come siamo sempre stati entrambi,

su un anonimo colle a guardare

un futuro che ora sappiamo

che non c’è) come se…

domani ci potessimo ancora

reincarnare e, come ci amammo,

ancora, amore, amare.

(Nell’immagine, Amore e Psiche di Antonio Canova, modificato e inserito in in un paesaggio fantastico da me composto)