Cicoria da strada

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Cichorium intybus, sdraiata nel mio azzurro,

infitta nella terra, sopravvivo. Sono forte.

Sopravvivo agli anni. Sopravvivo ai danni,

alla povertà d’amore che di sete mi fa

spasimare. Ma a che vale? Sono talmente bella,

che la mia povertà ben si cela nella veste

da due lire del mercato. Perché so di cielo,

talmente, che la gente pensa che non mi manchi

proprio niente. E mi lascia troppo sola con tre sogni

così stravecchi che oramai non me ne importa,

se non li posso realizzare. Così, nella sabbiosa estate

in riva al mare, impolverata me ne resto ad aspettare

che malgrado me , che non vorrei, finisca l’estate,

questa, come quella che se n’è già andata,

che, malgrado me, finisca la vita. Tutti sanno

che sono molto, molto amara. Ciò che mi rende amara

è la mia stessa risata. Perché mi è duro sopportare

di essere invidiata. Che cosa c’è di tanto appetitoso,

infatti,  nella dura scorza di una cicoria da strada?

Gloria perpendicolare

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Un cielo color alba

si riversa dai tetti

nella mia cucina.

Talmente denso

è l’azzurro

che parrebbe il segno

di un pennello intinto

in un’acquasantiera

divina.

E la luna, oh la luna

quanto mi delizia

prima di sparire

nel’ anonimo pallore

di una giornata

di sole!

Io non ho la forza,

non sempre, almeno,

di gioire malgrado me

e quegli uccelli neri

nel nido del mio cuore,

ma oggi mi avvinghio

all’ascesa del sole

e a Stonehenge

mi faccio trasportare.

Qui la druidica fronte

mi farò ferire

dal raggio

della trilitica porta

nella sua gloria

perpendicolare.

Alba del solstizio d’estate, 21 Giugno 2019

Non fermarti mai

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Questa è una vita sperimentale

sui pantaloni sputi di mare

io ti cammino un poco sul cuore

tu che dipingi un acquerello

tutto d’azzurro  in sfumature

un soffio di vento, lacrime amare…

Vita di macchia, sul litorale,

giallo ginestra,  chiazze di sole,

spazio infinito, la voglia di andare…

Meteocuore

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Oggi è una bella giornata,

l’ha deciso il sole,

oggi sarà un giorno bello,

lo decido io.

Dedico a voi,

che sapete a chi parlo,

a voi, mie creature dolenti,

ogni mia cura,

ogni mio sorriso,

perché abbia un senso

la coralità dell’azzurro

nel cielo e sia espansione

nei cuori del sereno.

Sa genti arrubia

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fenicottero in palude

Aspettando in palude

un evento stupendo,

fenicottero stanco,

io consumo il mio tempo

nel salmastro confino

mentre migrano a stormi

da oriente a occidente

questi miseri giorni

e non cambia mai niente.

Quale colpa di madre

o mio orrendo delitto

mi ha legato le ali

perché mai io sfrecciassi

come lancia nel cielo

a ferirne l’azzurro?

La mia camelia

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la camelia e il susino effetto sera

Vedessi com’è bello

il giardino anche di sera

per l’esplosiva voglia di colore

che la camelia in rosa emana!

Ed il buio allontana dalle fronde

le sue ladresche fosche mani.

Sotto c’è la primula pratile

che canta in giallo rosso viola

con toni e semitoni da corale.

Ed il ramo del susino li sorvola

con l’ala nuziale dei suoi fiori.

Pare che piova il cielo, amore,

disciolto in un azzurro che scompare…

Sputi di sirene

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sirena-con-pesci-tropicali

Sputi di sirene

in mezzo al mare,

questa l’amarezza,

oggi del cuore…

Sporco di rabbia

questo temporale,

né la pioggia perdona

di lacrime il cielo

l’azzurro non c’è

e non può ritornare.

Sono una creatura

molto bella e canto

molto bene

per chi mi sa ascoltare,

ma lacererò di grida

come le sirene

chi mi fa del male.

Lo sguardo oltre (a Maria, con amore)

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ragazza di ghiaccio

Qualcosa di straniero

in me, nella mia bocca,

me lo dicono tutti, qui,

manco fossi in esilio.

E lo sguardo lontano,

come il tuo, madre cara,

col suo azzurro severo,

però molto più caldo,

coi riflesso del mare,

che ci mise mio padre

fino a che non fu verde

e con l’oro del sole.

Di qui non mi piace

l’indolenza scherzosa

e l’attesa di un giorno

in cui tutto migliori.

Noi, ragazze di ghiaccio,

occhi assenti per gli altri,

molto oltre a guardare,

gli mettiamo paura

anche senza parlare.

Orizzonte al tramonto

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notte nuda abbandonata nel tramonto

Mai come in quest’ora

la notte si vela e si svela

di grigio e di azzurro

sul tenero rosa

del morbido seno,

offrendolo nudo

al bacio d’amore

dell’ultimo sole.

Ahi, quanto il pudore

di queste mie sere

ricopre di nembi,

e lacrime, spesso,

quel poco che celo

fingendo e fuggendo!