L’augure (interrogando il grigio in cerca di auspici)

auspici

Affacciata al terrazzo

scruto il grigio omogeneo

senza sbavature di giallo

di un cielo stupefatto

dall’immobilità del vento,

già oppressa dalla notte

che fu avida di me

(mi mangiava, il materasso,

fino a fagocitarmi l’anima.)

Nell’assenza dei segni

(nemmeno un gabbiano

s’invola dai madidi tetti)

galleggio in totale naufragio

sull’ineluttabilità bastarda

del muto mio destino.

L’alba dell’addio (dopo una lunga notte di luna per due amanti disperati, di cui uno veglia, l’altro ancora dorme e sogna di poter restare)

ballerinafiori

 

Per quanto la luna danzi ancora

su questa folle aurora viola,

e ali di gabbiano grandi

sorreggano i volteggi dei suoi piedi,

amaro come la più fosca delle notti

senza una stella, né un pianeta in cielo,

amore mio,  già giunge il triste giorno

che tutto oriente adesso indora.