L’augure (interrogando il grigio in cerca di auspici)

auspici

Affacciata al terrazzo

scruto il grigio omogeneo

senza sbavature di giallo

di un cielo stupefatto

dall’immobilità del vento,

già oppressa dalla notte

che fu avida di me

(mi mangiava, il materasso,

fino a fagocitarmi l’anima.)

Nell’assenza dei segni

(nemmeno un gabbiano

s’invola dai madidi tetti)

galleggio in totale naufragio

sull’ineluttabilità bastarda

del muto mio destino.

12 thoughts on “L’augure (interrogando il grigio in cerca di auspici)

  1. Quanta amarezza in questi versi… L’immagine che hai scelto è perfetta perché oltre al grigiore del cielo e dei palazzi, intravedo anche una freddezza di linee e spigoli che non lascia scampo.

    • Non avrei voluto comunicare sentimenti negativi… la mia è più una constatazione -accettazione, ma niente ci impedisce di sperare un po’. L’assenza di segni per me, in fondo, è indifferente, anche se riuscissimo ad avere una profezia – anticipazione, non potremmo mutare il corso degli eventi. Grazie per il tuo sagace intervento, buon anno!

      • Mi sono forse fatto trasportare da “ineluttabilità bastarda” . Per me un segno è già una mutazione e non una profezia. E’ appunto il segno che una parte di noi è aperta, in ascolto, solo allora le cose ci parlano e quel dialogo contiene tutta la bellezza e il mistero necessari a farci sentire il senso di essere vivi. Questo almeno per me…

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