Banzai!

banzai!

In certe condizioni,

quando mi accorgo

che  uno spigolo acuto

sarebbe strumento ideale

per spaccarmi la testa

e farne uscire le idee,

in certe condizioni,

dicevo,

sarebbe assai meglio

cercare rassegnazione.

Ma. In certe condizioni,

se nessuno mi aiuta

e io non so cosa fare

e  c’è un cancro di gente

disonesta, impunita,

che vuol farmi la festa,

in certe condizioni,

dicevo,

io alzo la testa, grido “banzai”

e da adesso alla morte

mi metto a lottare.

Camini

cinque camini .png

Cinque camini allineati

scenari della sera

sopra i tetti. Note acute

delle antenne verso il cielo

lo spessore  del silenzio

ed il suo peso. Rantolando

inghiotte gente e passa

la voracità di un autobus.

La mia malinconia non parla,

attende.

Saudade: rimpianto del passato, nostalgia di un futuro che non sarà, speranza, accettazione…

 

Miei cari mamma e babbo, dovunque siate voi…

Castello marcondiro di notte firmato

Tanto tormento

mi danno questi sogni,

così che le mie notti

non sono mai rimedio

alla ferinità dei giorni.

E quel pensiero ingenuo

che mi fa quasi esclamare:

“Che bello, si fa sera!”

al buio si tramuta

in un affanno estremo

e guardo, ad ogni ora,

il tempo che mi manca

al sorgere del sole.

La qualità efferata

di squallidi ospedali,

gli inseguimenti a morte

di perfidi assassini

e pazzi squilibrati

e io che scappo sempre,

e sempre al buio pesto,

su strade di montagna

e in fondo urla il mare,

e ancora e ancora torno

a farmi torturare…

Miei cari babbo e mamma,

sapete dirmi adesso

dov’è quel dolce sonno

che si promette ai bimbi,

cantando con dolcezza,

canzoni per cullare,

con fonti al latte e miele,

e pomi tutti d’oro,

palazzi principeschi

e splendidi domani?

L’immagine che ho creato per illustrare  la mia poesia intende essere un modesto, ma sincero omaggio all’ artista  Vittorio Accornero

 

Babbino scheletrino

Giorgiasma ciano e stelle

Non credevo si potesse…

Stanotte ho sognato

tanta sofferenza,

la sofferenza in persona.

Certo era mio padre,

appariva confuso,

umiliato da tanto parlare.

Aveva fatto cose da vecchio,

senza capire,

ed era stato sgridato.

Tanto.

E aveva cominciato

a impallidire sulla fronte

e a riempirsi di sudore.

Non si difendeva,

restava in silenzio,

e intanto, dimagriva,

così, a vista d’occhio.

Me lo prendevo fra la braccia,

quel mucchietto d’ossa,

che non pesava niente.

Parlandogli di sport,

cercavo di distrarlo,

lo accarezzavo piano,

come si fa con i bambini

e lo sdraiavo sul letto,

povero scheletrino

che pareva vivo!

Chissà perché, babbino mio,

sei  tornato dai morti

e in quella condizione,

chissà che cosa

mi volevi dire…