La primavera di Carlo

Il bacio

Un giorno mi baciasti

con la tua bocca impura,

trovasti una bambina,

il fragile stupore,

l’ostilità dei denti chiusi

a tutto quel piacere…

Portavi i calzini bianchi,

forse a quel tempo usava,

occhiali grossi spessi,

lo sguardo da ingegnere,

paziente intelligenza,

difficile da dire…

E mi cantasti “Zingara”

storpiando le parole,

credo per farmi ridere

e farti perdonare.

E c’era l’erba in fiore,

lassù sulla collina,

lontano, muto, il mare

ed il silenzio spesso,

canti di  vento australe.

Faceva quasi caldo,

avevo le guance rosa,

morivo di paura

e qualcos’altro ancora.

Poi tu te ne andasti,

non lo trovasti il tempo

per insegnarmi a amare…

Un’ora

Un'ora

Il silenzio mi ovatta

sempre verso le cinque

mi sigilla le nari

e mi riempie la bocca

per levarmi il respiro,

sintonia fra il sentire

ed il cielo a quest’ora.

uniforme grigiore,

punteggiato di uova

come un nido di ragno,

di corpuscoli neri,

minimali rumori:

voci in strada, gabbiani,

l’asma stanca del bus.

E le cose qui intorno

in suicidio corale

delle forme nel caos

della luce che scema

in notturna unità,

poi più niente, la mente

è la sola che resta,

solamente la mente…

Alle sei le campane.

I molti letti

la casa dei sogni

Recentemente ho capito

per illuminazione

perché certi sogni,

in apparenza banali,

fossero fonti

di grande paura,

da svegliarmi sudata,

con la gola essiccata…

Io sogno case buie

con lunghi  corridoi

e camere con molti letti

dove passare la notte

e ci sono i vivi come me,

perché ancora io lo sono,

e ci sono i miei morti

che stanno a riposare.

Facciamo tutti silenzio,

mi sdraio, spengo la luce

e mi desto prima di morire.

…Sono ricordi degli obitori

dove con grande dolore

ho visto per l’ultima volta

quelli che ho molto amato

e che non ho lasciato andare.

Specialmente mia madre,

quando sono scappata,

appena un attimo prima

che chiudessero la bara.

Camini

cinque camini .png

Cinque camini allineati

scenari della sera

sopra i tetti. Note acute

delle antenne verso il cielo

lo spessore  del silenzio

ed il suo peso. Rantolando

inghiotte gente e passa

la voracità di un autobus.

La mia malinconia non parla,

attende.

Saudade: rimpianto del passato, nostalgia di un futuro che non sarà, speranza, accettazione…

 

Riversa

spazialità del vino
Giochi di vino
e luce di candela
per ingannare l’anima
Ampi spazi
dividono la mente
nella quieta follia
Suppurazione del silenzio
gocciola il terrore
macchiando il tavolo
Gettami sui tuoi dolori
bevimi adesso
fino a farmi morire
riversa nell’estasi.

Il tempo del silenzio

medusariomarino

Violare il silenzio del cuore

fa quasi paura. Non sento

non penso, nulla mi trema

dentro. Non sto né male,

né bene, solo questo silenzio.

Di te così lontano nel tempo

non mi arriva più niente,

solo un senso ostinato

di freddo. Forse sei morto.

E non ho desideri, né sogni,

e non voglio partire, vedere

paesi nuovi, conoscere cose.

Mi sta bene la bolla di muco

rappreso che mi è nata intorno,

il nido per la stanchezza

di volere sempre. Tentacoli

di medusa mi spunteranno

o forse metamorficamente

sarò una tilllandsia e vivrò

d’aria cantando cantando…

Tango di strada

violinista mancino fumetto

Almeno ci fosse in casa

un po’ di vino buono,

onesta trasfusione

di umore più giocondo,

rimedio naturale

di questa mia attitudine

al panico serale…

È come se il giorno spento

mi si portasse via,

col cuore sminuzzato

ed ogni sogno infranto.

Io odio le campane

ed il silenzio intorno,

ora che annotta presto

la gente si rintana,

non parla più giù in strada,

molesta compagnia

da molti non richiesta,

per me un’analgesia.

Per tanti giorni c’era

un violinista cane

che mi suonava male

un tango da balera,

stonato e sempre uguale,

lo stesso ad ogni sera

e io ridevo dentro,

sognando di danzare,

poi non è più tornato.

Quanto dovrò aspettare?