Via Grande

Via Grande

Vengo con te fino in centro,

so che hai qualcosa da fare…

Io, nei miei giorni stracciati,

cerco appena di non morire.

Respirare soltanto non è

quel che chiamiamo vita,

ma io mi accontento,

è una sospensione del tempo

apparente, perché, mio caro,

sapessi come  corrono le ore!

Così ci inoltreremo nella città

che mi assomiglia, una cancrena

di negozi aperti in tutta fretta

per mascherare la crisi,

i fallimenti, la decadenza,

la fine che in fondo al corso,

non ci son  santi, ci aspetta,

ma per fortuna c’è il mare,

panacea universale…

Neve a Livorno

come nevica
La città alitava
fiati di neve,
la sentivamo fioca
da dentro la casa.
Già sapevamo,
ma volemmo, indiscreti,
vedere.
Con bocche di persiane
gustammo
il bianco spesso del cielo
e la notte, lì,
liquefatta, discinta,
le vesti slacciate,
sorprendemmo
con gli occhi gialli
dei lampioni
e le carezze arancioni
lascive del parcheggio
deserto (il bar era chiuso.)
Poi ritornammo a letto
contenti

Aperitivo

trombettista

Lui è tornato,

il trombettista stonato

di besame mucho,

e ha ampliato il repertorio,

dopo un mese e passa

in cui era sparito.

Suona all’angolo di casa mia,

stasera a quest’ora,

che, col fuso orario

di questa mia città

indolente da sempre,

è l’ora dell’aperitivo

e non ci sono santi.

Chi allatta, allatta al bar

e c’è un asilo nido

sotto il tendone rosso

al freddo di novembre

ed è pure strappato.

Come il musicista

sgangherato

rattoppa brani alla rinfusa,

pescando fra i buchi

della memoria ubriaca,

così fa l’anima guasta

e cerca nel passato

qualcosa di diverso

dal dolore

e non lo trova.

E suona quasi a morto

la campana della chiesa,

ma non potrebbe

adeguarsi, dico io,

a questa nostra volontà

disperata di sperare,

adeguarsi al nostro ritmo

e festeggiare?

 

 

The eighties

Archaeopolis

È domenica di sabato,

che strano effetto fa!

Molto silenzio è sceso

sopra la mia città,

giro le strade a vuoto,

priva d’identità.

Vorrei tornare indietro

e ritrovarmi qua,

con le speranze intatte

di tanto tempo fa…

La gente che scorreva,

fiume di umanità,

con i vestiti grandi,

le maniche abbondanti,

sembrava che aspettasse

soltanto il vento buono

per spalancar le braccia

e mettersi a volare.

E poi comprava tutto,

come si fa a Natale.

Bei tempi o tempi illusi?

Continuo a camminare…

Tramonto fantastico

tramonto-fantastico

Solo una fantasia di cielo

niente di necessario e vero

mi riporta da te liberamente,

libera mente a ripensarti

come se… perduto quel tempo,

perduto quel tramonto e la città

che si sdraiava sotto a un sogno,

(noi due lunari bianchi di pelle,

come siamo sempre stati entrambi,

su un anonimo colle a guardare

un futuro che ora sappiamo

che non c’è) come se…

domani ci potessimo ancora

reincarnare e, come ci amammo,

ancora, amore, amare.

(Nell’immagine, Amore e Psiche di Antonio Canova, modificato e inserito in in un paesaggio fantastico da me composto)