Compleanno

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Che un figlio compia quarant’anni

sembra impossibile a una madre,

che si vede ancora intenta ad allattare.

Gli sorride quando passa a salutarla

e si stringe nelle spalle un po’ incurvate

per non sentire tutta la sua fretta

e la sua necessità di andare.

Gli legge gli occhi belli e troppo stanchi

e lo vorrebbe solo consolare

per tutte le promesse che gli ha fatto

quando lo teneva in braccio

per farlo addormentare,

e che la vita non volle mantenere.

E non gli annusa il collo,

come quando era bambino,

mentre si chiede dentro il cuore

se riconoscerebbe ancora al buio

quel suo grande cucciolo sbarbato

profumato, cortese ed elegante

che le illumina la casa quando arriva

e quando se ne va le lascia la speranza

di vederlo ancora ritornare.

 

 

Parole d’oro oggi, farfalle domani

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Diremo insieme: Ci fu un maggio freddo

in quella primavera, rammenti che anno era?

Io, che non sono brava con le date,

sospirerò per dire: Tanto è già passata!

E mi ricorderò, rabbrividendo d’empatia,

quanto fu tosta, al tempo, la mia vita

e non da meno fu la tua. Ne parleremo

col sorrisetto  saggio e più leggero,

sorvolando le paludi del passato

come farfalle da poco sbozzolate

tu, con le tue ali grandi e colorate,

i tuoi arcobaleni di speranza e attesa,

io sarò un sfinge farinosa e scura,

ma miracolosamente trasformata

da commediante con il teschio in mano

in creatura alata con il teschio addosso,

sempre un po’ cupa, però rinata al  volo

e sempre pronta a divorare miele,

grazie a te, alle tue parole d’oro!

La terrazza a tasca

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nebbia

Graziosa foschia

di una terrazza a tasca

che cerca luce

fra le tegole smosse,

emblema di speranza,

il nord che non si arrende…

Amami adesso,

in quest’alba di gesso

che trattiene la notte

sull’ali cinerine,

amami, mio vecchio,

sul letto claustrale

che geme astinenza

dalle durissime molle,

rinnova le nozze

di Filemone e Bauci

nell’infausta pianura

dei giorni più freddi…

È un hotel di passaggio,

un’ incrocio di strade,

il tempo, l’amore,

la meta, l’andare…

L’importante è essere vivi

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Scimpanzè perplesso

Certe sere è vigilia, 
come quando da piccola 
aspettavo il Natale.
Malinconia e speranza,
perché quello che è stato
non potrà ritornare 
e l’attesa di un giorno
che sia un po’ più speciale, 
una domenica di sabato, 
un amico che chieda
-come va, vecchia strega?-
e poi ridere insieme, 
per un fatto normale…

Camini

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cinque camini .png

Cinque camini allineati

scenari della sera

sopra i tetti. Note acute

delle antenne verso il cielo

lo spessore  del silenzio

ed il suo peso. Rantolando

inghiotte gente e passa

la voracità di un autobus.

La mia malinconia non parla,

attende.

Saudade: rimpianto del passato, nostalgia di un futuro che non sarà, speranza, accettazione…

 

Interazioni cosmiche

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Stella grande

Verrò a cercarti nel passato,

viaggiando verso il dove e il quando

su quanti di ricordi e di speranza

e troverò quella deformazione immensa

in qualche curvatura di universo

che la tua  grande grande stella

sorgendo nel mio cuore ha generato.

 

 

Pareidolie celesti

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tramonto virtuale metal

Una sera come questa

-con l’ala del gabbiano

che dipana il cielo

in esili biancori nuvolari

e le pareidolie di  un nuovo mondo

e laghi blu profondo

e torridi deserti accanto

che un fuoco porpora riarde-

c’è troppa tenerezza dentro

per essere reale . O assurda levità

della speranza!

Musicista

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Apollo al theremin

Cercando flussi d’anima

morfologie sonore

di spiriti silenti

suonavi solo il theremin

vibrando di speranza.

Svegliavi le molecole

nel buio della  stanza

in vortici invisibili

nasceva la gran danza…

La musica energetica

scendeva giù dai tempi

cantava mondi e stelle,

le nascite, le morti,

la vita prepotente

che eternamente scorre,

un unico respiro

in noi dall’universo,

un unico gran cuore

che batte, batte, batte…

Ecco perché di solito mi sveglio quando è ancora buio, ma oggi… (Paura del giorno)

By | Poesia | No Comments

Stanza blu con alligatore

Dopo le otto di mattina

la forza della luce

vince le persiane

ed allaga la soglia

della portafinestra,

in diurna alluvione.

Ho fatto molto tardi,

ma non mi voglio alzare,

il letto è circondato

dalle Everglades

(la Florida che temo)

e se poserò un piede

sul nudo pavimento

tutta la mia speranza

che porto dentro il cuore

sarà mangiata a morsi

dal vecchio alligatore.

Piazza San Pietro e Paolo

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palme

Ero così contenta…

E poi la vita cambia,

ma, prima che succeda,

non hai nessun sospetto.

Cantavo per le Palme

ed ero in processione,

stringendo la tua mano,

a fare festa grande

insieme al Gran Reietto

che forse s’illudeva

di avere giorni d’oro

e onore e cavalcare

miglior cavalcatura

di un asinello bigio.

Passati lenti i giorni

della persecuzione

oggi mi rendo conto

che ho perso quasi tutto,

i giorni del mio regno

sono così lontani,

la fede e la speranza,

le palme del trionfo.

Resta la piazza vuota,

con gli echi del ricordo,

ma sono ancora qui

e tu sei al mio fianco

e in fondo al cuore sento

che un giorno torneremo.