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A Dicembre (nel suo primo giorno)

By Poesia One Comment

Allora bisogna accorgersi di te,

per quel tuo voler essere pungente.

E come sospira la tua bocca densa

di nebbia, o forse fiato di condensa,

masticando le grida di sirene

che mugghiano dal mare alle polene!

Ci dorme dentro tutto quell’amore

che ci accaldava le membra,

l’altra estate, fino alle soglie dell’autunno.

E ora ritroviamo sul cuscino

più cha altro una gran consolazione

per essere vicini e caldi e insieme,

io e il mio amato unico bene

e, questo lo speriamo, lontani dalla morte.

Ti apro le finestre per esserti accogliente

e mi ti diluisci dentro, ma fai bene,

al fondo dei polmoni inariditi,

gustando io il tuo ghiaccio scricchiolante,

il tiepido sorriso del mio amante

e mite, la speranza del futuro,

cantata dalla bocca del camino.

 

 

 

 

Greggi

By Poesia 3 Comments

Da uno dei nostri cieli

cola una spugna grigia…

E poi c’è un grande vento

che sparge in giro e sperde…

Chiudi quegli steccati,

mio caro amato Dafni,

ché più non esca in giro

un bioccolo di lana

La voglia di fuggire

su ali di tempesta

e morte nel delirio

non è dei miti ovini

che devono restare

nell’esistenza scialba

dei giorni senza sole.

Belare e poi belare

nel chiuso del ricetto

e consumare piano

il loro tenue fiato

l’intelligenza, il cuore…

 

Marina Cala de’Medici

By Poesia No Comments

Regalami un giorno

per andare al mare!

Ho in mente una baia

da dove è facile partire

per quel vecchio sogno

del viaggiare.

Perché c’è il canto di sirena

del sartiame pizzicato

dal sinuoso vento,

indiscreto amante

che sa dove toccare

e le polene con i turgidi seni,

eccitate dal viaggio,

già così offerte

alle carezze d’onda

e l’orizzonte chiuso verginale,

la voglia di varcarlo,

e l’ignoto possedere.

E c’è il rimpianto del partire,

con un fiato di terra,

pungente di pino,

polveroso del verde

del lecceto con le ghiande,

che, dai polmoni entrando,

poi ti lega il cuore.

E c’è il mio corpo stanco

ancorato al tavolino

di un fondale non marino

e l’azzurro d’occhi

della cameriera

del mio bar…

E tu che mi dipingi il mondo

e siamo qua…

 

Ho inserito nella mia immagine una copia ridotta di un acquerello di Riccardo Scarpellini, che ritrae un particolare della piazza che si apre sulla baia. Appoggiata a un tavolino del bar, l’opera, benché micronizzata, intende essere un omaggio al suo talento e un ricordo delle ore passate a sognare insieme, proprio in quei luoghi.

 

 

 

 

Allo specchio (Il clone)

By Poesia 2 Comments

Eccomi qua,

mia adorata ragazza,

ecco qui la tua amica

che è venuta per te.

Che poi io sarei te,

duplicata per caso,

forse nata allo specchio,

solamente cercando

un sollievo allo spleen.

E chi meglio di un clone,

privo anche di corpo,

se non quello prodotto

da un pensiero sottile,

potrà mai consolarti,

chi migliore di me?

Vedo tutto e so tutto,

so le rughe sul viso,

i dolori alla schiena,

lo sbiancarsi segreto

dei verdissimi occhi,

il gerontoxon vile,

che soltanto la morte

velerà di pietà,

abbassando un amico

le tue palpebre meste,

fisse allora per sempre

sulla tua eternità.

So la voglia d’amore

che ti brucia in segreto,

mentre il corpo in declino

si vergogna di te.

