Lo sguardo oltre (a Maria, con amore)

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ragazza di ghiaccio

Qualcosa di straniero

in me, nella mia bocca,

me lo dicono tutti, qui,

manco fossi in esilio.

E lo sguardo lontano,

come il tuo, madre cara,

col suo azzurro severo,

però molto più caldo,

coi riflesso del mare,

che ci mise mio padre

fino a che non fu verde

e con l’oro del sole.

Di qui non mi piace

l’indolenza scherzosa

e l’attesa di un giorno

in cui tutto migliori.

Noi, ragazze di ghiaccio,

occhi assenti per gli altri,

molto oltre a guardare,

gli mettiamo paura

anche senza parlare.

Orizzonte al tramonto

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notte nuda abbandonata nel tramonto

Mai come in quest’ora

la notte si vela e si svela

di grigio e di azzurro

sul tenero rosa

del morbido seno,

offrendolo nudo

al bacio d’amore

dell’ultimo sole.

Ahi, quanto il pudore

di queste mie sere

ricopre di nembi,

e lacrime, spesso,

quel poco che celo

fingendo e fuggendo!

L’attesa

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Le casette della tintoria

Rotola il fumo grigio

dal gran camino grigio

per poi sfumare in cielo

tingendosi di azzurro

tingendolo di grigio

È questa la mia strada

la vedo così stretta

come cucita in fondo,

è grigio contro grigio:

I bordi dell’attesa

slabbrati dalla noia

tirati all’orizzonte

per non vedere in alto

se esiste un paradiso…

 

 

 

Madre non so

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madre ritratto

Ho una voglia tremenda

di disegnarti

varcare i contorni

della morte

graffiando il foglio

coi tuoi rugosi contorni.

Madre non so!

Non ricordo il tuo viso

e non c’è foto,

per quanto io cerchi,

che ti ritragga

per come eri dentro

e  l’occhi azzurro

tremendo

che vedeva oltre

e noi ridevamo,

ma quello che diceva

era tutto vero…

Quanto manca?

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canale

Manca un’ora e quaranta.

Voglio la mia libertà.

Ma ti rendi conto, madre pazza,

che la felicità

che mi hai donato

quando ti sono nato,

me l’hai levata tu,

giorno per giorno,

con le bugie insensate?

Oggi c’è la primavera

qui intorno e il mare

rigurgita azzurro e sale

nelle onde del canale.

Tutto un giocare,

ancora per poco,

poi il sole andrà a tramontare.

Ti ricordi la prima elementare?

Io, in un anno, ho imparato,

come mi avevi chiesto,

a leggere e a far di conto.

Poi non ti è più bastato.

E ora sto chiuso dentro,

quando basta,

otto ore al giorno,

più l’intervallo del mangiare.

Ora che ho perso il sorriso

e molti dei miei bei capelli,

riesci ancora a gloriarti

di avere un figlio impiegato?

Il nostro futuro

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rosa tempesta

Per quanto rosa fosse ieri il cielo,

oggi, amore, vedessi come piove…

Ah, che poco accorti siamo stati!

Là, sopra i bordi del sereno e l’oro,

dentro il ventre malato di un azzurro strano,

si dibatteva il mostro dal mantello nero

e noi due, la nostra giovinezza inerme insieme,

senza un pensiero al mondo ridevamo.

Roma Roma

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roma carboncino

Ieri Roma era bellissima

coi vestiti leggeri

di sole e primavera.

Perché le cateratte

del dolore hanno reso

i tuoi occhi così spenti?

Riflessi del tuo nero dentro

cancellavano le iridi

screziate. Il verde

e l’azzurro a pennellate

non facevano che male

esclusi dal tuo sguardo.

La rara armonia

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Campanelli di ghiaccio

Tintinnano

campanelli di ghiaccio

sui rami invernali.

Passaggi di vento

e canti fino al cielo

e tanto di quel freddo dentro

che mai vorrei ascoltare.

Il cielo azzurro neve

non perdona

l’impurità del cuore

e vuole che nuda l’anima

qui si inginocchi

per non sprecare

la rara armonia

dell’inutile testardo

vano disilluso

ritornare.

Scalinata celeste

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scalinataazzurra

Vie dell’azzurro

della mente e del cuore

respiro di lago

sentore di stelle…

Trovare la scala

che porta a sperare…

Ma quanti gradini

fra me e la mia pace

dovrò mai contare?