Equinozio d’autunno 2018

Mano dell'equinozio

Inguaribilità della tristezza…

Finalmente l’equinozio

l’alba si fa più pigra

per la strada solo un uomo

che si affretta in bicicletta

(logico è domenica)

e io che dal mio terrazzo

al quarto piano mi affaccio,

trattengo lembi d’estate

e non mi resta niente

in mano.

Stamattina la rella

La rella

Pendono gli abiti asciutti

da questa mia rella nera,

che uso per il bucato,

dove impicco

bagnati i miei panni

così si sciupano meno.

Fosse così per la vita

che tu la lavi, la asciughi

e ritorna stirata e pulita!

Poi, quando il vento bastardo,

che ogni tanto investe

Livorno e il mio cuore,

fa correre sulle rotelle

lungo il terrazzo sul retro

l’appendiabiti intero

col suo carico addosso,

io penso alle giostre

di quand’ero bambina,

ai miei sogni sciupati,

alla mia anima a brandelli

e imploro devota il Libeccio

di farmi volare lontano…

L’augure (interrogando il grigio in cerca di auspici)

auspici

Affacciata al terrazzo

scruto il grigio omogeneo

senza sbavature di giallo

di un cielo stupefatto

dall’immobilità del vento,

già oppressa dalla notte

che fu avida di me

(mi mangiava, il materasso,

fino a fagocitarmi l’anima.)

Nell’assenza dei segni

(nemmeno un gabbiano

s’invola dai madidi tetti)

galleggio in totale naufragio

sull’ineluttabilità bastarda

del muto mio destino.

Vacanze al mare

ombrelloni in terrazza.jpg

La speranza sarà l’ultima a morire

come gli ombrelloni chiari verdi

aperti sul terrazzo troppo stretto

affacciato sul sole della piazza.

Inventiamoci un’estate al mare,

i rumori del parcheggio sono onde

e la vela che ci porterà lontano,

ormeggiata a portata dello sguardo,

fa cantare nel libeccio alle sue drizze

la promessa del gran viaggio che faremo.

Chiudi gli occhi amore mio, fa meno male

varcare un orizzonte inesistente

che l’amara delusione del presente.

Nota: L’immagine è una mia libera elaborazione digitale di una foto di Google Earth 2017

La libertà dei cieli

tramontodacasauno

 

È l’andare dei cieli

nell’eterno infinito

che trascina la mente

molto oltre il terrazzo

da cui vedo il tramonto.

Le infinite catene

che la vita mi ha stretto,

ogni giorno dal primo,

intorno al cuore ed al corpo

a ogni ora più stanco,

mi trattengono ancora

e ripenso a quel tempo

che ingannava i miei sogni.

Ero giovane, allora…

Confondevo l’amore,

ogni specie d’amore,

con la libertà che mi ha tolto,

conservandomi le ali

per quell’ultimo volo.