Luci

il fiume di notte

Basta

pochissima luna

e le pietre del fiume

brillano al buio,

pallide stelle,

e, come in cielo,

per la carezza

dell’acqua,

tremano piano.

Così non fu per noi,

mio amore lontano,

non c’era

nel grembo nero

dell’ultima notte

nemmeno una luce

per farti tornare,

eppure rimasi,

rimasi per anni,

ferma col cuore

sull’inutile sponda

ad aspettare,

né fu lanterna

la speranza, né faro

il mio pensiero,

né la mia voce

lucciola estiva,

che continuava,

pulsando sul ritmo

del sangue agitato,

il tuo caro nome

a invocare.

La donna della città di luci

la donna nella città di luci

Così te ne vai, come sempre,

danzado i tuoi sogni

di ragazza strana:

forse una nuova vita

e una città straniera,

da prendere l’aereo

per andarci.

E camminarci dentro

un’emozione grande

da far scoppiare il cuore.

E intanto il mondo cambia

e non è più lo stesso

e passano gli anni

e tu che invecchi fuori

e niente dentro, raschiando

l’ammiccare di speranze

dal fondo di un cielo

sempre più malato e nero

e ti sembrano stelle,

ma sono schegge di vetro…

Bella stella

bella stella

Tristezza, l’umidità del cuore

che non piove in lacrime

e l’aria è così greve

che respirare è un peso,

io stessa sono un peso.

Il mio corpo è invisibile

rispetto all’universo,

ma io sola so la verità:

la massa è piccola,

la densità esiziale.

Io fui una bella stella

prima che venisse il tempo

del mio collasso gravitazionale.

La donna stella (morire d’amore)

la donnastella

Un letto d’amore

appeso alla luna

e dentro un donna

che invoca il tuo nome.

Ha freddo nel corpo

la donna del letto,

non è colpa del vento

se trema piangendo.

Tu sogni di andare

fin dentro al suo cielo

saltare nel letto,

cullare la donna

soffocare coi baci

ogni sospiro…

Ma svegliati, uomo,

la donna del letto

è solo una stella

lontana, che muore.

 

 

L’alba dell’addio (dopo una lunga notte di luna per due amanti disperati, di cui uno veglia, l’altro ancora dorme e sogna di poter restare)

ballerinafiori

 

Per quanto la luna danzi ancora

su questa folle aurora viola,

e ali di gabbiano grandi

sorreggano i volteggi dei suoi piedi,

amaro come la più fosca delle notti

senza una stella, né un pianeta in cielo,

amore mio,  già giunge il triste giorno

che tutto oriente adesso indora.

La sorella dei sogni

sorelle

Com’era dolce, sorella,

parlarti di lui nel serraglio

e sognare le notti d’amore

che non ci furono mai.

E tu mi lavavi i capelli

e tiravi e piangevo e lisciavi

(e poi mi baciavi)

per renderli morbidi e belli

come la seta, dicevi,

e mi insegnavi a danzare.

Mi par di vedere quei giorni

e gli oli, i profumi, la frutta,

le risate innocenti, i candidi denti,

e l’ombra e le grate gelose

che ci celavano al sole.

Dov’è il nostro oriente, sorella?

Dove brilli, mia giovane stella?

 

(Disegno ispirato a un dipinto di P.Bouchard)