Il rinculo

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farfalla amputata

Un tempo mi si aprivano le ali

se solo pensavo di volare,

la polvere a colori di farfalla

mi si attaccava al dorso

e mi vestiva di splendore,

leggera, colorata, avventurosa,

impermeabile del tutto alla paura.

Ora mi avventuro per la strada

pesante come d’afa e di dolore,

la voglia di partire dentro al petto

e goffi tentativi di fuggire:

Un salto, una rincorsa, un balzo breve

e poi quel tonfo forte di rinculo

dai miei talloni fino in fondo al cuore.

Aspettando il futuro

By | Poesia | No Comments

Guardando al futuro

Modiche quantità

del mio terrore

sparge a sudare

un gemitio di sale

e fioriture minerali

sulle pareti del cuore

schiude l’attesa

fremente di paura.

Noi siamo grotte

dimore di profeti

echi di grida fredde

futuro da ascoltare…

 

After tea

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after tea

Lunghi questi giorni,

dannatamente lunghi…

Dovrebbe andare a posto

tutto, combaciare bene,

progetti, cose, spazio,

tempo e direzione,

ma non succede niente

per cui valga la pena

di sfinirsi a aspettare.

Quest’ovatta moderna

che, nascosta nei muri,

fa un silenzio tombale,

mi stordisce le orecchie

e mi svuota la testa.

Mi ronza attorno il futuro,

come un’ape gigantesca

e un after tea micidiale,

dosato proprio bene,

di noia pura e di paura

mi spaventa le vene

e mi imbambola il cuore

senza farmi morire.

Vorrei dormire

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il cuscino della donna vitruviana nella notte

Vorrei che si chiudesse

la cortina della notte,

io dentro, il resto fuori,

ma c’è ancora quel rumore

e il gabbiano piange il mare.

Per il resto, non va poi così male:

il novilunio già mi oscura,

nemmeno una canzone

canta la strada, tace la paura.

Colazione con Pinocchio

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Pinocchio a colazione

Come un biscotto al burro la mattina

mi è rimasta indigesta la tua assenza.

Il corpo c’era, ma di un burattino

con le orecchie  imperforate in legno

così inadatte a percepire il suono.

Vernice rossa tingeva la tua bocca

a simular  parole che non volevi dire

e i baci tondi che non potevi dare.

Una zuppa di latte e crusca scura

cibava la tua fame di fine segatura.

Mentre scolpivo affannate parole

con cellulosa di densa paura,

diluendo col te l’amara saliva

di povera fata che parla da sola,

chiesi  mesta alle spoglie  del grillo

se t’avesse  Geppetto nel gracile petto

scavato con cura il posto del cuore.

 

Anima d’ombra

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creatura non creatura

Filtra l’estate rossa

dalle persiane grigie,

piatta come un ramarro

striscia nel mio dominio,

una dimora scura,

non priva di dolore,

non priva di ristoro:

nell’ombra c’è frescura.

E poi ci sono io,

creatura non creatura,

con le mie anomalie

che a certi fan paura.

Non invecchiare (Lo scorpione)

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silvia-scorpionata

Non son riuscita a farlo mai,

neanche quest’anno.

E mi si è aggiunto ancora

un altro compleanno.

Ah, rinascessi sempre,

come le stagioni

e fossi, a primavera

già pronta a rifiorire,

come sopporterei l’inverno,

la noia, la paura

e tante cose ancora

che ora non voglio dire!

Dammi consolazione, caro,

regalami qualcosa,

io, come una bambina,

mi voglio risarcire

per quello che non torna

e sono stata buona!

Halloween (la maschera vera)

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halloween-2016hal-16-la-zucca-vampiro

Se dovessi vestirmi

per fare paura,

mi truccherei la faccia

con l’indistinta luce

delle ore della sera

tingendo d’incertezza

le pieghe della bocca

e gli occhi, di paura.

Rovescerei le vesti

in modo che l’esterno

volgesse sull’interno

e il dentro, fuori.

Ho già lavato il manto

muffoso di dolore,

gettarlo sulle spalle

mi donerà il pallore,

il pianto sui miei morti

e tutte quelle ore

passate a disperare

per me, per te, per tutti,

quando ci buttò male.

Cadrà senza rumore

la rabbia dei nemici?

L’invidia dei gelosi

per quello che non ho

si giacerà scornata

dal senso della vita?

O la mia continenza

e la mia grande forza

li manderanno ai matti

perché l’abito vero

mi rende molto onore?

Iris nero

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iris-in-dissoluzione

Certe giornate

le avvolgerei proprio

in carta di giornale

prima di buttarle via

nel centro di raccolta

universale,

là dove spezzate

si sfanno le vite,

accumulate rovine

trovano infine

la fine. Io non vorrei

ammorbare l’aria

troppo con le mie.

Ansia da amore,

putredine di viole

e laceranti grida

giallo itterizia

del dolore. Di sera,

l’iris nero solitario

della mia paura,

anche lui a marcire.

In grani di sterile sale

un’usura infinita

della gola. Arsura.