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Dipendenza

By Poesia No Comments

Bestia di toner

sul mio lavandino,

indecente connubio

scolopendra – scorpione,

amore molto impuro,

come il mio, che ci unisce

con abbietti legami.

Un tempo ti amavo,

ora ho bisogno di te

e ti cerco, ti chiamo

e la noia ti annienta.

Dici: “Amore vengo!”

Ma cammini

sempre più piano.

 

Luce rossa, ombre verdi e viola

By Poesia 5 Comments

Sembrano mani

queste alghe palustri,

giochi di bambino

in un bianco lavandino,

baluginando a sera

ricordi e proiezioni

di ombre del passato

a assorbimento lento,

un filtro di memoria

in questo gran silenzio.

 

 

Futurologia

By Poesia 4 Comments

E poi venne il tempo,

l’amarissimo tempo

dove ogni speranza

fu smentita dal vero.

Venne meno la forza

di sognare scenari

di salute e vittoria

ed amori rinati.

Restò cenere fredda

nel camino del cuore

e nemmeno la brace

per accendere un fuoco…

Fioche larve erravamo

in un mondo sconfitto

e la morte sapeva

che ero pronta per lei.

 

Prognosi

By Poesia 2 Comments

Lo so che lo sai

e tu sai che io so.

L’evidenza ti parla

ed espone al tuo sguardo

ogni parte di me.

Perché dirmelo, dunque?

È un’azione crudele,

strazia il tempo del gioco,

che illusione non è

ed uccide con gioia

la tremante speranza

germinante da sempre

nel mio cuore infantile.

E poi, non contento,

 hai aggiunto una frase:

“E sarà sempre peggio”

senza avere la forza

di incontrare con gli occhi

i miei occhi smarriti.

Però ti ringrazio,

mi hai ridato la vita!

Sai, io sono ribelle

e mi amo parecchio.

Forgerò questa rabbia

che mi scorre nel petto

come fuoco rovente

e qualcosa accadrà.

Da domani guarisco,

così ti smentisco.

 

Meteorologia diagnostica di un caso complesso

By Poesia One Comment

Disdicevole sera

così grave di pioggia

da sembrare una fiera

dilaniata dal parto

su un giaciglio di nembi

ogni ora più neri.

Disdicevole sera

dei miei foschi pensieri

dopo un giorno di diagnosi

e sofismi accademici

di dottori golosi,

come mosche sul miele,

di prelievi venosi.

Disdicevole sera

dei ricordi più dolci

quando il sangue era sangue,

capriole nel cuore,

e l’amore era vita,

ah, l’amore, l’amore…

 

Sintomatologia

By Poesia 3 Comments

Una musica da bar

sale al balcone

dolce come

un cielo di cotone.

In fiato caldo spesso

il vento mi possiede il petto,

come un amante pazzo

mi centra

con un pugno ben diretto,

il tempo di dire “ah”

ed è finito tutto…

Pare la sera afosa

di un giugno un po’ lontano

in un tramonto verde e rosa

con un ragazzo strano…

 

Scintigrafia

By Poesia 13 Comments

Finestra delle quattro e trentadue

con quell’albero grosso

e la mia voglia di dormire,

silenzio ospedaliero

e luce artificiale,

l’artiglio della morte

addormentato,

l’ossigeno che va

per l’albeggiare…

 

Embolia

By Poesia No Comments

Braccia ospedaliere

si dibattono

con i loro strani fiori

peduncolati in cannule

ovari i di coaguli

epidermici plissè

di petali. E musica

di flebo trombolitica

festini di prelievi

per orge fra cadaveri

in albe un po’ drammatiche…

 

Il sapore del sabato

By Poesia 3 Comments

 

Il sabato intenso di sigaretta

fin dal mattino più fumo,

noi a scuola lo stesso, a casa mio padre,

la mamma casalinga da sempre,

le labbra intense viola ciclamino,

marchiate (da donna, da madre,

da signora?) come volle il destino

e in mezzo, ma non sempre,

una briciola di tabacco che pende.

Serraglio e Camel mia madre fumava

e poi, poverina, ansimava

con gli occhi intensi di ghiaccio

intesi a sfidare l’altrui cedimento,

il suo, certo, no.

Mio padre, invece, non aveva la bocca.

Lui aveva baffi bizzarri. Di uno strano tono,

mimesi interessante della sua divisa

da fatica, verde bruna, di fante.

Lui fumava nazionali. Fedele, costante.

Un’intensa aura di divinità sovrastante.

Un guerriero, un cavaliere, un papà.

Niente di servile, all’orizzonte,

solo le sue verità.

Cavalcava una Vespa

colore dell’acqua marina

che fendeva volando guardinga

il ponte lungo del Centa,

col grappolo umano contento:

Il centauro, la figlia più grande

seduta, io in piedi davanti

a sperare, in attesa che un giorno

sarei stata l’amazzone in sella.

E tutto quello che doveva succedere

è già successo, adesso.

Brutta sensazione!

Ho preso quattro in ginnastica,

non so scalare la pertica,

sono brava in latino, sono brava papà.

La sorella sposa che se ne va.

Poi un girotondo sempre più teso,

dissonanze nel concerto grosso

che ci piaceva tanto, qualcosa di storto,

un violino furioso, un violoncello offensivo

e la tosse ostinata al mattino.

Non è più la stessa musica, mamma,

che la tua artrosi suonava penosa

e io a volte fingo, ma arrivo fino a Satie,

poi non mi piace più quasi niente…

Ma dove corre la tua mente, papà?

E dopo, catartici, agri a metà,

i lunghi anni di dolore e pietà.

 

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