L’augure (interrogando il grigio in cerca di auspici)

auspici

Affacciata al terrazzo

scruto il grigio omogeneo

senza sbavature di giallo

di un cielo stupefatto

dall’immobilità del vento,

già oppressa dalla notte

che fu avida di me

(mi mangiava, il materasso,

fino a fagocitarmi l’anima.)

Nell’assenza dei segni

(nemmeno un gabbiano

s’invola dai madidi tetti)

galleggio in totale naufragio

sull’ineluttabilità bastarda

del muto mio destino.

Frustrazione

Joda firmato

Mi scoppia la testa

per quanto chiacchiera

la mia parete di destra

(se do le spalle alla finestra.)

Talmente penetrante

la voce della  vicina

che mi bagna l’orecchio

di saliva in gocciolina…

Sono una contemplativa,

se voglio, nemmeno penso,

accedo al nulla estremo,

ma con lei io non ci riesco

e affogo le mie ore

in un naufragio senza remo,

di noia e di parole.