Onde gravitazionali

Propagazione

Che ci fosse

una musica energetica

dell’universo,

come gli dei,

già lo sapevo.

Come gli dei,

la sentivo

col corpo

e col cuore

ed essendo mortale

quasi ne morivo.

Già da tempo

col loro linguaggio

la nominavo

e, quasi morendo,

io la cantavo.

Musica estrema,

spartito grande

di ogni evento ,

di tutto l’amore,

fin dal primo

atto creativo,

ma anche

di ogni morte,

arpeggio

e battimento

di ogni violenta

carezza con cui

ciò che è

fu concepito,

di ogni lacerante

grido materno

per la nascita

o morte di un figlio.

Mai sarà dato

conoscerla intera

fino al giorno

del compimento

e della riunione,

quando il Tutto

ritornerà in se stesso

mai morendo.

Libertà

panni di sera

Scende la sera

nostalgicamente.

Urla la carrucola

della corda del bucato

logora. Unico gabbiano

che ci resta. Solo un grido

rugginoso senza volo.

L’aria secca, il bucato

rugoso. Un paio di mutande

si suicida dalla finestra.

Si alza fredda la tramontana

le porterà  lontano…

Gabbiani

gabbiani

Gabbie di gabbiani appese al cielo.

Gabbie di gabbiani ammarano

sulla cresposità dell’onda.

Sono prigionieri!

Lo senti come piangono?

Il loro grido evade

la circolarità di fiamma

dell’orizzonte all’alba.

Lo senti come piangono?

Il loro grido lima

la nebbiosa finestra

del mio sonno incostante.

Sono prigioniera!

Il risveglio umiliato

dai sudori notturni

ed i polsi costretti

dentro i ceppi dell’ansia…

I polpacci formicolano

per la voglia di andare,

le braccia si spalancano

nella mimesi del volo.

Inerte agonia isometrica

la consapevolezza del Fato!

Ogni orizzonte inscatolato

da un cielo più lontano…

Lo senti come piangono?

L’infinità senza senso

ha ingabbiato i gabbiani.

Il benzinaio

Doccia robotica metallo fondo viola

Passano gli anni

e c’è la siepe di tuya

al di là prati e campi

di qua solo io

e la pompa di benzina.

Passano gli anni

a volte il cielo

è freddo e grigio

e mi rinchiudo

nella mia vecchia tuta

poi torna il caldo

il cielo è giallo e bianco

e sudo nella camicia.

Passano gli anni

e c’è la siepe di tuya

sono giovane, io,

o forse lo ero

il mio viso non cambia

ma è più polveroso

porto i capelli lunghi

raccolti nella coda

e al centro della testa

una gran cresta:

in questo silenzio

il mio unico grido…