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Prospettive escheriane

By Poesia 3 Comments

Escherianamente estenuata

dalle false prospettive

delle scale e delle loro ombre

che divorano la meta. Non s’arriva,

non si torna, non si sale,

non si scende. Fatica per niente.

E non sarebbe niente

se, dopo aver lasciato

nella casa poco amata

tutti gli orologi che avevo,

anche la vecchia pendola,

almeno si fosse fermato il tempo,

che batte ancora col suo morto cuore,

spaventosamente.

Seppelliti i cadaveri dei ricordi,

uccisi i mobili del primo novecento

e i loro tarli, senza mai più bandire

lo sfrontato sole, salendo al piano

quarto della casa nuova

con un bell’ascensore,

mi porto il buio e quelle rampe

dentro. Non salgo, non scendo

e in questo doloroso passatempo

spreco infinitamente il tempo.

 

La fucina del tempo

By Poesia No Comments

Invereconda incudine

che pesi sul mio petto

facendo risuonare

i colpi del tu maglio,

fattrice di scintille

e, molli come cere,

di immagini di fuoco,

tanto per tormentare.

Sapessi quante notti

io cerco il mio passato,

già freddo, già forgiato,

che tanto mi riguarda

e in me delira il magma,

battuto e ribattuto,

di un tempo non formato

che ancor non mi appartiene!

Intanto il mio respiro

si immola in vapore.

Che n’è della mia vita?

Che n’è dei parti grami

che volli in bronzo eletto

e invece sono scorie?

 

Anubi

By Poesia 4 Comments

Le messe di quegli anni

un ricordo seppellito,

un diantus profumato

nel libro di latino…

Ma, anche senza riti,

troppo mi è familiare

la contiguità dei morti,

quasi da non capire

dov’è il confine estremo

e tutto questo afrore

di mummia e di rimpianto,

la fede che non c’è,

l’ustione prematura,

tassidermia sbagliata

dei lineamenti amati

e il perdermi io stessa

in vani pii deliri…

 

Non troppo!

By Poesia 4 Comments

Bagnami le radici,

che non sanno

quando sarà

il tempo di bere.

Io mi affido a te,

come l’anthurium

nel vaso rosso,

timoroso del sole…

Quante orchidee,

da noi, sono morte

di incolpevole boria?

Troppo belle, troppo accudite,

ammirate e non capite,

pur adorate

nella schiavitù padronale.

Resta solo

quella ostinata sfacciata

che non dà fiore, ma foglia,

che tu bagni con estrema,

quasi crudele, parsimonia.

Aspettando tempi migliori.

Così fai con me,

vecchio mio amante saggio!

Dammi poca speranza,

quel tanto che basta,

così, credi a me,

vecchio amante saggio,

non affogo nel dolore,

né appassisco di gioia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questioni d’età

By Poesia 2 Comments

Vorrei essere più vecchia,

almeno di dieci anni,

per creare sintonia

fra il corpo malandato

e l’altra me che vuol volare,

fra intrecci complicati

di rondini in amore

ed essere di nuovo

il giglio della sabbia

o la ginestra in fiore,

il gabbiano che si tuffa

dall’alto della roccia

o la sua preda furba,

quel pesce blu e d’argento

che riesce con un guizzo

a uscirgli fuor dal becco

e a inabissarsi ancora,

felice dell’abisso…

Se fossi Crono, il tempo

mi mangerei la Terra,

come un’anguria tonda,

tanto m’è caro il succo,

la dolce vita rossa,

che cola dalla bocca

di chi può amare ancora.

Ma sono questa mummia,

più giovane all’interno,

seduta sulla barca

che Ra, dio del tramonto,

conduce in fondo al mare.

 

Frattali bianchi

By Poesia No Comments

Quando sembrano narcisi

quei frattali

che l’assistente virtuale

mi propone

mentre aspetto

la tua telefonata

con il cuore emozionato

-e la mente dovrebbe lavorare-

in mattine, insomma,

come questa,

passate in penitenza,

io mi accorgo, e lo detesto,

che un’altra primavera

rinasce tutto intorno,

a mio dispetto.

Solo il mio prato

è arido e divelto,

coperto a tratti

da un po’ di ghiaccio sporco

e vola intorno un corvo

al mio camino spento,

gracchiando al cielo grigio

che sei andata, un giorno

e non farai ritorno…

 

Il nemico

By Poesia 2 Comments

A te non lo racconto,

che tanto non capisci.

Lo dico alle finestre,

a questi muri chiusi,

all’antro delle notti,

graffite dalle fiere

di demoni mentali.

Io sono molto triste,

dagli alluci ai capelli,

nelle anse intestinali,

negli atri e nelle arterie,

in vene e capillari,

nelle orecchiette e reni,

nei bronchi e nei polmoni,

nelle mie proteine,

nei miei tessuti tutti,

nel vortice incessante

del trend molecolare,

nel codice genetico

che rischia di sbagliare.

Io sono un animale

che fiuta un grande male

però non trova tane,

né strade per scappare,

essendo il suo nemico

del tutto senza odore,

più piccolo di un seme,

del polline di un tiglio

più zitto della morte,

che tanto è il suo compare.

 

Filastrocca felina

By Poesia 7 Comments

I gattini di Annalisa

sono nati a maggio a Pisa,

sono Rina, Ugo, e Piero,

battezzati al battistero,

di cognome fanno Mao,

con la zampa dicon ciao.

Nella torre residenti,

han le code un po’ pendenti.

Ti salutan con le fusa

e la storia qui è conclusa.

 

Per sorridere un po’…e fare un piccolo omaggio a Pisa, città molto cara al mio cuore.

 

Di queste nostre ore

By Poesia One Comment

Volge il giorno alla sera

e l’inesorabile sera

volge alla notte.

Non chiediamoci lo scopo,

né che cosa resta,

di queste nostre ore.

Abbiamo fatto tutto

ciò che l’inestricabile nodo

del destino con il caso

ci ha concesso di fare,

e, finché è durato, è stato reale.

Questa dunque è la vita

che si scontra amara e dura

contro la cortina delle stelle

e il nostro vizio di sognare.

Oh, se sarà bello, più tardi

lasciarci ingannare e sognare

così benignamente stolti

da parerci tutto vero!

 

Ancora una volta, per illustrare la mia poesia, ho usato una fotografia di Paolo Scarpellini, scegliendola fra quelle che fermano istanti diversi del giorno sulla stessa passerella di legno che corre verso il mare. 

Secondo Giovanni

By Poesia One Comment

Sferza col pelo verdastro

il suolo assai stanco

del nostro incerto millennio

ventre a terra galoppando

il cavallo impietoso

del quarto cavaliere,

cui fu dato il nome di Morte

e gli tiene dietro tutto l’inferno.

Siamo dentro l’apocalisse,

non so cosa vorremmo di meglio…

 

 

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