Ciao zia!

Scalintesta

Quanto fu lieta

la casa ora vuota?

Se passo la mano

sull’ intonaco scabro

sento ancora il dolore

di nocche deluse.

Nell’ eco dei  muri

sospiri di spose

qui prigioniere

di un lungo torpore,

i lamenti degli avi

negli anni senili,

le liti, gli affanni,

il disgusto dei morti

per i nuovi inquilini.

Rosso, aranciato, giallo

Pulcino spiaccicato

Inadeguato pulcino

di uno stormo che vola

cado giù, a conoscere il suolo,

sparpagliando le piume

sopra un pugno di fragili ossa

e la fossa sembra il male minore,

che mi accoglie e distoglie

dall’emorragia di dolore

e l’autunno così rosso di foglie

pare un cuore che accoglie,

così giallo e arancio di foglie

pare un letto caldo di sole.

Ballare fu bello

Bello danzar

Non è possibile

il ritorno al passato.

Lo sai che ho il senno stanco

e facilmente mi disoriento,

eppure sei tornato.

Tu, musicista disperato

che suoni un solo pezzo,

ogni anno migliorato,

non dovresti farmi questo,

illudermi che il tempo

da noi si sia fermato.

Smetti di suonare

besame mucho

specialmente sotto Natale

quando tutta la gente

ti viene a ascoltare

e ti regala un soldino,

sperando che il sogno

si sia infine avverato

e quest’orribile anno

non sia mai cominciato.

Dovresti capire in fretta

che non mi fa bene

nutrire i due mostri

che porto attaccati

ai capezzoli del cuore,

la nostalgia e il rimpianto,

con questo allattamento

di sdolcinata passione,

le stesse arie dei giorni

in cui  ballare fu bello

e così dolce l’amore…