L’eco cui parlo

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Eco firmato

Siamo sempre qui,

eppure la tua voce

certi giorni

è così lontana,

vuota rimbomba

dopo aver rimbalzato

in un mondo diverso,

di meraviglia e terrore,

non so quanto diverso.

E piano ritorni, con l’eco,

lasciandoti indietro

un pezzo di cuore,

così non mi ascolti.

Il mutamento

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la mummia firmata

Allontanami, o vento,

le foglie di magnolia

immarcescibili

morti viventi

dell’importuno vicino.

Liberami, estate,

dagli aghi di pino

e dal laconico leccio.

Nutro

odio profondo

per le mummie.

Amo l’effimero

giardino di rose…

La corsa

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la multicorsa

 

Tanto non mi muovo.

Quindi sto seduta

e per passare il tempo

penso e invento

e, come al solito

finisco nel delirio.

Fingo di ritornare.

E ci sarà un giorno

giusto nel clima

né caldo né freddo

in cui si aprirà la porta

e tutta l’aria del mondo

mi balzerà incontro

mi stringerà alle gambe

e mi trascinerà fuori

nella corsa del vento

come io facevo un tempo…

La ballerina

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danza delle bolle firmata

Oggi la danza

è così lontana…

Ah, poterla sentirla

nell’arco dei piedi

e le note vibranti

nella curva di giunco

della giovane schiena!

Il sacrificio precoce

degli alluci curvi

unica ormai

spoglia che resta,

sempre a me cara.

Vita metropolitana

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ragazza delle blepse firmata

La gente è stanca

come bolle di magma

colorato.

E trascina gli scarponi

di un’andatura

enfisematosa,

blepse arcobaleno

abitano il fiato.

Ciò sostituisce

dunque tutti i sogni

come una perpetua

spesa

al supermercato.

Frinologio (necrologio dell’estate)

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La puntualità

dote irritante

delle cicale

e petulante

ciarla sul tempo

che se ne va

morbosa  ovvietà

snervante

obesità

di un’estate

affranta

arso sudario

di una mancata

felicità.

Fate

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frattura prima falange firmato

Abbiate  pietà

della disperazione,

fate cattive

del destino,

che ad ogni gioia

mescolate sale,

acqua di pianto,

terra di cimitero.

Se il gabbiano

le al s’é spezzate,

lasciategli almeno

la notte per sognare…

La villa

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Il guardiano a colori firmato

Non sai mai

quanto fondo

sia l’orrore

fino a quando

non vai alla casa

colorata

e dal cancello

si cala

un mostro nero.

Esce dal parco

appena rastrellato

l’Io nascosto

alla fine snidato…

NOTA: L’illustrazione è una mia foto, liberamente rielaborata, dell’ingresso di Villa Henderson, a Livorno, sede del Museo di Storia Naturale del Mediterraneo, arricchito del ragno gigante in occasione della mostra BUGS insetti da paura (20 giugno – 6 novembre 2015) 

 

Il giglio

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il giglio

Così non dovrò più

pensare a una persona,

la sua disperazione lieta

ed il vestito bianco.

L’unico di quel giorno

che mi sia venuto incontro,

per quel che conta adesso,

così è stato…

La sosta

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la sosta

Penosamente,

la scalata.

Sgabello faticoso,

questo,

gonna inadeguata.

In vetta,

aria condizionata.

Il barista

mi  fissa

con sguardo

senza meta.

Fuori l’afa.

Pensieri tanti,

posati

sul tavolo nero.

Se li dimenticassi

dentro?

Tanto

ho già pagato…