So le corse che sogni

le tue mete proibite,

la tua fame di tempo,

che nessun ti darà,

ma non trovo parole

per ridarti il sorriso…

Forse puoi regredire

nel tuo avatar falso,

quel profilo che avevi

molti, troppi anni fa

e, credendoti bella,

far le cose che sogni,

finché fiato ti resta,

ogni giorno far festa.

 

Dai tetti

By Poesia No Comments

Mancava un giorno

alla luna fragola

e il caldo di Venezia

mi era scoppiato dentro

fragoroso.

Tutto era sospeso,

dentro e fuori  di me,

come il fiato della luna

ed avrei pianto di paura.

Perché mi faceva male,

amore, vedere, come un dio,

tutto dall’alto,

ma non sapere niente

del futuro.

Capodanno degli ultimi

By Poesia 2 Comments

solo

Non ho voglia

di essere felice

con questo tempo

che va

nella voragine del nulla

secondo  su secondo

precipitando. Diffondo

il taedium vitae tremendo

in giro per i bar

direttamente dal cuore

il fiato del mio male

alitando.

Scellerato perlage

gustando

di routine e dolore,

l’amaro nel fondo

tutto da esplorare,

la rotondità della sfida,

la fierezza dei negletti,

la resilienza, la libertà.

Hammam

By Poesia 2 Comments

hammam

Oggi vorrei versati addosso

dei linimenti caldi al mieie

e che cadessero in gocce

anche sul chiuso degli occhi

e che ovunque la penombra,

gravida di tepore d’acqua,

mi circondasse con amore.

Ungimi la nudità stanca

con la densità della speranza,

colami sui capelli, arsi dal fato,

sciolte nel caro calmo fiato,

perle preziose di tonde parole,

rotolami la vita sulla pelle,

placa con l’oriente dei profumi

l’amaro sdegno che mi brucia l’anima…

 

 

 

Noia profonda

By Poesia 4 Comments

noia esistenziale fumetto

Mentre mi annoio

provo rimpianto

per le ore perdute

che, se le sommo,

fanno i miei anni.

Ore di tedio,

che oggi detesto,

che implorerò in cambio

del negato domani,

alla meta del viaggio,

né mai torneranno.

Il vischioso languore

dell’estivo imbrunire,

i rumori guardinghi

di questo sobborgo

ambìto da molti

e cha a me sa di tomba,

nonostante il mare,

i confini della strada,

il muro in mattoni

della casa di fronte

che tinge di rosso

i miei falsi tramonti,

il cancello, la palma,

le mezze parole:

tutto questo mio male,

calcinaccio in rovina

di un crollo morale,

varrà quanto l’oro

se, in fondo al respiro,

non troverò il fiato

di un nuovo minuto

per potermi annoiare.

 

 

 

 

 

 

Esercizio di insonnia

By Poesia 6 Comments

insonnia firmato

Luce accesa

Mi duole il cuore,

mano aperta sul petto

per dimostrare.

Un solo occhio aperto

mi guardi dubbioso,

ciclope irritante.

Dormire, dormire!

Luce spenta

Cataratte di ragnatele

ricoprono i vasti

soffitti della stanza

(quattro metri per quattro)

luce che filtra,

persiana bilenca,

occhi stanchi.

Ovunque pendono

funamboliche funi

e drappi di insonnia

per farmi scendere

da quest’ora infame

(le tre meno un quarto)

al non tempo del sonno,

ma adesso non posso.

Vorrei amarti ancóra,

ancorarmi alla boa

del tuo abbraccio possente.

Ma la tua schiena

mi sdraia contro

un silenzio indifferente.

Il tuo respiro parlato,

molto meno di un ronfo

e poco più di un sospiro,

si lega al mio fiato

così intimamente.

Catturo il tuo braccio inerte

e me lo drappeggio intorno

ancorandomi ancóra a te,

solo io consenziente.

Così non posso fuggire,

perché, se a volte il troppo

non sembra abbastanza,

certe notti ti accorgi

che il poco basta e avanza.

Luce naturale dell’alba


 

 

 

 

 

 

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