Lamentazione di un dio quadrupede infelice

centauro in lutto

Ah, questa eternità che non finisce

e i limiti dei mondo così angusti

per contenere tutto il mio dolore

e la mancata immunità

da questo grande amore

che mi ha spaccato dentro

come un misero animale,

quando tu, mia fragile mortale,

mi sei spirata fra le braccia

e hai spento il sole

ed ogni mia motivazione

a galoppare in lungo e in largo

ere e giorni, eventi e spazi

di questo inutile universo

che suona vuoto di ogni senso

e mi ritorce contro

la mia insensata smania di creare!

Café latéral

cantante francese

Canta ragazza canta

la tua canzone triste,

così francese per il noir

della sua malinconia,

e nessuno sa se odiarti

per quanto ti lamenti

perché ti manca Parigi

o cercare nel cuore

quel che ancora resta

della voglia sottile

di partire.

Troveremo mai

la stessa lenta Senna

e il tremore di mani

a cercarsi nella luce di vetro

di Notre Dame cattedrale

e le stupite bocche

a promettersi l’eternità

d’amore? E il café Latéral,

così angolare come noi,

a sfamare la voglia

di esser lì, semplicemente

a respirare? Accarezza

col velluto nero della voce,

roca come guanti di dolore,

e specialmente con la erre

arrotondata e guasta

la nudità elegante della noia

di un sogno fuori moda,

dei tappi di champagne,

del vestito di raso tarmato,

dei cerini rubati al Buddha bar,

tutto nascosto nell’armoire,

che nemmeno tu, né noi,

né oggi né mai, riusciremo

dolcemente a disserrare.