Lo sguardo del viaggiatore

Lo sguardo del viaggiatore d'inverno

Oggi mi ritrovo

sul far della sera,

con le mani vuote

e le unghie spezzate.

Ho lavorato, lo sai,

(io non so stare ferma)

ma mai in proporzione

dell’immensa stanchezza

che mi urge da dentro.

E allora i pensieri

diventano neri,

stonando, ma tanto,

con la dolcezza dell’ora.

Estremo languore,

che, in altri tempi,

sarebbe stato

preludio all’amore.

Ehi, mi è amara la vita,

in buona sostanza,

per questo tremendo

non sentirmi adeguata,

come quei poveri soldati

della Grande Armata,

nella campagna di Russia,

(se avessi dei dubbi,

sono contro la guerra)

che non avevano scarpe

per camminare.

Logoro il tempo,

scarpe senza suole,

logoro il cappotto,

e la pelle di sotto,

logoro tutto,

viene meno anche

lo sguardo curioso

del viaggiatore.

L’abito da cerimonia

Manichino spogliato

Mi vedo molto brutta

col mio vestito nuovo,

sarà per il colore

o per quel taglio strano,

mi sento intrappolata,

come un serpente ignaro

alla sua prima muta

e il corpo mio agitato

ha voglia di scappare.

Tu dici che son bella,

e aggiungi gli accessori:

“Su questo rosa lilla

metti una stola nera

e chili di collane

girate intorno al collo,

le scarpe allampanate

su tacchi demenziali

e poi una veletta,

le calze forse nere”

e altri cose ancora.

Domani sarà festa,

perché devo soffrire?

Farfalla centenaria,

ho voglia di volare!

Il mio cuore calza il 31

Scarpetta numero 31

Una sensazione così

l’ho già provata

però ai piedi, non al cuore.

Ero una cara bambina

e ho pagato un prezzo

per un paio di scarpe

che mi piacevano tanto

davvero un po’ alto.

Forse lo meritavo,

quel contrappasso,

anche Dante l’ha detto,

ma  l’avrei scoperto

molto tempo appresso.

Certo, avevo mentito

alla mamma, sulle scarpe

della prima comunione,

un sacrilegio senza confessione.

Erano bianche, col listino

e piccoli fori vi disegnavano

corone di fiori. Unico paio,

il trentuno.

Mi piacevano quelle,

erano corte e strette,

mi facevano male,

a mia madre mostravo il sorriso

e mi fingevo in paradiso.

Ecco, così oggi con te

il mio stupido cuore.

La strada nel bosco

Cavalcata dalla strega

Certe volte la mia vita

mi salta sulle spalle

e mi galoppa,

e mi frusta

con una verga

di betulla,

come una strega

e mi deride,

ha ha ha.

Ma come si fa,

dov’è finita,

mi domando,

quella fata buona

che sistemava tutto

quando ero bambina?

E mi comanda:

“Riempi la mia gerla

di legna per l’inverno,

e la bisaccia di fieno!”

E io mi curvo

sotto il peso,

la strada è in salita,

rallento, mi fermo.

E lei, con le gambette

ossute e con i tacchi

delle vecchie scarpe

mi sperona i fianchi

e io lo so

che se la disarciono

un’altra non ne ho…