I tiepidi giardini della mente

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I giardini della mente.jpg

Più non ti parlerò, mio caro,

di quello che già sai

e che non si può cambiare,

ormai: Una stesa di carte

col matto e l’impiccato

e poi ci fu il bagatto

e tu che mi guardavi,

come da sempre fai.

Dei tiepidi giardini della mente

però ti voglio dire. Ai confini

di sogni e di speranze,

perciò quasi infiniti,

si stendono nei luoghi

del cuore e tu sai dove.

Proprio davanti a casa,

ma pensa che fortuna,

ci scorre un gran canale

con le pareti scure

profondo, d’acqua pura

che viene da nord est,

da dove è nato il nonno.

Oh come è grato agli occhi

per le sue fontanelle

e il guizzo delle carpe

che balzano felici

al suono immaginato

di musiche di Wagner!

E poi c’è il lungo viale

bordato dalle ortensie,

rosate, bianche e azzurre

che un giorno ho ereditato

assieme a tutto il resto

e va così lontano

che non avrò nemmeno

il tempo per seguirlo

là dove sta finendo,

forse sarà una piazza,

con un bel  pozzo in centro,

o un bornello grigio,

coi mestoli per bere…

E poi ci porta un ponte

all’erta collinare,

ai campi d’erbe incolte

a tratti colorati

dai piselli odorosi ,

così profumati e dolci

e buoni da annusare.

E poi ci sono i vasi,

disseminati ovunque,

e spesso troppo all’ombra

che devo sistemare

e quel castagno, a destra,

che cela il suo tesoro

di funghi mangerecci,

quelli di babbo Giorgio,

porcini e gallinacci.

C’è sempre un gran bel sole,

ma mite, campagnolo,

filtrato dalle fronde,

nel calmo meriggiare.

Tutto è così perfetto,

nella sua imperfezione,

a volte ridondante,

che mi trafigge dentro,

e fa colare il sangue

asprigno e così sincero

del ribes rosso o nero,

ai lati della mia bocca

e della tua che ascolti,

o mio paziente amore…

Clicca se vuoi vedere le carpe!

 

 

 

 

Piazza San Pietro e Paolo

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palme

Ero così contenta…

E poi la vita cambia,

ma, prima che succeda,

non hai nessun sospetto.

Cantavo per le Palme

ed ero in processione,

stringendo la tua mano,

a fare festa grande

insieme al Gran Reietto

che forse s’illudeva

di avere giorni d’oro

e onore e cavalcare

miglior cavalcatura

di un asinello bigio.

Passati lenti i giorni

della persecuzione

oggi mi rendo conto

che ho perso quasi tutto,

i giorni del mio regno

sono così lontani,

la fede e la speranza,

le palme del trionfo.

Resta la piazza vuota,

con gli echi del ricordo,

ma sono ancora qui

e tu sei al mio fianco

e in fondo al cuore sento

che un giorno torneremo.

Vacanze al mare

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ombrelloni in terrazza.jpg

La speranza sarà l’ultima a morire

come gli ombrelloni chiari verdi

aperti sul terrazzo troppo stretto

affacciato sul sole della piazza.

Inventiamoci un’estate al mare,

i rumori del parcheggio sono onde

e la vela che ci porterà lontano,

ormeggiata a portata dello sguardo,

fa cantare nel libeccio alle sue drizze

la promessa del gran viaggio che faremo.

Chiudi gli occhi amore mio, fa meno male

varcare un orizzonte inesistente

che l’amara delusione del presente.

Nota: L’immagine è una mia libera elaborazione digitale di una foto di Google Earth 2017

Piazza Bornello (La speranza)

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muro di piazza Bornello con bambina

Quando ancora crescevano

la felce e il sempervivum

sul muro dei miei sogni

e il muschio antico,

suonava dei miei passi

nella vecchi piazza

il ritmo cadenzato lento,

misurato sul battito di cuore

e chiara la speranza nel mattino

splendeva più del sole

e sotto ai piedi la sentivo

l’acqua di montagna

incanalata che fuggiva

fino al lavatoio per sgorgare

e il sangue dentro al corpo

era così giovane e contento

che mi pareva di scoppiare

e se mi guardavi in viso

vedevi le mie labbra rosse

in lieve movimento per cantare

una splendida canzone di silenzio.