Vostra Silvia

Dio affacciato sull'universo

Lunga lettera agli amici

di sempre, che poi sarebbe mai,

se guardo proprio bene,

senza parole, senza conforto,

senza andata, senza ritorno

pareti di silenzio per i miei

graffiti, più che muti, zittiti

e quest’orrenda cecità

per i miei sguardi disperati…

Come una capra affamata

cerco il sale, il sodio, della vita

e lecco lungo i muri della strada

disgustose indifferenti amenità,

insipidi marshmallows molli

di buonismi esasperati,

che trasudano pensieri positivi

d’inquietante e rosata falsità.

Miei signori, vi immaginate Dio,

affacciato al  suo balcone

di beata eternità, che ci guarda

fra le stelle ed i pianeti

e decide per ognuno che farà?

Io non sono un fan di Vasco Rossi,

ma una cosa mi piace, che cantò:

“Siamo soli…” Vi saluto, scriverò.

Acrobazie

acrobata impazzita.jpg

Che la mia eternità

finisca,

io lo capisco

tutti i giorni.

Vivo dispersa

nella liquidità

dei sogni

quasi galleggiando

in mezzo al cielo.

Come un’acrobata

impazzita

mi appendo alle speranze

giornaliere

sfilacciando io stessa

funi d’oro.

Lamentazione di un dio quadrupede infelice

centauro in lutto

Ah, questa eternità che non finisce

e i limiti dei mondo così angusti

per contenere tutto il mio dolore

e la mancata immunità

da questo grande amore

che mi ha spaccato dentro

come un misero animale,

quando tu, mia fragile mortale,

mi sei spirata fra le braccia

e hai spento il sole

ed ogni mia motivazione

a galoppare in lungo e in largo

ere e giorni, eventi e spazi

di questo inutile universo

che suona vuoto di ogni senso

e mi ritorce contro

la mia insensata smania di creare!

Café latéral

cantante francese

Canta ragazza canta

la tua canzone triste,

così francese per il noir

della sua malinconia,

e nessuno sa se odiarti

per quanto ti lamenti

perché ti manca Parigi

o cercare nel cuore

quel che ancora resta

della voglia sottile

di partire.

Troveremo mai

la stessa lenta Senna

e il tremore di mani

a cercarsi nella luce di vetro

di Notre Dame cattedrale

e le stupite bocche

a promettersi l’eternità

d’amore? E il café Latéral,

così angolare come noi,

a sfamare la voglia

di esser lì, semplicemente

a respirare? Accarezza

col velluto nero della voce,

roca come guanti di dolore,

e specialmente con la erre

arrotondata e guasta

la nudità elegante della noia

di un sogno fuori moda,

dei tappi di champagne,

del vestito di raso tarmato,

dei cerini rubati al Buddha bar,

tutto nascosto nell’armoire,

che nemmeno tu, né noi,

né oggi né mai, riusciremo

dolcemente a disserrare.